Non vorremmo morire in compagnia di un uomo che temesse di esserci compagno nella morte.
Settimanale di propaganda riformista
numero 107 del 11 giugno 2013
Facciamolo questo benedetto congresso!
Perché quello intorno al governo Monti è il solo nodo politico che oggi ogni forza politica responsabile è chiamata a sciogliere: per il Pd, il sostegno al governo, contraddistinguerà l'elaborazione della propria offerta politica alle elezioni? Oppure è un errore di percorso, e va elaborata un'offerta politica in aperto contrasto con questo errore?

Come rispondere a Fassina
Fassina ha messo i piedi nel piatto; non so se per dare una aperta battaglia politica. Nell'articolo qui accanto Antonio Funiciello lo sfida, giustamente, a farlo.

Quale strategia per il Pd?
Ciò che impone al PD uno sforzo supplementare di analisi ha a che vedere con le conseguenze che il voto delle amministrative 2012 avrà in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, soprattutto dal punto di vista del posizionamento strategico.

Quel disperato bisogno di riforme
La crisi italiana, con le sue peculiarità purtroppo ben rappresentate dalla mole del debito pubblico, ha origine soprattutto dall'assenza delle riforme economiche, di cui si è resa artefice tutta la cosiddetta seconda repubblica, con l'unica eccezione dell'approdo all'Euro.

La sinistra e l'economia
Tra un anno la politica si riprenderà quel ruolo che le compete e dovrà farlo con coraggio e chiarezza, perché all'Italia servono ancora riforme epocali (giustizia, pubblica amministrazione, riforma dello Stato), piani di crescita (energia, messa in sicurezza del territorio) e progetti seri di liberalizzazioni (corporazioni e albi).

Per un governo forte (del premier o semipresidenziale)
Oggi sarebbe suicida rifiutare ancora di dotarci di un governo efficace e, diciamolo pure: forte. E' un'esigenza accresciuta da vincoli esterni sempre più stringenti (globalizzazione, mercati, UE).

Come votare in primavera Presidente e Parlamento
Non si sfugge alla necessità di nazionalizzare la competizione con un'elezione popolare diretta del vertice dell'esecutivo a cui accompagnare necessariamente il doppio turno di collegio.

Semipresidenzialismo: più benefici che costi
E' innegabile che il problema sollevato da Napolitano esiste e che una campagna elettorale presidenziale rappresenta un contesto più fortemente competitivo e intensamente polemico di una serie di votazioni a camere riunite.

Quel Berlusconi di Tidei
Che Tidei resti alla Camera perché folgorato sulla A12 (molto meno solenne della via di Damasco, va detto) dai problemi del Tribunale è, probabilmente, vero quanto è vero che Ruby è la nipote carnale di Mubarak.

Enough ‘crows’, we need a CRO for Italy!
Uno stato dovrebbe essere, quindi, gestito non in maniera frammentaria, ma unitaria, con una visione, al centro, di tutte le esigenze e di tutti i rischi che la gestione di un paese di 60 milioni di persone comporta. Se fosse una banca, ci sarebbe un Chief Risk Officer con la capacità di controllo e di decisione su una serie di rischi.

