Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Docks
Moli riformisti
Napoli. Italia. Europa.

Grazie a voi tutti di essere qui, trovarsi in questa sala a fine luglio di fronte ad un Congresso come il nostro con tante delegate e delegati pronti a discutere di Napoli e del futuro dell'Italia offre già la dimensione piena della responsabilità che noi tutti avvertiamo nei confronti del nostro paese.
E' in un contesto certamente difficile caratterizzato da una profonda crisi economica negata dal precedente governo di centrodestra, lo scenario nel quale si svolge la nostra assise.Lo scenario in cui si sta consumando un'altra, più grave, crisi di credibilità dei partiti politici, ritenuti incapaci di rispondere con misure concrete all'emergenza.
I mercati non riconoscono ancora gli sforzi compiuti dall'attuale Governo del paese per mettere in ordine i conti, nonostante le riforme avviate in così poco tempo da Monti, e per questo, al di là dell'indubbio effetto contagio, l'Italia paga l'incertezza della prospettiva politica. Se, a ciò aggiungiamo il peso del debito e una crescita vicino allo zero, si capisce e, ci appare nella sua evidenza, la nostra vulnerabilità.
Non solo l'Italia, ma l'Europa è sotto scacco, si mostra debole e afflitta da , come dire, "paura a tempo indeterminato".
In questo difficile contesto svolgiamo il Congresso Provinciale del Partito Democratico di Napoli, con l'ambizione di restituire innanzitutto credibilità alla Politica e al PD partenopeo dopo ben due commissariamenti e il disastro delle primarie. Il lavoro di Andrea ha gettato le basi per la rinascita del Pd napoletano. Senza temere di essere smentito qui ed ora in questa sede abbiamo tutti la consapevolezza che tocca a noi agire.
Innanzitutto dobbiamo interrogarci sulla nostra storia recente per analizzare ciò che non ha funzionato, ed essere consapevoli degli errori da non ripetere in futuro.
Partendo dall'idea che in una democrazia matura il ruolo dei partiti politici è irrinunciabile, e che quel ruolo è stato spesso tradito da pratiche strumentali alla gestione del potere e alla conservazione del ceto politico che ha preferito le chiuse stanze ai luoghi di confronto aperti, l'autoreferenzialità alla capacità di rappresentare le istanze e i bisogni della società, possiamo affermare, col senno del poi, di aver smarrito la nostra funzione di cerniera tra la società e le istituzioni. Il PD a Napoli e nella sua provincia non è sfuggito a questa logica e, di conseguenza, è stato percepito come distante dai cittadini, al di sopra dei "territori", arroccato in un "olimpo" fatto di scelte programmate a tavolino da pochi. I dati dell'ultima tornata amministrativa ci fanno però ben sperare, ma ci devono anche fare riflettere sulla mole di lavoro da fare. La delicatezza del momento storico ci obbliga a ripensare il modo di fare politica e a recuperare la funzione autentica di rappresentanza e di governo dei partiti per fare fronte al bisogno di risposte concrete dei cittadini. La centralità e la necessità del progetto politico rappresentano la via risolutiva allo smarrimento della visione comune e al deficit di rappresentanza che trova le sue radici profonde nella pratica della fidelizzazione, delle correnti e dei personalismi avulsi dalla realtà dei cittadini. Solo in questo modo le problematiche del passato possono essere superate restando, allo stesso tempo, momenti fondamentali da superare per costruire una nuova visione di partito.
Il progetto si costruisce a partire dall'attenta analisi delle criticità attuali. Infatti è mancato ,oserei dire non solo a Napoli, un luogo di elaborazione politica, pensando che la direzione dei processi di governo e la costruzione del consenso potesse realizzarsi solo grazie alla pratica e al rapporto individuale. Oggi più che mai è indispensabile ripensare a nuove categorie e nuovi strumenti di analisi per leggere la realtà economica e sociale ricercando giuste e nuove idee tanto più se riteniamo eccezionale il momento che stiamo vivendo .
