Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

A letto con Marx

Il primo amore non si scorda mai

Se il Pd dimentica l’autonomia scolastica

martedì 7 agosto 2012. Categoria: A letto con Marx, Autore: Marco Campione

Se il Pd dimentica l’autonomia scolastica

Ho iniziato a leggere il capitolo Sapere della Carta d'intenti del PD con una certa curiosità. Anche per capire se avesse prevalso l'anima urlatrice, quella pavloviana o quella un po' più riformatrice che a volte riesce ad emergere. Certo, la Carta non è il programma. Ma anche gli intenti hanno la loro importanza.

Nella lettura fila tutto liscio fino all'ultimo paragrafo, che pure parte bene. "Garantiremo processi di riqualificazione e di rigore della spesa, avendo come riferimento il grado di preparazione degli studenti e il raggiungimento degli obiettivi formativi". Molto condivisibili il richiamo esplicito al "rigore" e la perifrasi che sta a significare "valutazione". Secca un po' questa predilezione per le perifrasi (usate per lo più per non assumersi la responsabilità delle proprie opinioni) ma non facciamo i pignoli. Bersani, presentando la Carta, è andato perfino un po' oltre. "Nell'istruzione si può anche ridurre la spesa - ha detto - a patto che quanto risparmiato venga lì reinvestito". Con tutte le cautele del caso, ma un'altra parola tabù - "risparmio" - è stata pronunciata.

Certo mancava qualcosa perfino per una Carta d'intenti, generica per definizione. Come si fa a dimenticare l'autonomia scolastica? Come non metterla al centro degli intenti per la scuola italiana? Che errore, che dimenticanza, mi sono detto. Arrivato in fondo è però arrivata la sorpresa. Pessima. Altro che dimenticanza quella sull'autonomia! Si legge: "La scuola e l'università italiane, già fiaccate da un quindicennio di riforme inconcludenti e contraddittorie, hanno ricevuto nell'ultima stagione un colpo quasi letale". Quindici anni. L'autonomia scolastica è di dodici anni fa, a pieno titolo una delle riforme inconcludenti e contraddittorie? Inaccettabile.

Innanzi tutto, più che contraddittorie avrei detto contraddette. Perché è vero che ogni ministro - da De Mauro in poi - ha pensato prima a depotenziare o distruggere il lavoro del predecessore che a costruire su una base comune. Ma allora sarebbe stato un errore da stigmatizzare. In particolare in un documento pensato per spiegare i nostri intendimenti, inclusi quindi gli errori che non intendiamo più ripetere.

E poi inconcludenti proprio no. Nemmeno le riforme Gelmini lo sono state. Né quelle pessime (l'attacco al primo ciclo), né quelle buone (il riordino dei curricula dell'istruzione tecnica, in continuità - per una volta - con il lavoro di Fioroni). L'autonomia voluta dal governo dell'Ulivo e realizzata dal Ministro Berlinguer è stata l'unica grande riforma dell'ultimo quindicennio. Una riforma - a differenza di altre - strutturale. Peraltro proprio uno dei motivi per cui il "colpo dell'ultima stagione" - come lo chiama la Carta - è stato "quasi letale" e non lo è stato del tutto.

Andrebbe quindi rivendicata con orgoglio e il suo rilancio posto alla base della politica scolastica del centrosinistra. Invece viene messa nel calderone delle riforme "contraddittorie e inconcludenti". Un ribaltamento della realtà davvero preoccupante. Viene fatto per dare un contentino a una certa sinistra politica e sindacale che non ha mai digerito questa riforma? Per pressapochismo? Per superficialità? Scelta deliberata o dimenticanza? Qualunque sia la risposta, non lascia ben sperare per il futuro.

E bisognerà intervenire. Per fortuna c'è un po' di tempo, la Carta non è il programma. Bersani ha detto che quello lo scriverà il vincitore delle Primarie.

Marco Campione

Marco Campione. Socio e fondatore di Noveris Srl, si occupa di politiche formative. Ha scritto di politica scolastica su Europa e su alcune riviste on line del settore; è anche nella redazione de IMille. In segreteria del Pd lombardo, ha la responsabilità del settore Scuola e Università. Il suo blog è Champ's Version. Twitter: @marcocampione

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