In una rivolta, come in un romanzo, la parte più difficile da inventare è senz'altro la conclusione.
Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Bar Sport
L'unica saggezza è quella del popolo
Monti a Colombey les deux é eglises

Finito l'Ecofin di martedì scorso, 10 luglio (il suo ultimo, poiché dal prossimo sarà Grilli a rappresentare l'Italia in quel consesso) Monti taglia corto: "escludo di considerare una esperienza di governo che vada oltre la scadenza delle prossime elezioni". Ha voluto, così, mettere a tacere tante chiacchiere e - forse - anche qualche "provocazione". Per non alimentare allarmi nei "mercati", si è affrettato ad aggiungere: "sono convinto che i partiti sono determinati a dare un conseguente sviluppo a politiche anticrisi anche dopo le elezioni del 2013". Se e quanto sia stato creduto lo diranno i fatti.
Poche ore dopo, all'assemblea dell'Abi a Milano ha pronunciato cinque parole di quelle che fissano un discorso nella memoria: "un percorso di guerra durissimo". Così ha definito il cammino intrapreso dal suo governo, e che dovrà continuare per un periodo non breve anche dopo il voto. Un aspro richiamo alla realtà, rivolto a chi si appresta a sostituirlo fra qualche mese; nel caso indulgesse a qualche illusione. L'agenda "di Monti" è null'altro che l'agenda della crisi e contiene ancora tante pagine bianche da riempire con una coerenza che costerà fatiche, sacrifici e sofferenze. Se qualcuno si illude di sostituirla con qualche altra agenda, meno onerosa e impegnativa, è fuori dalla realtà.
A questo punto, gli scenari del dopo voto sono chiari, non è ragionevole né conveniente ignorarlo: torna la "politica" o - per dirla con Bersani - il "diritto democratico". I partiti, con il consenso che saranno capaci di raccogliere e con le alleanze che vorranno costruire, assumeranno diretta e piena la responsabilità del governare. Il percorso lungo il quale procedere, tuttavia, non cambierà: sarà quello durissimo, di guerra prospettato all'Abi da Monti.
Il quale Monti, peraltro, non scomparirà; "resterò - ha ricordato - membro del Parlamento anche dopo il voto del 2013 in quanto senatore a vita". Quando ho letto queste parole, mi è venuto in mente Colombey les deux églises: il villaggio (meno di 1000 abitanti) fra Champagne e Lorena nel quale si ritirò Charles De Gaulle, nel 1953. Cinque anni dopo i rissosi protagonisti della quarta repubblica, che lo avevano ostacolato e isolato, lo richiamarono per metter riparo alle loro beghe ormai insostenibili e ingovernabili. De Gaulle lo fece; cambiando radicalmente in Francia gli assetti istituzionali e le dinamiche della politica.
Non so se qualcosa del genere potrà capitare con Monti; credo che nessuno possa formulare attendibili pronostici sull'argomento. Anche io, però, dubito seriamente che i partiti - nelle diverse combinazioni immaginabili e con qualsivoglia legge elettorale -saranno capaci di guidare l'Italia fino al compimento di quel durissimo percorso di guerra. Temo, anzi, che questo dubbio sarà sciolto negativamente ben prima dei cinque anni di una legislatura. E, a quel punto, Monti potrebbe essere "richiamato".
Il seggio di senatore a vita - mi sono detto - può diventare la "Colombay" di Monti. E - mentre i partiti si affanneranno per mettere d'accordo il diavolo con l'acqua santa - lui potrebbe impiegare il tempo del suo "ritiro"per aggiungere alle politiche di risanamento e sviluppo il necessario corredo delle riforme istituzionali; un po' come fece De Gaulle durante il "volontario esilio".
Un compito, peraltro, al quale dovrebbero dedicarsi tutti. D'ora in avanti non saranno possibili politiche di governo se non connesse al necessario cambiamento delle istituzioni.

Claudio Petruccioli. Ha diretto l'Unità all'inizio degli anni '80 e tra l'87 e il '92 ha fatto parte della segreteria nazionale del Pci. Più volte parlamentare, dal 2005 al 2009 è stato Presidente della Rai. Ha scritto Rendiconto e L'Aquila 1971. Twitter: @cpetruccioli
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