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numero 103 del 14 maggio 2013

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Draghi che spengono gli incendi

martedì 31 luglio 2012. Categoria: Visti da qui, Autore: Marco Martorelli

Draghi che spengono gli incendi

"The ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough": con queste parole il presidente della BCE Mario Draghi è riuscito in un sol colpo a frenare la valanga che minaccia l'Eurozona e ad avverare il sogno di Grisù - il simpatico draghetto nato dalla matita dei fratelli Pagot - la cui ambizione era di riuscire a diventare un giorno pompiere.

Caroselli a parte, Draghi ha deciso di mettere in campo - nel corso della Global Investment Conference di Londra - una risorsa che al momento nel quadro politico-istituzionale europeo scarseggia drammaticamente: la credibilità.

Perché, in barba alla retorica che ci vorrebbe bersaglio di pochi perfidi speculatori, la crisi finanziaria che investe l'Europa è solo un cerchio all'interno della crisi globale e si caratterizza proprio per una crisi di credibilità agli occhi degli investitori istituzionali, ossia chi gestisce i risparmi dei pensionati americani o dei lavortori dei Paesi emergenti.

L'Euro - una moneta unica per diciassette Stati diversi, con politiche economiche e regimi fiscali non convergenti - è caduta vittima negli ultimi anni, più che dell'azione di pochi e influenti players finanziari, della propria stessa debolezza a livello di governance, che ha reso più restii i piccoli risparmiatori a fornire credito ai paesi meno "virtuosi" dell'Eurozona, tra cui l'Italia.

Un primo modo per arginare l'emergenza è proprio quello di restituire credibilità al "brand" Euro, che nel corso della conferenza di Londra Mario Draghi ha ribadito essere "irreversibile", chiarendo di ritenere in modo estensivo il mandato della BCE in una fase cruciale come quella attuale.

E non è un caso che le borse europee abbiano dato dall'indomani segnali di entusiasmo per l'uscita del governatore dell'Eurotower (Madrid +6.06, Milano +5.62, Parigi +4.07, Francoforte +2.75 e Londra +1.36) e che l'effetto positivo di queste rassicurazioni sia stato meno effimero di quanto prevedano alcune letture pessimistiche: gli operatori dei mercati stanno concedendo una parentesi di fiducia in attesa che agli annunci segua una corrispondente determinazione nei fatti.

Ma la conseguenza più concreta e forse sul lungo periodo più fruttuosa dell'intervento londinese di Mario Draghi è stato un ribaltamento dell'agenda setting dei leader politici europei: Angela Merkel, Francois Hollande e Mario Monti in primis hanno in questi giorni - sulla scia di Draghi - preso posizioni impegnative - ma soprattutto concordate e coordinate - in tema di strategie per combattere la crisi europea, mettendo momentaneamente da parte gli accenti diversi e mostrando, forse per la prima volta dall'inizio della crisi, un'area Euro con una fisionomia politica riconoscibile e convincente.

E soprattutto in casa tedesca il "via libera" dato - per bocca del portavoce del cancelliere Merkel - a nuovi acquisti di titoli di Stato da parte della BCE ha tutta l'aria di una presa di posizione chiara rispetto alle resistenze nella stessa coalizione di governo germanica, e dà un ulteriore segno di affidamento rispetto al ruolo cruciale che la Banca centrale europea ed il suo presidente possono svolgere in questi mesi concitati.

E se questo può non essere "enough", almeno pare che - grazie anche a Grisù Draghi - si sia imboccata la giusta strada.

Marco Martorelli

Marco Martorelli. Laureato in Scienze politiche, è stato vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato a progetti del gruppo Reti, nell'ambito della comunicazione e delle relazioni istituzionali. Dal 2010 lavora per un importante gruppo bancario italiano. Twitter: @marcomartorelli

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