Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013A letto con Marx
Il primo amore non si scorda mai
D'Alema docet (ai giovani turchi)

Senza mai respingere l'etichetta di dalemiani, e anzi andandone fieri, i giovani turchi del Pd hanno catalogato Monti come un uomo di destra e un male inevitabile da superare quanto prima, se necessario anticipando le elezioni.
La loro iniziativa ha conosciuto nelle settimane scorse qualche momento di successo quando gli effetti di un cocktail micidiale (aggravamento della recessione, permanenza dello spread su alti livelli, aspro dibattito sulla riforma del lavoro, pasticcio esodati e prima rata Imu) hanno intaccato la fiducia dei cittadini nel governo.
Commentando sul "Corriere della Sera" di domenica l'esito positivo dell'ultimo vertice Ue, e avendo ben presenti le implicazioni dell'avvicinamento degli ultimi giorni tra Pd e Casini e della contemporanea incrinatura nei rapporti tra i democratici e la coppia Idv-Sel, Massimo D'Alema, che per rapidità nei cambi di direzione non è né Orfini né Fassina (quest'ultimo ieri ha definito "autistico" il governo in carica), ha dato ai suoi ragazzi un'indimenticabile lezione di realpolitik: il presidente del Copasir ha parlato di Monti, la cui immagine è stata rilanciata da quel che ha ottenuto nell'euro-negoziato, come di un liberale che può far parte a buon diritto della squadra del nuovo centrosinistra europeo, nel quale gli si potrà chiedere, afferma l'ex premier, di svolgere il prezioso ruolo di moderatore delle resistenze stataliste (sic!) che ancora segnano il campo socialista.
Straordinario tempismo, quello di D'Alema.
Al di là di questo, le ultime vicende confermano che solo un Monti azzoppato può dar fiato ai fautori di una svolta a sinistra del Pd in formato Vasto o "Vasto-plus" (l'ammucchiatona pseudo-ciellenistica con dentro tutti - Vendola, Di Pietro e Casini inclusi - caldeggiata non tanto tempo fa dalla Bindi e commentata su queste colonne).
Stando così le cose, risulterà sempre più vero quel che da tempo sosteniamo: sarà l'atteggiarsi delle forze politiche sulle singole misure promosse dal governo Monti l'elemento determinante per decidere le future alleanze.
La lotta per il primato dei contenuti sui politicismi va portata avanti perché è giusta e anche perché ha davanti a sé una strada in discesa.
Cruciale sarà il fattore credibilità.
Specialmente in un Paese come l'Italia in cui lo Stato, a causa di un deficit di credibilità, paga circa 30 miliardi di interessi passivi in più rispetto a Francia, Regno Unito e Germania, pur in presenza di un debito pubblico di ammontare pressoché identico al loro (interessante l'articolo scritto in proposito da Marco Fortis sul Sole 24 Ore).
In un quadro del genere, di spazio dentro il Pd per una piattaforma di modernizzazione liberal e riformista ce ne sarà più che a sufficienza.
Per sfruttarlo a dovere sono da evitare gli attendismi opportunistici e i cerchiobottismi.
Sono invece altamente richiesti determinazione, coraggio, leadership e una visione concreta e a largo raggio dei problemi nazionali.

Dario Parrini. Sindaco di Vinci (Firenze) dal 2004, è laureato in Scienze Politiche. Dal 2001 al 2004 ha lavorato presso l'Ufficio Acquisti Non Alimentari di Coop Italia. Twitter: @DarioParrini
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