La SVIMEZ ha fotografato la crisi economica di Napoli e della Campania, i dati allarmanti della disoccupazione, specie di quella femminile sono allarmanti ; il nostro è il Prodotto interno lordo il più basso d'Italia, mentre l'economia sommersa, in gran parte gestita dalla criminalità, organizzata, finisce per distorcere ed inquinare il mercato, con grave danno per l'economia reale.
Per questo la lotta alla camorra assume per noi una portata non solo sociale ma anche economica e politica e, quindi, deve essere il nostro primo impegno il nostro primo obiettivo. Solo ripristinando una cultura della legalità e delle regole sarà possibile, infatti, ricostituire un tessuto sociale sano in cui investire per la ripresa.
"Sconfiggere l'idea di società della criminalità organizzata basata sul sopruso, su un mercato condizionato dal ricatto, su un idea di democrazia condizionata dagli interessi criminali e dal loro potere d'intimidazione, Questo è incompatibile con le nostre idee, con le idee e i valori che ispirano appunto la nostra Carta fondamentale" (Orlando).
E qui vorrei che tutti rendessimo omaggio a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e agli uomini della loro scorta e alle vittime della camorra barbaramente trucidati dalla mafia ,esempi luminosi di devozione della legalità e ai principi fondativi della nostra repubblica.
Altrettanto cruciale ed ineludibile è Il tema del lavoro. Chiedere che il lavoro torni al centro dell'agenda politica è una condizione necessaria ma non sufficiente.
Perché questo sia davvero affrontato bisogna fare i conti con la società globale. Comporre una mappa delle disuguaglianze, avere una conoscenza della condizione lavorativa moderna, affrontarne le mille sfaccettature. Non basta predicare un neo-laburismo dei "garantiti" degli "insider". Basta dare uno sguardo alla nostra vasta area metropolitana per rendersi conto della presenza cinese, africana, dei comunitari dell'est, etc. Capire e ridare centralità al lavoro, sì, ma a quale? Quello debole? E' necessario possedere una mappa aggiornata del lavoro per evitare discriminazioni tra alimentaristi e meccanici, tra lavoro pubblico e lavoro privato, tra imprese che modulano l'orario settimanale in presenza di esigenze produttive temporanee, tecnologiche e organizzative. E che dire di aziende che spalmano turni su 4, 5 o 6 giorni con orari più o meno elevati a secondo delle necessità produttive. E' la società globale, e non "i nemici" di turno che ci obbligano a stilare un alfabeto dei diritti e dei doveri, delle tutele e delle garanzie diverso da quello del passato. Dobbiamo provarci perché lo sviluppo e la ripresa occupazionale del Mezzogiorno è fondamentale per permettere a tutto il Paese di uscire dallo stallo in cui è obbligato dalla crisi economica internazionale.
Se vogliamo davvero creare occupazione, salvare le giovani generazioni, il Mezzogiorno impariamo da ciò che ha scoperto Darwin: "Non è la specie più forte a sopravvivere e nemmeno la più intelligente. Sopravvive la specie più predisposta al cambiamento" senza annullare i diritti dei lavoratori.
Cambiamento è la parola più temuta e osteggiata, e contemporaneamente, è la parola che invocata con furbizia gattopardesca ha impedito qualsiasi possibilità di cambiamento, progresso o miglioramento. E per questo motivo il Mezzogiorno è diventato un territorio per vecchi, immobile, dove qualsiasi miglioramento diventa impossibile perché aggiustare qualcosa, nella pratica, vuol dire toccare privilegi di qualcuno, e tuttavia, noi dobbiamo cambiare, costi quel che costi, dobbiamo farlo l'Italia e l'Europa e per offrire una prospettiva di futuro ai giovani, alle donne e alle famiglie .
Il nostro partito è impegnato da tempo a costruire in Europa un'alleanza con le forze progressiste e riformiste, al fine di governare gli attuali processi economici salvaguardando il diritto al lavoro e la tutela delle fasce sociali più deboli. C'è sempre più bisogno di politica in Europa. Guardando a questa prospettiva europea è necessario ripensare il ruolo di Napoli e della sua area metropolitana . Per la sua posizione strategica, la nostra città è destinata infatti ad assumere un ruolo di primo piano nel crocevia commerciale del Mediterraneo, luogo d'intersezione tra Europa, Nord Africa, Medio Oriente e Asia. Il progetto europeo delle autostrade del mare prevede il collegamento di Napoli e Salerno con i principali porti mediterranei, questo vantaggio logistico può costituire il volano di un nuovo processo d'industrializzazione di alta qualità tecnologica, capace di produrre nuova e buona occupazione.
