Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

Le bombe intelligenti

Armi di riformismo di massa

Election day? Primary day!

martedì 26 giugno 2012. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Manuela Sammarco

Election day? Primary day!

Primarie aperte entro l'anno, ha detto Bersani. Quindi primarie di coalizione, anche se noi avremmo preferito quelle di partito. A luglio, l'assemblea nazionale del Pd  produrrà  il calendario delle operazioni. Da più parti si ipotizza come  data di svolgimento il 14 ottobre.

Tutto ciò solo se il Governo Monti terminerà il suo mandato a fine legislatura e se le politiche si svolgeranno nella prossima primavera. All'interno di questo scenario, tutto lascia supporre che venga promosso un eletcion day, un'unica tornata elettorale per elezioni nazionali e amministrative. Perché si voterà anche per il rinnovo di importanti amministrazioni, tra cui il comune di Roma. In un clima di austerity, in cui qualcuno ha addirittura invocato l'annullamento della sfilata del 2 giugno, sarà molto difficile per l'esecutivo prevedere una doppia chiamata alle urne.

Nel caso di election day, quale sarà il comportamento del Pd per la selezione dei candidati alle comunali? Lo statuto nazionale del Pd prevede lo svolgimento di elezioni primarie per ogni carica monocratica. Dunque, anche per quella di sindaco e persino per quella di municipio, per i comuni più grandi. Inoltre, lo abbiamo visto qualche mese fa, le primarie di coalizione, se di questo si tratterà, hanno giovato nella conquista di molti comuni. È vero: non hanno selezionato sempre il candidato democratico; in compenso hanno selezionato spesso quello vincente.

Sembra assodato dunque che il Pd svolgerà le primarie anche per le amministrative. In particolare non potrà non farlo nel caso assai significativo di Roma, laddove la federazione democratica capitolina ha addirittura messo per iscritto quest'intenzione nella bozza di regolamento attuativo dello Statuto nazionale in corso di approvazione.

Difficile immaginare un percorso diverso, soprattutto in caso di election day,per amministrative e politiche: le dinamiche locali seguono, di solito, le decisioni nazionali. Dunque, se a luglio l'assemblea nazionale convocata da Bersani indirà primarie di coalizione, anche a livello locale si dovranno organizzare primarie di coalizione.  E dunque, a rigor di logica, il 14 ottobre si dovrebbe votare contestualmente per il candidato premier a livello nazionale e per i candidati sindaci. Come si farà, altrimenti, a conciliare un appoggio all'election day e poi ad organizzare primarie differite? Per coerenza la scelta del Primary day sembra imporsi.

Cosa potrebbe ostacolare una simile soluzione? Nel caso romano almeno due dinamiche. La prima riguarda un problema istituzionale: il decreto su Roma Capitale. Un provvedimento che ha impegnato molto il consiglio comunale che finora ha partorito il topolino. Oggi il disegno è fermo soprattutto a causa della questione nevralgica del numero dei Municipi che dovrebbe essere sensibilmente diminuito. Ma l'accordo è lontano. Eppure, senza quell'accordo, non si possono indire primarie di municipio: quanti candidati altrimenti selezionare? Ma è possibile che quell'accordo non si raggiunga prima di ottobre? Pende una spada di Damocle sulla questione: nel caso di un eccessivo prolungamento della decisione, infatti, potrà intervenire il commissariamento in materia.

La seconda dinamica è politica. La paura è che le alleanze trovate a livello nazionale possano essere, come spesso accade, diverse da quelle locali. Anche se in realtà il voto tra i due livelli è disgiunto e forse il Primary Day potrebbe concedere più autonomia alla politica territoriale E invece forse sembra preferibile prima chiudere l'accordo con gli alleati e poi blindarlo, lontano dalle dinamiche nazionali, nei mesi successivi. Una data ipotizzata è quella di gennaio, che concederebbe però al candidato sindaco del centrosinistra una campagna elettorale molto breve.

Insomma, il punto non sembra essere primarie per sindaco e municipi sì o no. Il punto sembra quando e per chi. Il Primary day pone qualche elemento di vischiosità che non sembra però insormontabile, nel caso in cui fosse figlio di una forte volontà politica. Di sicuro, consentirebbe primarie relative per sindaco con risultati non condizionate da accordi maturati sui risultati delle primarie nazionali e dunque garantirebbe competizioni più libere e cariche più contendibili. Inoltre, troverebbe la sintonia con le scelte di quell'elettorato che approva l'election day.

Manuela Sammarco

Manuela Sammarco. Pubblicista, dottore di ricerca in materie letterarie. Ha lavorato per Sherpa Tv. Ha collaborato con l'area formazione del PD. Fa parte della Presidenza nazionale di LIBERTA'eguale. Twitter: @LaSammarco

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