Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Le bombe intelligenti
Armi di riformismo di massa
Europa: è tutta questione di sovranità

Continuare a dividersi tra rigoristi (e anche un po' egoisti) e ideologi della crescita (e anche un po' del debito) non riesce ormai a dare più sostanza e concretezza alla nostra attualità economica e politica.
In questo dialogo che sembra non avere mai passaggi dalla fase teorica a quella reale, la Grecia ha avuto il suo secondo turno (anche se con tappe un po' più dilatate rispetto a quelle francesi) e, dopo il voto di protesta, ha scelto di rimanere nell'Euro. Purtroppo questo buon risultato non è servito a compattare i governi della vecchia Europa. Così, da una parte Mario Monti ha dichiarato che si può guardare con più serenità al futuro anche se il risultato positivo delle elezioni non può bastare ai mercati; dall'altra Angela Merkel, smentendo in parte il suo ministro degli esteri, si è affrettata a dire che non esistono soluzioni alternative al rigore, che gli Eurobond sono la strada sbagliata e la Grecia deve rispettare i patti sottoscritti. Risulta chiaro, e non solo per queste dichiarazioni, che sbagliava di grosso chi si aspettava che dopo il voto gli investitori potessero dare fiducia all'Europa. E' del tutto evidente infatti che il governo tedesco (e non solo)non si fida della volontà di quello Greco di rispettare i patti di bilancio e fiscalità. Per questo usa tutta la sua forza e tiene strette le corde: prima pareggio di bilancio, poi Eurobond. La paura è che creare debito su altro debito possa far arrabbiare molto il popolo tedesco, che si troverebbe costretto a pagare interessi su debiti che attualmente non ha.
Certo, dall'altra parte c'è uno Stato che non ha mai brillato per efficienza e che ha truccato i bilanci per molti anni. Ma quanto conviene adesso continuare a guardare al passato? Soprattutto, non conviene a nessuno che la Grecia esca dall'Euro, neppure alla forte Germania. Parla chiaro, in tal senso, il dossier dei tecnici del ministero delle finanze tedesco, che prevede almeno cinque milioni di disoccupati in caso di disgregazione della moneta unica.
Questa è, a tutti gli effetti, la crisi dei nodi mai risolti; la crisi di un'Europa che è sempre in bilico tra il morire senza mai essere nata politicamente e il vivere come nuova e grande unione federale. E' l'impasse di un insieme di stati egoisti i cui governi ancora non riescono a comprendere che si diventerà unione politica solo attraverso importanti atti di fiducia e solidarietà tra stati membri, che possano costruire unità di intenti ed un progetto comune. Per questo occorre allentare il patto di fiscalità prevedendo che i paesi in sofferenza possano raggiungere il pareggio di bilancio con due anni di ritardo rispetto al previsto, in cambio di regole precise che diano garanzia di corretta trasparenza nella gestione economica dei bilanci e della spesa corrente. Non in ultimo si deve dare la possibilità di individuare investimenti strutturali da finanziare senza che soldi i soldi utilizzati vadano nel computo del deficit pubblico.
In poche parole quello che si chiede ai governi è di cedere tutti, attraverso un grande atto di fiducia, molta parte della loro sovranità e di prevedere l'istituzione di un ministero europeo dell'economia con pieni poteri di gestione delle finanze e dei bilanci dei singoli stati. Sarà così inevitabile per la Germania pagare qualcosa per salvare tutti, ma sarà anche inevitabile per Grecia, Spagna, Italia e tutti i paesi deboli, continuare e terminare con successo i compiti a casa (Monti docet).
Chi ritiene che il tempo sia infinito o che si possa galleggiare in questo modo a lungo si sbaglia di grosso. I grandi attacchi degli speculatori spesso avvengono in estate o durante i periodi di festività, quando non girano molti capitali in Borsa. La Lagarde e Soros hanno ragione quando affermano che l'Euro potrebbe avere tre mesi di vita, perché non possiamo sapere se Grecia, Spagna e Italia saranno in grado di reggere ancora aumenti notevoli degli spread tra i loro titoli di stato e quelli tedeschi e grandi perdite in borsa, soprattutto tra i titoli bancari.
Ora più che mai è il momento di fare presto.

Marco Esposito. Dal 2001 lavora per una grande multinazionale del credito e della finanza. Ha collaborato in passato con Libertà Eguale Milano. Iscritto al PD dalla sua nascita, ha lavorato nelle segreterie di Cinisello Balsamo e Sesto S. Giovanni. Ama il cinema e i gatti. Twitter: @Marco_Espo
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