D'altra parte lo sviluppo della Campania non può restare ancorato alle vecchie logiche industriali ed economiche, ma deve riprendere necessariamente dalle nuove frontiere dell'economia come la green economy, un'economia che sappia scommettere nel settore delle energie rinnovabili, dell'innovazione e dei saperi, mettendo al primo posto lo sviluppo sostenibile per salvaguardare l'immenso patrimonio naturalistico e culturale della regione e la qualità della vita dei suoi cittadini. Di qui la necessità di tutelare innanzitutto il mare del golfo di Napoli, il verde della penisola sorrentina e delle isole e rilanciando le aree archeologiche e i siti di maggiore interesse artistico-culturale che devono funzionare non da mero contorno alle politiche economiche, ma rappresentarne la portata principale. In questo senso diventa necessario che lo stesso problema dei rifiuti venga affrontato in maniera sistematica e definitiva evitando soluzioni improvvisate che tendono a gestire la mera quotidianità. Proprio questa criticità può rappresentare la buona pratica che rende possibile la fusione della tutela del territorio e dello sviluppo economico il tutto al servizio del cittadino.
Serve poi un riassetto completo dei servizi pubblici, lontano dal particolarismo municipale per realizzare virtuose economie di scala ed evitare il ripetersi di crisi drammatiche come quella dei trasporti, che sta continuando a creare enormi disagi. L'efficienza dei servizi agli utenti deve diventare l'obiettivo primario da perseguire.
Naturalmente queste idee vanno approfondite e specificate attraverso un costante confronto con le forze sociali e imprenditoriali, le associazioni, i comitati civici, i cittadini, e in questo senso i forum possono rappresentare i luoghi di elaborazione del PD, in cui far confluire esperienze e competenze per definire il miglior progetto per Napoli e la sua area metropolitana.
Il progetto e dunque i contenuti dovranno rappresentare la base delle alleanze politiche per il futuro governo del territorio. La costruzione del profilo identitario del partito democratico passa proprio per l'elaborazione di questo progetto di governo riformista e tanto più forte sarà la coesione politica sulle finalità tanto più forte sarà la nostra capacità di attrazione di fiducia e di speranza per i cittadini. Un patto per il governo della Città metropolitana di Napoli dove i contenuti e non le appartenenze sono il discrimine per stare insieme.
E sui contenuti il confronto con l'amministrazione De Magistris si dovrà sviluppare. La costruzione di un nuovo centrosinistra dove il partito democratico dovrà riappropriarsi del ruolo che gli compete: motore e forza centrale del cambiamento. Pertanto bene continuare il dialogo con i partiti di centrosinistra affinché c possa produrre ed elaborare le proposte necessarie per contribuire alla soluzione dei problemi della città. Un sistema politico-istituzionale gode della fiducia dei cittadini quando promette ciò che serve al miglioramento delle condizioni di vita individuali e collettive, quando sulle promesse ottiene un consenso popolare, ma soprattutto quando riesce a mantenere quello che ha promesso.
Su questa strada si deve continuare il dialogo con la città e con l'amministrazione De Magistris facendo emergere con chiarezza i nostri punti di vista assumendoci le responsabilità che competono a un partito come il nostro che è impegnato a costruire una proposta di governo per l'Italia.
Non si possono auspicare trasformazioni vere se non si ha una visione chiara della missione di Napoli e della sua area Metropolitana, noi abbiamo già avanzato alcune nostre proposte nella Conferenza Programmatica, che restano la base per una elaborazione condivisa. E vogliamo avvertire che non saranno i movimenti localistici, che pur rappresentano una forte domanda di cambiamento , a realizzare il cambiamento e un nuovo progetto per Napoli.
