Settimanale di propaganda riformista
numero 103 del 14 maggio 2013Visti da qui
Notizie dal mondo di fuori
La porti un bacione a Londra

Ha poco da ridere Cameron, mentre Londra ha appena dato avvio ai
suoi terzi giochi olimpici, nello splendore del 3D. Il primo
ministro ammicca, sorride, ma sembra un prigioniero, di un
carrozzone mediatico e corporativistico che non ha ancora portato i
frutti degli investimenti. Deve difendere un'immagine di un Regno
Unito che possa ricordare almeno in parte quella degli anni 60 o
dell'esplosione della Cool Britannia di Blair. Le recenti critiche,
piu' o meno esplicite di Mitt ROmney, in una visita che si rivela
quasi suicida per l'avversario di chi, Obama, quattro anni fa, fu
accolto da centinaia di migliaia di persone festanti, ricalcano,
seppur in maniera greve, quelle di tanti analisti. Il Regno Unito
ha perso il suo ruolo di baricentro, dell'economia e della
strategia diplomatica mondiale. La recessione, soprattutto fuori
dalla M25, l'autostrada che incastona Londra come un diamante da
gioiellieri di Holborn, e' diventata Depressione. Ci sono limiti di
manovra fiscale e finanziaria e le ultime cartucce rimaste alla
banca centrale inglese potrebbero essere sterilizzate dalla
politica della ECB, che fa lievitare la sterlina contro l'Euro,
rendendo l'economia inglese non competitiva come vorrebbero i
policy makers di Downing Street. Insomma, poco da
ridere.
Anche Londra, seppur sempre accogliente con le folle di turisti e
di visitatori, si e' adattata solo all'ultimo momento all'invasione
olimpica che la ha resa sinistramente un grandissimo e moderno
proscenio per ogni tipo di sponsor, per ogni tipo di paese
emergente (Casa Brasil ha sede nella prestigiosa Somerset House, un
lancio incredibile per una delle economie del futuro) e per i
'padroni del mondo' come la Russia, che ha occupato Hyde Park per
promuovere la sua via al capitalismo di stato. Londra e'
prigioniera come Cameron delle folle di turisti, atleti, giudici,
volontari, poliziotti e macchine che schizzano veloci, come
antistamine in una vena, fra gli opposti del MegaVillaggio Olimpico
che e' diventata la citta'. Invasione gioiosa, mi si consenta,
anche allegra. A cui fa da contrappunto l'irosita amabile dei
londinesi, sia di quelli di lungo corso che di quelli di prima
generazione come me. Londinesi come i fiorentini, sempre pronti a
lamentarsi ma pronti anche a versare una lacrima di commozione alla
vista di folle variopinte che affollano le strade, un'invasione di
fitness e di corpi perfetti che ondeggiano lungo Embankment e che
ballano nei clubs di Hoxton. Londra vive una giovinezza come una
vecchia zia portata in vacanza dai nipoti ed alla fine, ma proprio
alla fine, ha aperto le sue braccia.
Ma Cameron continua ad aver poco da sorridere. Sa che entro la
prima settimana di settembre dovra' affrontare l'hangover
britannico, il dopofesta, dato che sicuramente gli atleti inglesi
stravinceranno come fecero a Pechino. E quella mattina di,
speriamo, un autunno clemente, sapra' che non ci saranno piu'
appelli al patriottismo di Blair e McCartney e dovra' affrontare di
petto almeno cinque grandi questioni:
Crescere o non crescere? - L'economia inglese non e' piu'
un'economia industriale, ma di servizi. E questo non va bene
durante una recessione, data la struttura salariale e sociale del
paese. Le possibili nuove regole comunitarie sulla finanza
potrebbero aver l'effetto di svuotare in parte anche la City, con
un trasferimento di capitali e di persone in nuove economie e nuove
capitali della finanza. E queste partenze farebbero perdere
all'economia inglese il suo capitale umano, la sua grande vera
ricchezza. Cameron lo sa, ed ha bisogno di mantenere un equilibrio
instabile fra pressioni dalla City per una maggiore liberta' e
l'afflusso fiscale el settore finanziario, vero motore delle
politiche fiscali del Regno Unito. Senza contare gli investimenti
forzosi nelle banche inglesi.
