Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

A conti fatti

Quando le opinioni sono numeri

Dopo Monti: il lavoro che resta da fare

martedì 10 luglio 2012. Categoria: A conti fatti, Autore: Giuseppe D'Amico

Dopo Monti: il lavoro che resta da fare

Il Premier Monti è tornato dal vertice di Bruxelles del 28/29 giugno con due importanti risultati. Innanzitutto un successo politico interno: il visibile riconoscimento come interlocutore credibile che ha ottenuto dai partners europei ha definitivamente scongiurato - e lo si dice facendo gli opportuni scongiuri - la possibilità di eventuali elezioni anticipate in autunno.

Inoltre, per quanto riguarda i risultati concreti del vertice, il nostro Premier ha agito con diplomatica astuzia, e ciò è stato compreso solo dagli osservatori più attenti. Puntando apparentemente tutto sull'inattuabile e difatti sostanzialmente irrealizzato scudo anti-spread, è riuscito ad ottenere quello che in realtà era il suo vero obiettivo, ossia evitare che il preannunciato aumento del debito pubblico spagnolo producesse un pericoloso contagio da panico sul debito pubblico italiano. Il peso dei quasi 100 miliardi necessari per ricapitalizzare le disastrate banche iberiche, caricato inizialmente sui già debolissimi conti pubblici spagnoli (e che avrebbe aumentato del 10% il debito della Spagna), è stato spostato sull'Efsf. Grazie a questo risultato abbiamo creato un argine capace, speriamo, di farci guadagnare tempo prezioso per portare avanti le riforme necessarie. Quindi siamo ancora in gioco, e questo non è un esito da poco.

Per ottenere questo risultato, oltre che la propria abilità diplomatica, il Premier Monti ha potuto far valere la riforma del mercato del lavoro appena varata, nonché il proprio impegno a continuare con riforme e risanamento. Facendo seguire alle parole i fatti, comportamento indispensabile per non perdere la credibilità faticosamente conquistata, all'indomani del vertice ha presentato al Paese e all'Europa intera quella che io definirei la riforma madre: la cosiddetta spending review.  I tagli ipotizzati riguardano circa 25 miliardi di Euro fino al 2014 e investono praticamente l'apparato pubblico nella sua interezza: dalla sanità alla giustizia, dal personale alla organizzazione, dai ministeri agli enti pubblici e alle società controllate.

Ne esce confermata la capacità, di cui abbiamo già parlato, della moneta unica di disciplinare i comportamenti della politica.

Aver evitato, attraverso una contrazione della spesa, l'ulteriore aumento dell'IVA previsto per la fine di quest'anno è un grande risultato, soprattutto per lavoratori dipendenti e pensionati che pagherebbero duramente il prezzo di una fiammata inflazionistica. Ma il problema non è risolto: l'aumento dell'IVA ancora incombe per il 2013. Anche in questo caso l'abilità politica di Monti è stata sottovalutata: egli si sta dimostrando capace non solo di giocare di sponda fra l'Italia e Bruxelles per rafforzare la propria posizione sia qui sia là; ma sta anche disegnando un percorso stretto per il governo che verrà dopo le elezioni, precludendo la strada a una ripresa di comportamenti irresponsabilmente propensi ad aumenti della spesa.

Certamente dobbiamo esser lieti di essere ancora in gioco, ma l'esito della partita non è affatto segnato; ancora incombono sul Paese i rischi del disastro finanziario, e con esso del disastro economico per milioni di cittadini.

Dobbiamo essere consapevoli che per risolvere l'attuale crisi non esistono soluzioni facili e veloci (eurobond per primi), solo la determinazione di ciascun Paese a fare i propri «compiti a casa» potrà tranquillizzare definitivamente gli investitori, e per fare ciò ci vorrà ancora del tempo.

Aver guadagnato tempo quindi non è poco; ma si tratta ora di utilizzare bene il tempo guadagnato. Qualcosa ancora potrà fare il governo in carica; ma molto dovranno fare i partiti politici, disegnando un governo futuro affidabile, stabile, credibile.

Giuseppe D'Amico

Giuseppe D'Amico. Laurea in Economia Politica, specializzazione in Finanza, ha approfondito i temi dell'individualismo metodologico e della crisi economico-finanziaria cominciata nel 2007. Ha lavorato all'estero e adesso in Italia, per un gruppo bancario internazionale.

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