Se Napoli non progetta e realizza il suo futuro con l'ambizione di offrire una nuova direzionalità" alle politiche economiche del Mezzogiorno non otterrà mai il risanamento del suo tessuto urbano: deve pensarsi come "Grande Napoli" fuori di Napoli. E il suo Governo deve essere organizzato come Governo della grande metropoli. E' questa la dimensione dove spazi fisici, risorse umane, infrastrutture presenti e potenziali, in grado di generare/attrarre un flusso di nuova ricchezza.
Oggi c'è un'occasione istituzionale per rilanciare il nostro profilo di governo La città metropolitana che deve essere concepita come strumento incisivo e decisivo in grado di ricondurre a sintesi le politiche nei settori di competenza finora frantumate e disordinate. Essa deve essere intesa come elemento di razionalizzazione ed utilizzazione al meglio di quanto esiste già e di quanto occorrerà far esistere nei prossimi anni. Non si può prescindere dal tentativo di governare i problemi a carattere metropolitano, con strumenti e metodi che possono far conseguire l'economicità,l'efficacia e l'efficienza. L'ispirazione di fondo nel realizzare questo nuovo progetto di governace è quella di servire al meglio i cittadini . Il richiamo costante alla qualità della vita dei cittadini ed io direi di noi tutti non può più essere un vuoto esercizio teorico e retorico.
Il lavoro,la mobilità,la sanità,la formazione,la sicurezza,i tempi di lavoro e quelli liberi,la godibilità dei beni ambientali,naturali e culturali,se questi temi riusciranno ad ottenere risposte efficaci ed evidenti, diverse dal passato e dal presente, allora probabilmente il cittadino - elettore non solo giustificherà e capirà tutto quanto oggi è oggetto di un dibattito che appare una disputa bizantina,ma si scongiurerà il rischio della costruzione di un labirinto istituzionale nel quale il cittadino non riuscirà a districarsi e continuerà ad essere un suddito schiacciato dalla burocrazia asettica ed indifferente ai suoi bisogni. Gli uomini e le donne della città e della Provincia di Napoli non ci risulta che si stiano appassionando alle discussioni nostre e se non capiranno e non saranno posti in condizione di capire che da una formula anziché l'altra dipenderà il miglioramento della loro condizione di vita non si determinerà alcun interesse partecipativo e la democrazia e le Istituzioni subiranno un ulteriore colpo fare questo è un nostro compito e pensare che la città metropolitana possa essere solo un operazione di ingegneria amministrativa è molto riduttivo per quello che abbiamo in mente. Da subito bisogna aprire una riflessione su come i cittadini possano incidere nella individuazione della classe dirigente del nuovo ente metropolitano a mio avviso attraverso una elezione diretta del Sindaco della Città Metropolitana.
L'inaridimento della politica e l'irresponsabilità civica della cultura è certamente uno dei fenomeni più evidenti di questi anni. Unitamente alla crisi economica in atto hanno determinato una distrazione fondamentale verso i temi dello sviluppo sociale e della crescita della città.
Dal confronto con il mondo della cultura, della ricerca, dell'associazionismo e delle forze umane attive è possibile giungere alla formulazione di proposte di sviluppo sostenibile attraverso nuove economie e l'innalzamento della qualità della vita, superando la negatività dell'etica pubblica, quella per cui si tende a pensare ad un mondo politico fatto di caste e favori.
Solo battendo la via del confronto sano, responsabile, costruttivo; solo innalzandolo da parola svuotata di senso a metodologia pratica di lavoro diventa possibile uscire dalla crisi economica e politica in cui si trova il paese costruendo la valida alternativa di governo.
Le sfide che ci si pongono di fronte sono tante e per questo c'è bisogno di un partito all'altezza. I nostri elettori sono stanchi delle nostre inutili liturgie, bisogna aprire un confronto vero con le forze della nostra città e per questo motivo non si può rivolgere più lo sguardo al passato, alle nostre antiche provenienze, per troppo tempo causa dei nostri tentennamenti. Certamente per guardare al futuro bisogna essere consapevoli del passato e noi dobbiamo esserlo per non commettere più gli stessi errori.