Cameron ha deciso di non seguire il modello Blairiano di
fascinazione per un'economia socialista di tipo occulto (con tutte
le societa' di outsourcing e consulenza che in realta'
monetizzavano servizi pubblici come i trasporti e la sanita'), ora
sconvolto dalle pretese di efficienza e di efficacia di Osborne e
di Cable. L'economia non cresce, e Cameron ha la faccia
lunga.
L'Enigma Scozzese - Quando Murray e' arrivato in finale a
WImbledon, primo britannico a farlo negli ultimi 60 anni, tutti
hanno detto che se avesse vinto, sarebbe diventato un trionfo
britannico, ma se avesse perso sarebbe stata una sconfitta
scozzese. Ma Cameron sa che a Salmond, il premier scozzese, la
fugacita' di una partita di tennis, non interessa. Sa che la Scozia
e' a tutti gli effetti una nazione dentro una nazione. E che un
processo di indipendenza sulla base della ricchezza delle risorse
energetiche ed una forza di lavoro dal costo piu' basso in Europa
nelle conurbazioni di Glasgow ed Aberdeen non e' facilmente
opponibile da Londra, soprattutto in un contesto di continua crisi
economica. Non succedera', alla fine, ma Cameron dovra' concedere,
e tanto, agli indipendentisti scozzesi. Forse anche dal punto di
vista monetario. Salmond vede la Scozia fuori dal Regno Unito, ma
dentro l'Europa. Out Greece, in Scotland? Ed ogni vittoria di uno
scozzese ai giochi olimpici sara' come una piccola fiammella nello
stomaco di Cameron.
Europa o Mordor? - Cameron sa che un'accelerata al processo di
integrazione europeo, unica alternativa e soluzione plausibile alla
crisi dell'Euro (anche se a costi sociali alti) potrebbe isolare
ancora di piu' l'Inghilterra. In un momento di elezioni in America,
dove Obama potrebbe stentare a sconfiggere Romney. Che non e' al
momento il miglior amico dell'Inghilterra. Ricordiamoci che per
vincere dovra; conquistare il Tea Party e le loro teorie
isolazioniste e reazionarie. Quindi, no pro-britanniche. Il Regno
Unito potrebbe diventare di nuovo un paese coperto da una coltre di
nebbia e di smog di indecisioni e di politiche di sviluppo e
monetarie smorzate. Mordor contro Europa. Isolarsi ancora di piu' o
cambiare radicalmente l'approccio. Milliband e' sempre di piu' un
Frodo inatteso, insolito, pronto ad affrontare la sfida delle
elezioni sulla base di un europeismo ed atlantismo illuminato alla
Labour. Sempre che un Blair-Gollum non provi a strappargli la
scena.
This Charming Man (is a banker) - Osborne, piu' di Cameron, non sa
resistere alla City. Come il ragazzo di campagna della canzone
degli Smiths. Non resiste alla offensiva cortese dei banchieri e
dei gestori di fondi, da cui proviene la stabilita' fiscale
anglosassone. Ed il supporto ai Tories. Gli scandali che si
succedono a ritmo intensivo e scoppiano come temporali estivi sui
cieli della Bank of England, potranno essere chiusi, uno per uno,
dimostrando che, in molti casi, non c'era dolo ma solo colpa. O
forse, come nel caso della presunta manipolazione del Libor, le
banche hanno evitato da sole, od in gruppo, problemi piu' grossi,
per se stesse e per i clienti. In realta'. il settore vuole
riforme, regole chiare, e non lo strangolamento per soffocamento
che ogni tipo di commissione e di istituzione europea o mondiale
sta eseguendo. La City, pero', ha bisogno di un avvocato, di un
difensore con molta piu' esperienza e frecce nella faretra degli
argomenti dell'attuale ministro del Tesoro inglese. E Cameron lo
sa. Che la dicotomia fra lo snobbismo di Osborne ed il populismo
argomentato di Vince Cable, il ministro dell'economia paladino
delle vittime della finanza, arrivera' ad uno scontro finale, ben
prima delle elezioni. O, forse, le scatenera'.
