Settimanale di propaganda riformista

numero 103 del 14 maggio 2013

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La porti un bacione a Londra

martedì 31 luglio 2012. Categoria: Visti da qui, Autore: Cosimo Pacciani

La porti un bacione a Londra

Ha poco da ridere Cameron, mentre Londra ha appena dato avvio ai suoi terzi giochi olimpici, nello splendore del 3D. Il primo ministro ammicca, sorride, ma sembra un prigioniero, di un carrozzone mediatico e corporativistico che non ha ancora portato i frutti degli investimenti. Deve difendere un'immagine di un Regno Unito che possa ricordare almeno in parte quella degli anni 60 o dell'esplosione della Cool Britannia di Blair. Le recenti critiche, piu' o meno esplicite di Mitt ROmney, in una visita che si rivela quasi suicida per l'avversario di chi, Obama, quattro anni fa, fu accolto da centinaia di migliaia di persone festanti, ricalcano, seppur in maniera greve, quelle di tanti analisti. Il Regno Unito ha perso il suo ruolo di baricentro, dell'economia e della strategia diplomatica mondiale. La recessione, soprattutto fuori dalla M25, l'autostrada che incastona Londra come un diamante da gioiellieri di Holborn, e' diventata Depressione. Ci sono limiti di manovra fiscale e finanziaria e le ultime cartucce rimaste alla banca centrale inglese potrebbero essere sterilizzate dalla politica della ECB, che fa lievitare la sterlina contro l'Euro, rendendo l'economia inglese non competitiva come vorrebbero i policy makers di Downing Street. Insomma, poco da ridere. 

Anche Londra, seppur sempre accogliente con le folle di turisti e di visitatori, si e' adattata solo all'ultimo momento all'invasione olimpica che la ha resa sinistramente un grandissimo e moderno proscenio per ogni tipo di sponsor, per ogni tipo di paese emergente (Casa Brasil ha sede nella prestigiosa Somerset House, un lancio incredibile per una delle economie del futuro) e per i 'padroni del mondo' come la Russia, che ha occupato Hyde Park per promuovere la sua via al capitalismo di stato. Londra e' prigioniera come Cameron delle folle di turisti, atleti, giudici, volontari, poliziotti e macchine che schizzano veloci, come antistamine in una vena, fra gli opposti del MegaVillaggio Olimpico che e' diventata la citta'. Invasione gioiosa, mi si consenta, anche allegra. A cui fa da contrappunto l'irosita amabile dei londinesi, sia di quelli di lungo corso che di quelli di prima generazione come me. Londinesi come i fiorentini, sempre pronti a lamentarsi ma pronti anche a versare una lacrima di commozione alla vista di folle variopinte che affollano le strade, un'invasione di fitness e di corpi perfetti che ondeggiano lungo Embankment e che ballano nei clubs di Hoxton. Londra vive una giovinezza come una vecchia zia portata in vacanza dai nipoti ed alla fine, ma proprio alla fine, ha aperto le sue braccia. 

Ma Cameron continua ad aver poco da sorridere. Sa che entro la prima settimana di settembre dovra' affrontare l'hangover britannico, il dopofesta, dato che sicuramente gli atleti inglesi stravinceranno come fecero a Pechino. E quella mattina di, speriamo, un autunno clemente, sapra' che non ci saranno piu' appelli al patriottismo di Blair e McCartney e dovra' affrontare di petto almeno cinque grandi questioni:

Crescere o non crescere? - L'economia inglese non e' piu' un'economia industriale, ma di servizi. E questo non va bene durante una recessione, data la struttura salariale e sociale del paese. Le possibili nuove regole comunitarie sulla finanza potrebbero aver l'effetto di svuotare in parte anche la City, con un trasferimento di capitali e di persone in nuove economie e nuove capitali della finanza. E queste partenze farebbero perdere all'economia inglese il suo capitale umano, la sua grande vera ricchezza. Cameron lo sa, ed ha bisogno di mantenere un equilibrio instabile fra pressioni dalla City per una maggiore liberta' e l'afflusso fiscale el settore finanziario, vero motore delle politiche fiscali del Regno Unito. Senza contare gli investimenti forzosi nelle banche inglesi.

Cameron ha deciso di non seguire il modello Blairiano di fascinazione per un'economia socialista di tipo occulto (con tutte le societa' di outsourcing e consulenza che in realta' monetizzavano servizi pubblici come i trasporti e la sanita'), ora sconvolto dalle pretese di efficienza e di efficacia di Osborne e di Cable. L'economia non cresce, e Cameron ha la faccia lunga.

L'Enigma Scozzese - Quando Murray e' arrivato in finale a WImbledon, primo britannico a farlo negli ultimi 60 anni, tutti hanno detto che se avesse vinto, sarebbe diventato un trionfo britannico, ma se avesse perso sarebbe stata una sconfitta scozzese. Ma Cameron sa che a Salmond, il premier scozzese, la fugacita' di una partita di tennis, non interessa. Sa che la Scozia e' a tutti gli effetti una nazione dentro una nazione. E che un processo di indipendenza sulla base della ricchezza delle risorse energetiche ed una forza di lavoro dal costo piu' basso in Europa nelle conurbazioni di Glasgow ed Aberdeen non e' facilmente opponibile da Londra, soprattutto in un contesto di continua crisi economica. Non succedera', alla fine, ma Cameron dovra' concedere, e tanto, agli indipendentisti scozzesi. Forse anche dal punto di vista monetario. Salmond vede la Scozia fuori dal Regno Unito, ma dentro l'Europa. Out Greece, in Scotland? Ed ogni vittoria di uno scozzese ai giochi olimpici sara' come una piccola fiammella nello stomaco di Cameron.