Basta con le beghe interne che non interessano ai cittadini, basta a personalismi inutili e dannosi. Abbiamo l'ambizione di ricostruire un grande partito nel quale ci sia spazio per tutte le energie, soprattutto di quelle giovani. Un nuovo partito che metta al centro dell'agenda le esigenze dei cittadini, che trovi una nuova modalità di rapporto con i territori per costruire la sua nuova identità. Il cammino è difficile e lungo, ma ci sono stati segnali importanti nelle ultime consultazione amministrative: Pozzuoli, Torre del Greco, Cardito, Casavatore e San Giorgio si aggiungono alle altre amministrazione governate dal Partito Democratico.
Ci accingiamo a celebrare un'assemblea congressuale dopo un lungo periodo di commissariamento nel quale sono state costruite le basi per ripartire, il lavoro svolto da tutto il gruppo dirigente provvisorio ha cercato di ridare autorevolezza al partito democratico napoletano con le sue energie giovani, sane e mature capaci di affrontare le sfide che ci attendono .
Per questo voglio ringraziare, senza nessuna retorica, Andrea Orlando per il lavoro paziente svolto in questi mesi, un lavoro fatto di ascolto, di elaborazione politica, di proposte. Quante riunioni fatte per dirimere incomprensioni e diversità di punti di vista dovuti ad una abitudine politica che ancora fa parte del nostro codice genetico e di cui dobbiamo assolutamente liberarci. Un' abitudine, dicevo, che è diventata in questi anni l'unica modalità attraverso la quale abbiamo costruito il partito, quella di discutere infruttuosamente soltanto dei nostri destini.
In questi mesi siamo tornati ad essere
- una comunità che comincia a discutere sempre meno di se stessa e sempre più di un progetto e di contenuti chiari che d'ora in poi devono rappresentare il nostro unico biglietto da visita;
- un partito senza più maggioranze predeterminate, iniziando un percorso di confronto. Abbandonando le contrapposizioni che hanno causato la mancata nascita del partito democratico a Napoli e Provincia, il suo impoverimento culturale e politico a vantaggio di qualcuno che ha pensato di costruire la sua fortuna calpestando la ragione sociale del partito miope del fatto che al fallimento del nostro progetto seguiranno prima o poi anche i fallimenti delle sue ambizioni personali;
- un partito di donne e di uomini che non dovrà più avere paura di dividersi sulle questioni che riguardano la vita delle persone e che invece dovrà ritenere delittuose le divisioni che riguardano esclusivamente le nostre
A questo punto rivolgo un invito esplicito ai delegati affinché mettano la stessa tensione unitaria, costruita in questi mesi che ha determinato uno svolgimento del nostro Congresso in maniera condivisa approdando per l'elezione del Presidente, per la nomina del Tesoriere e dell'esecutivo per l'elezione degli organismi dirigenti, proseguendo nello stesso percorso unitario che apre una fase nuova nel partito napoletano e possa consentire un dialogo fecondo al nostro interno per rafforzare la nostra coesione e la nostra unità rendendoci più forti nell'affrontare le sfide inedite alle quali siamo chiamati.
Questo lavoro iniziato, ma non ancora sufficiente a causa della mancanza di organismi dirigenti da un lato e soprattutto del mancato radicamento del partito dall'altro, continuerà con più forza ancora con la consapevolezza che questa è l'unica strada da seguire per costruire il partito democratico a Napoli e con l'ambizione di diventare un modello anche a livello nazionale. Bisogna definitivamente mettere da parte l'idea di delega alla partecipazione, foriera di una cattiva politica e affermare che la politica è partecipazione non solo dei nostri iscritti ma dei nostri elettori e dei cittadini tutti. Questa dovrà essere la nostra missione: ridare credibilità alla politica e ridare speranza e fiducia alle persone. Non più una somma di federazioni, non più una somma di parti incomunicabili tra loro, ma un insieme di donne, giovani, democratici che insieme ritrovano un luogo che manca loro da troppo tempo. Una comunità che ritrova anche la solidarietà, elemento indispensabile per costruire una vera classe dirigente .
