Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

Bar Sport

L'unica saggezza è quella del popolo

Quel disperato bisogno di riforme

martedì 5 giugno 2012. Categoria: Bar Sport, Autore: Simone Montermini

Quel disperato bisogno di riforme

Riforme, riforme, riforme. Se ne parla in tutte le campagne elettorali, promettendole nella prossima legislatura.  Se ne parla assiduamente ad ogni insediamento di governo, in particolare con il governo Monti, nato proprio sull'incapacità di quello precedente di farle, queste benedette riforme.

Qualcosa si è cominciato a fare, a partire dalla riforma pensionistica. Poi però ci siamo scontrati con quello che alla fine è il vero problema italiano: l'inadeguatezza complessiva della classe dirigente, naturalmente con alcune eccezioni. Ma l'analisi di fondo non può che essere questa.

La cartina di tornasole di questa amara considerazione sono le due tipologie di riforme di cui abbisogna il nostro Paese. Da una parte le cosiddette riforme istituzionali. In sostanza tutte quelle riforme che devono rendere più efficiente la governance, mantenendo il delicato equilibrio tra rappresentanza, democrazia e governabilità.

Dall'altra le cosiddette riforme economiche, in senso lato: riforma della giustizia e della pubblica amministrazione, liberalizzazioni e privatizzazioni, spending rewiew, riforma fiscale, etc.

Sia nelle prime che nelle seconde sembra esserci un blocco, rappresentato e rafforzato dai partiti che si ergono a rappresentanza di meri interessi particolari (ancorché legittimi) e non svolgono il loro ruolo di rappresentanza generale, sia bloccando e ostacolando l'azione del governo nel campo delle riforme economiche, sia non corrispondendo alle attese nel campo delle riforme istituzionali.

Sono ovviamente due lati della medesima medaglia. Ma occorre sottolineare - così come ha fatto il Governatore della Banca d'Italia Visco - che la crisi italiana, con le sue peculiarità purtroppo ben rappresentate dalla mole del debito pubblico, ha origine soprattutto dall'assenza delle riforme economiche, di cui si è resa artefice tutta la cosiddetta seconda repubblica, con l'unica eccezione dell'approdo all'Euro (che però naturalmente avrebbe dovuto avere come corollario proprio l'intrapresa della via della modernizzazione e delle riforme).

Invece assistiamo continuamente all'azione dei veti contrapposti delle varie parti politiche, che di fatto impediscono l'azione del governo, a tutela della rappresentanza degli interessi (presunti) dei propri (presunti) elettorati.

La presunzione è d'obbligo, anche provando a trarre una lezione dal recente voto amministrativo.

Quello che certamente sembra invece mancare è proprio un progetto riformatore che parli a tutto il Paese. E questa assenza è responsabilità prima di tutto dei riformisti, che devono avere il coraggio della battaglia politica, unico strumento in democrazia per far emergere e magari prevalere nuovi progetti.

Perché di fatto è questo quello che manca al governo Monti. Gli mancano i soggetti politici di riferimento per costruire una stagione di riforme solida e duratura.

La politica, nel suo complesso, se non riprende in mano la volontà di parlare con un linguaggio di verità e responsabilità fa solo danno a se stessa, pensando di lucrare nell'immediato qualche consenso (come nella ingiustificata e demagogica polemica sulla parata del 2 giugno). Anche il risultato del movimento 5 Stelle è lì a dirci questo. Di fatto il sistema politico e dei partiti sembra incapace di riformare se stesso dall'interno, come è accaduto anche nella crisi della Prima Repubblica. Forse,  la strada del riformismo, passerà attraverso nuovi protagonismi politici.

Simone Montermini

Simone Montermini. Sindaco di Castelnovo di Sotto (RE). Laureato in Economia Politica, con una tesi sul sistema produttivo italiano, con riferimento alla questione dimensionale e settoriale. Promotore dell'associazione politico-culturale Riformisti Insieme. Twitter: 

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