Europa o Mordor? - Cameron sa che un'accelerata al processo di integrazione europeo, unica alternativa e soluzione plausibile alla crisi dell'Euro (anche se a costi sociali alti) potrebbe isolare ancora di piu' l'Inghilterra. In un momento di elezioni in America, dove Obama potrebbe stentare a sconfiggere Romney. Che non e' al momento il miglior amico dell'Inghilterra. Ricordiamoci che per vincere dovra; conquistare il Tea Party e le loro teorie isolazioniste e reazionarie. Quindi, no pro-britanniche. Il Regno Unito potrebbe diventare di nuovo un paese coperto da una coltre di nebbia e di smog di indecisioni e di politiche di sviluppo e monetarie smorzate. Mordor contro Europa. Isolarsi ancora di piu' o cambiare radicalmente l'approccio. Milliband e' sempre di piu' un Frodo inatteso, insolito, pronto ad affrontare la sfida delle elezioni sulla base di un europeismo ed atlantismo illuminato alla Labour. Sempre che un Blair-Gollum non provi a strappargli la scena.

This Charming Man (is a banker) - Osborne, piu' di Cameron, non sa resistere alla City. Come il ragazzo di campagna della canzone degli Smiths. Non resiste alla offensiva cortese dei banchieri e dei gestori di fondi, da cui proviene la stabilita' fiscale anglosassone. Ed il supporto ai Tories. Gli scandali che si succedono a ritmo intensivo e scoppiano come temporali estivi sui cieli della Bank of England, potranno essere chiusi, uno per uno, dimostrando che, in molti casi, non c'era dolo ma solo colpa. O forse, come nel caso della presunta manipolazione del Libor, le banche hanno evitato da sole, od in gruppo, problemi piu' grossi, per se stesse e per i clienti. In realta'. il settore vuole riforme, regole chiare, e non lo strangolamento per soffocamento che ogni tipo di commissione e di istituzione europea o mondiale sta eseguendo. La City, pero', ha bisogno di un avvocato, di un difensore con molta piu' esperienza e frecce nella faretra degli argomenti dell'attuale ministro del Tesoro inglese. E Cameron lo sa. Che la dicotomia fra lo snobbismo di Osborne ed il populismo argomentato di Vince Cable, il ministro dell'economia paladino delle vittime della finanza, arrivera' ad uno scontro finale, ben prima delle elezioni. O, forse, le scatenera'.

The Queen is (not) dead (yet) - La Regina continua nel suo percorso di cappellini ed abiti colorati, come un collante misterioso dell'identita' britannica. Le celebrazioni estenuanti del suo Giubileo hanno riaffermato la sua centralita' all'interno del Logos Albionico. E Cameron sa che, al momento, deve cantare ancora piu' a squarciagola e con dedicazione God Save the Queen. Con fervore, perche' la minuscola Elisabetta e' il simbolo piu' potente di quella Gran Bretagna che per tante volte e' arrivata al tappeto, dai tempi della prima Elisabetta fino alla recente crisi, ma sempre capace di alzarsi in piedi e di reagire, quello che si chiama Stiff Upper Lip. La determinazione delle masse britanniche di mettersi al lavoro, di sudare e di andare attraverso periodi difficili, come una nazione, come un popolo. E Cameron, invece, non ha saputo e non sa suscitare questo spirito. Che, invece, il Blair del primo governo sapeva comandare come un circense la sua foca ammaestrata. Dove Blair incantava, soggiogava l'opinione pubblica, Cameron la fa adirare, la tormenta, con scandali e scandalucci, con un atteggiamento classista, sintomo di una continua esasperazione del divario fra ricchi e poveri, fra le classi 'elette' e le masse suburbane. Senza Elisabetta, con l'ipersnob Carlo al comando, Cameron avrebbe ancora piu' motivi di non sorridere.

Londra osserva il premier che attraversa corrucciato il villaggio Olimpico, centinaia di volontari attorno, di ogni razza del mondo, ma moltissimi dal passaporto britannico. Giovani e meno giovani che hanno deciso di vivere nel Regno Unito, che vedono in questa terra, nonostante la depressione, la pioggia battente, il classismo esasperato che ha portato ad un'organizzazione dei Giochi Olimpici dove censo e notorieta' hjanno avuto la meglio sull'inclusivita' e sullo spirito vero britannico della tenacita' e della migrazione sociale, un luogo di cui andare fieri e di cui sentirsi parte. Cameron dovrebbe fermarsi un attimo, respirare due o tre volte nell'aria mediterranea che qualche divinita' benigna ha regalato al Comitato Olimpico, e guardare tutti questi volti che raccontano di un paese che non ha perso la speranza e che resiste, nonostante il governo incerto delle cose. Un popolo che vuole le corsie sociali, non solo quelle Olimpiche, riaperte per tutti. Il pane delle opportunita' ed il circo della creativita'. Il popolo Dickensiano e Shakesperiano di Londra sa che vincera' ancora una volta. E Cameron sa che rischia di non essere sara' invitato alla festa.

'Get the feeling that we are heading nowhere
We are moving on the same direction'

The Strange Death of Liberal England - "C'mon you, young philosophers".

Cosimo Pacciani

Cosimo Pacciani. Banchiere, 41 anni, fiorentino. Laurea a Firenze e Ph.D. in economia a Siena. Vive e lavora a Londra. Da 8 anni è dirigente della gestione rischi di una maggiore banca anglosassone. Ha costretto Edgar Morin a giocare a calcetto in un'estate siciliana di studi, tanti anni fa. Twitter: 

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