Un'organizzazione che restituisca autorità politica ai territori decentrando il potere politico di rappresentanza alle realtà di base, dotandole di strumenti politici ed economici. Per questo penso che sia indispensabile costruire le aree della provincia e avviarle subito alla ripresa dei lavori di settembre, determinandone i compiti e le funzioni e dando loro legittimità politica e congressuale. Così com'è allo stesso modo indispensabile costruire una direzione politica delle municipalità, non in contraddizione con l'esistenza di circoli in ogni quartiere, ma con lo scopo di evitare quello che è accaduto nell'ultima campagna elettorale durante la quale la scelta dei candidati Presidenti di Municipalità è stata frutto del rapporto di forze interne al Partito e tra il Partito e la coalizione perdendo in questo modo in cinque municipi su dieci. La responsabilità di queste decisioni dovranno essere in capo alla nuova struttura del territorio rinnovata e funzionante frutto di uno esclusivo rapporto tra le forze interne ed i cittadini e con le forze del centro sinistra.
Tutto ciò sarà possibile solo partendo da un'operazione di verità e di serietà nella costruzione dei nostri circoli, evitando di assemblare meri elenchi dei nostri aderenti. Bisogna ritornare ad essere un luogo aperto che serve alla città e ai cittadini e ricominciare ad instaurare una buona pratica. Dal prossimo semestre dobbiamo mettere online tutti i bilanci dei nostri circoli, a partire da quello della federazione di Napoli, i nostri eletti dovranno contribuire, come avviene in tutta Italia, al mantenimento dei circoli e della struttura provinciale, altrimenti l'unica cosa certa sarà una non ricandidatura. Mi direte che già viene fatto. Bene, ma io credo che vada fatto in modo più strutturato per avere la certezza che tutti collaborino e per evitare ulteriori pensieri a chi già collabora con tutte le sue forze e cioè versando su un conto corrente in automatico come avviene nel resto d'Italia. Il finanziamento delle nostre attività dovrà essere chiaro e trasparente ancora di più così da dimostrare che la Politica è un impegno al servizio del cittadino e non al servizio di chi la fa. Continuare la stagione delle feste democratiche come strumento di partecipazione e di autofinanziamento , feste come piazze dove il partito torna tra la gente socializzando le sue proposte e ascoltando le istanze della cittadinanza.
Nell'ottica del recuperare il rapporto con i cittadini, da troppo tempo perso, diventa necessario restituire agli italiani la possibilità di scegliere i propri rappresentanti al parlamento, questa è una battaglia politica irrinunciabile per il partito democratico nazionale e per il partito democratico napoletano. Proprio da Napoli e da tutto il mezzogiorno deve partire la spinta a cambiare questa legge elettorale, non è più sufficiente dirlo, non è più sufficiente lavorare con determinazione nelle aule parlamentari, ma bisogna organizzare, spingere affinché dalla società tutta intera parta una richiesta pressante, forte per cambiare la legge elettorale. A tal riguardo noi dobbiamo essere il riferimento politico chiaro per tutti coloro i quali ritengono indispensabile restituire autenticità al nostro sistema democratico. Dobbiamo abbandonare il clima di rassegnazione che ci pervade. Al contrario dovremmo far comprendere ai cittadini ancor più che noi non ci rassegneremo mai ad andare al voto con il porcellum e dovremmo costruire una alleanza con la cittadinanza attiva per passare all'attacco, così come dice Bersani, e farci interpreti del cambiamento necessario per ridare slancio alla politica. Noi in fondo siamo nati per questo non per discutere sterilmente del nostro passato e dei nostri personali destini.
Solo dopo che ogni tentativo è stato fatto passeremo all'analisi di come selezionare le nostre candidature al parlamento, per fa sì che almeno il PD crei le condizioni per restituire, anche in assenza di un meccanismo legislativo, agli elettori e ai cittadini la possibilità di scelta dei suoi rappresentati con il metodo delle primarie.
Non sono mai riuscito a comprendere bene le divisioni che esistono sul livello territoriale . La filiera dall'alto verso il basso non funziona più, non serve più neanche a raggiungere l'obiettivo per cui stava in piedi prima, con qualche ragione, ovvero quello di allagare la nostra base di consenso. Per fortuna ci sono tante persone che aderiscono al nostro partito perché animate da pura passione civile , perché ritengono il nostro partito il solo in grado di ridare una speranza al nostro paese, perché vogliono uno spazio dove potere discutere, dire la loro sui temi del lavoro, dell'economia, dei diritti, dei trasporti etc. Dobbiamo recuperare all'impegno tante vitalità che sono andate via perché stanche delle nostre liturgie, stanche della nostra inadeguatezza superando le parossistiche difese di piccole rendite decrescenti.