The Queen is (not) dead (yet) - La Regina continua nel suo
percorso di cappellini ed abiti colorati, come un collante
misterioso dell'identita' britannica. Le celebrazioni estenuanti
del suo Giubileo hanno riaffermato la sua centralita' all'interno
del Logos Albionico. E Cameron sa che, al momento, deve cantare
ancora piu' a squarciagola e con dedicazione God Save the Queen.
Con fervore, perche' la minuscola Elisabetta e' il simbolo piu'
potente di quella Gran Bretagna che per tante volte e' arrivata al
tappeto, dai tempi della prima Elisabetta fino alla recente crisi,
ma sempre capace di alzarsi in piedi e di reagire, quello che si
chiama Stiff Upper Lip. La determinazione delle masse britanniche
di mettersi al lavoro, di sudare e di andare attraverso periodi
difficili, come una nazione, come un popolo. E Cameron, invece, non
ha saputo e non sa suscitare questo spirito. Che, invece, il Blair
del primo governo sapeva comandare come un circense la sua foca
ammaestrata. Dove Blair incantava, soggiogava l'opinione pubblica,
Cameron la fa adirare, la tormenta, con scandali e scandalucci, con
un atteggiamento classista, sintomo di una continua esasperazione
del divario fra ricchi e poveri, fra le classi 'elette' e le masse
suburbane. Senza Elisabetta, con l'ipersnob Carlo al comando,
Cameron avrebbe ancora piu' motivi di non sorridere.
Londra osserva il premier che attraversa corrucciato il villaggio
Olimpico, centinaia di volontari attorno, di ogni razza del mondo,
ma moltissimi dal passaporto britannico. Giovani e meno giovani che
hanno deciso di vivere nel Regno Unito, che vedono in questa terra,
nonostante la depressione, la pioggia battente, il classismo
esasperato che ha portato ad un'organizzazione dei Giochi Olimpici
dove censo e notorieta' hjanno avuto la meglio sull'inclusivita' e
sullo spirito vero britannico della tenacita' e della migrazione
sociale, un luogo di cui andare fieri e di cui sentirsi parte.
Cameron dovrebbe fermarsi un attimo, respirare due o tre volte
nell'aria mediterranea che qualche divinita' benigna ha regalato al
Comitato Olimpico, e guardare tutti questi volti che raccontano di
un paese che non ha perso la speranza e che resiste, nonostante il
governo incerto delle cose. Un popolo che vuole le corsie sociali,
non solo quelle Olimpiche, riaperte per tutti. Il pane delle
opportunita' ed il circo della creativita'. Il popolo Dickensiano e
Shakesperiano di Londra sa che vincera' ancora una volta. E Cameron
sa che rischia di non essere sara' invitato alla festa.
'Get the feeling that we are heading nowhere
We are moving on the same direction'
The Strange Death of Liberal England - "C'mon you, young
philosophers".

Cosimo Pacciani. Banchiere, 41 anni, fiorentino. Laurea a Firenze e Ph.D. in economia a Siena. Vive e lavora a Londra. Da 8 anni è dirigente della gestione rischi di una maggiore banca anglosassone. Ha costretto Edgar Morin a giocare a calcetto in un'estate siciliana di studi, tanti anni fa. Twitter: @CosmayDamiano
leggi tutti gli articoli di Cosimo Pacciani












