Settimanale di propaganda riformista

numero 103 del 14 maggio 2013

A letto con Marx

Il primo amore non si scorda mai

L'aria brutta che tira nel Pd

martedì 26 giugno 2012. Categoria: A letto con Marx, Autore: Luciano Fasano

L'aria brutta che tira nel Pd

Nel Partito Democratico tira una brutta aria. Approssimandosi la data in cui verrà promulgato il regolamento per le primarie, e mentre si profila all'orizzonte uno scontro fra Bersani e Renzi per la leadership del centrosinistra (e del partito), si assiste ad un vero e proprio fuoco di fila di accuse nei confronti del Sindaco di Firenze. Critiche che muovono dalla segreteria nazionale, additando Renzi come il peggiore dei funzionari di partito, salvo il fatto che stiamo comunque parlando di una persona che ha superato con successo due prove elettorali come l'elezione a Presidente della Provincia e a Sindaco, intervallate dalla vittoria in una fra le primarie più difficili e competitive che il centrosinistra abbia tenuto negli ultimi anni, come quelle di Firenze. Ma non finisce qui. Ci sono anche intellettuali in voga presso il pubblico dei grandi quotidiani di opinione, che nel ruolo di irreprensibili (forse anche autorizzati) censori, officiano il rito della scomunica, cesellando mezze verità con argomenti intrisi di pregiudizi ideologici, il tutto in una cornice retorica volta a magnificare le sorti progessive di un partito vivo e pugnace, capace di riunire nella capitale 6.000 segretari di circolo (quando poi si scopre dai giornali che i convenuti a Roma erano molti meno).

Inconsistenza politica, continuità con il populismo personalista di Berlusconi e del centrodestra (perfino con il famigerato craxismo anni Ottanta), ostilità al PD, retorica nuovista, incompatibilità con la sinistra, e chi più ne ha più ne metta. Da ultimo, la polpetta avvelenata confezionata dall'Espresso, che indica Renzi come il possibile interlocutore di una macchinosa operazione politica volta a restituire al centrodestra una leadership accattivante e competitiva, puntando proprio sul Sindaco di Firenze. Viene da chiedersi perché questa ostilità nei confronti di un personaggio politico che, in questo momento, ha il solo demerito di mettere in luce l'incapacità del Partito Democratico di aprirsi, rinnovando la sua classe dirigente secondo quegli intenti che idealmente ne avevano ispirato la nascita. Certo, se Renzi dovesse candidarsi alle primarie in opposizione a Bersani, per il PD sarebbe come celebrare un congresso, e ciò a pochi mesi dalle elezioni politiche 2013 potrebbe essere un problema. E se le primarie dovessero essere - come sembra - di coalizione, provocherebbero un incrocio a dir poco pericoloso fra i destini della leadeship del centrosinistra e quelli del suo maggiore partito. Del resto, però, la linea del PD appare da tempo ondivaga e incerta, a partire da quella strategia delle alleanze che aveva rappresentato uno dei punti di forza dell'elezione di Bersani a segretario e che oggi sembra definitivamente fallita. Molti, nel corso dell'ultimo anno, avevano sostenuto che si dovesse aggiornare la discussione interna al partito con un nuovo passaggio congressuale. E se ciò non è stato possibile, lamentare il perverso intreccio fra scelta del candidato a Palazzo Chigi e definizione della linea del PD, è come piangere sul latte versato.

Il PD, alle sue origini, si era concepito come un partito a vocazione maggioritaria. Di qui, la scelta di fare delle primarie di partito, per l'elezione del segretario nazionale, il passaggio fondamentale per la scelta del leader dell'intero schieramento di centrosinistra. Chi oggi è alla guida del partito, con il congresso del 2009, ha compiuto un'altra scelta. E di fronte al dilemma di questi giorni, fra primarie di partito o di coalizione, aperte o chiuse, le contraddizioni esplodono in tutta la loro potenziale distruttività. Senza nulla togliere a Bersani - che fra i richiami di Di Pietro e Vendola da una parte, e gli inviti di Casini dall'altra - ha certamente le sue grane da risolvere, è evidente come in questo momento la corsa per la leadership del centrosinistra contenga tutti gli ingredienti per fare di questa scelta anche un momento decisivo per il futuro del PD. Mettere nel mirino Renzi, con una strategia di delegittimazione dell'avversario dal chiaro sapore stalinista, è indicativo del nervosismo che in questo momento serpeggia fra le fila del PD e contribuisce a mettere chiaramente in luce le difficoltà in cui si trova quel partito, di fronte a nodi da sciogliere e contraddizioni da appianare che ne hanno contrassegnato l'incerto procedere di questi anni. Il Sindaco di Firenze è scomodo perché mette il dito nelle piaghe aperte del suo partito. La campagna di aggressione che sta subendo è l'ultimo estremo tentativo di immaginare un futuro del PD in stretta continuità con il passato. E che questo contrasto esploda in occasione delle primarie per il leader di coalizione, non è altro che una conseguenza logica ed evidente della vocazione maggioritaria che quel partito non può esimersi dall'esercitare.

Luciano Fasano

Luciano Fasano. Insegna Scienza politica e Processi decisionali all'Università di Milano. VRF all'ELSE dell'University College London. Responsabile dell'Osservatorio SISP sulle primarie. Fa parte della Segreteria provinciale del PD di Milano e della Presidenza nazionale di Libertàeguale. Twitter: @lmfasano66

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