Una politica che rivendica il suo ruolo ma riduce i suoi confini e conosce i suoi limiti.
Non a caso la critica a più radicale alla politica viene dalle donne. Il movimento delle donne ha lanciato da anni la sfida alla politica ufficiale. Le donne guardano alla crisi della politica, dell'economia, del lavoro, della democrazia, con forza e consapevolezza di sé, fuori dall'ordine patriarcale.
La libertà femminile non cerca né cooptazione né omologazione ma opportunità per rendere a dimensione di donne e uomini lo spazio pubblico. Le donne non intendono essere "valore aggiunto" né "risorsa salvifica" di un sistema in crisi, ma desiderano "contare" nei luoghi delle decisioni, hanno voglia di esserci nelle istituzioni politiche, nelle imprese, nelle organizzazioni sociali.
A questo protagonismo bisogna offrire una valida sponda aprire un i confronto fatto di conflitto e di incontro. Distinti ma non distanti. Un'ampia elaborazione di autonomia femminile e femminista ci aiutano a ripensare il significato di concetti come "genere", "democrazia partecipata", "soggetto politico", "organizzazione".
Una pratica politica nuova, un ascolto reciproco può costruire per davvero un partito di donne e uomini.
Un partito che si appropri di temi come quello del lavoro di cura, ed intreccia questa elaborazione con quella economica; che riprenda a discutere del nesso corpo, sessualità, violenza, potere. Riscopra la politicità della maternità, del lavoro domestico, del mutamento delle relazioni tra donne e uomini.
Le donne del Pd di Napoli e della Campania hanno lavorato molto su questi ed altri temi. Al partito l'onere di tradurre in proposte politiche questo lavoro.
Una politica più sobria, meno invasiva e che costi meno. Una politica che possa riformarsi anche attraverso una legge seria sui partiti. E una riforma delle istituzioni e della seconda parte della Costituzione nella logica di un sistema parlamentare efficiente e meno ridondante e pletorico, di un federalismo ben fondato, di un ruolo incisivo del Governo, di una funzione di equilibrio del Presidente della Repubblica. Apriremo la strada ad un meccanismo che, prendendo lezione dai fallimenti di trent'anni, consenta davvero di venirne a capo e di dare concreto valore costituente alla prossima legislatura. Tutto questo in ossequio ai fondamenti della nostra Costituzione, che è la più bella del mondo.
Quello che mi aspetto da tutti voi è un contributo decisivo nella formazione di una classe dirigente di qualità che persegua questo interesse comune.
Un esempio di etica pubblica da trasmettere a una società frastornata e delusa da una stagione di scialo economico e morale.
La costruzione di un futuro che coniughi solidarietà e competitività.
L'idea dell'impegno, della passione dello studio e della ricerca come assi portanti del partito.
Un maggior rispetto per le istituzioni, a cominciare naturalmente dai ruoli e dalle funzioni che si svolgono, oggi, sopraffatte da un individualismo dilagante e cinico. Quel cinismo «che va a nozze con l'opportunismo», come ha scritto bene sull' Avvenire Francesco D'Agostino.
Ai democratici, alle democratiche il compito di promuovere un dialogo aperto , sincero come è accaduto nei momenti più difficile della storia di Napoli e del nostro Paese. Il nostro apporto sarà decisivo nella misura in cui saremo noi stessi,e svolgeremo la nostra missione con passione e serietà guardando all'esclusivo interesse di Napoli e dell'Italia.
Sono sicuro che insieme ce la faremo.
Grazie a voi tutti.

Gino Cimmino. Consigliere comunale a Somma Vesuviana, ha ricoperto vari incarichi di direziione politica nel Pd e, prima, nei Ds. Dal luglio 2012, è il segretario della federazione provinciale di Napoli.
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