Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

Le bombe intelligenti

Armi di riformismo di massa

Tutti liberali, pochi liberali

martedì 19 giugno 2012. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Luciano Fasano

Tutti liberali, pochi liberali

Il numero che la rivista Paradoxa (vol. VI, n. 1, gennaio/marzo 2012) ha recentemente dedicato all'analisi della prospettiva liberale nel contesto italiano, sotto la curatela di Gianfranco Pasquino, ha suscitato parecchie polemiche, che dalle pagine del Corriere della Sera sono approdate anche su quelle di qdR Magazine.

Prendendo visione del volume in questione e leggendone i diversi contributi, ciò che sorprende non è tanto il tono della polemica che ne è seguita (incentrata sul riconoscimento o meno di uno scarso tasso di liberalismo nei campioni che di questa prospettiva menano vanto sulle pagine della stampa italiana), quanto il fatto che tale polemica non è mai entrata nel merito degli argomenti proposti dagli autori dei diversi articoli della rivista.

Certo l'esercizio retorico a partire dal quale sono stati costruiti tali articoli ha in sé un elemento provocatorio: cosa direbbero alcuni classici del pensiero liberale, dalle sue origini alla contemporaneità, da Kant a Montesquieu, da Madison a John Stuart Mill, da Rawls a Tocqueville, fino a Keynes, se dovessero interrogarsi su quanto delle loro teorie è possibile ritrovare nelle posizioni sostenute dai liberali (o sedicenti tali … non volevo dirlo, ma mi è scappata …) italiani? Un esercizio affidato a esperti dei singoli autori, che senza dubbio ha mandato su tutte le furie alcuni dei giornalisti, studiosi e intellettuali direttamente o indirettamente finiti nel mirino, a cominciare da Piero Ostellino, che proprio con Pasquino è stato protagonista di uno scambio polemico sulle pagine del Corriere.

Ma se sfrondiamo questa discussione dalle punte polemiche, anche molto intense, che l'ha accompagnata, limitandoci a prendere sul serio i contenuti che sono posti all'attenzione nei diversi articoli della rivista, ci accorgiamo che qualche importante suggestione c'è. E più ancora che per i tanti liberali italiani che troppo spesso, dimentichi della lezione di Croce, associano il liberalismo al liberismo, la cui irritazione di fronte alle puntute pagine di Paradoxa non può che apparire umanamente comprensibile, per coloro - di converso - che negli ultimi due decenni si sono sforzati, da sinistra, di favorire un'evoluzione della propria cultura politica in un senso genuinamente liberale. Poiché se negli ultimi venti anni, nella politica italiana, l'evocazione del liberalismo è stata fra i refrain di maggiore successo, a destra come a sinistra, questa evocazione è stata forse troppo spesso accompagnata da un ricorso puramente strumentale alla prospettiva liberale. E ciò non ha trovato nei sostenitori del liberalismo da sinistra l'attenzione necessaria per sottoporre a dura critica questa disinvoltura concettuale e politica. Una cosa che oggi possiamo dire la sinistra di ispirazione liberale abbia poi finito col pagare duramente.

Dice Pasquino, nel suo articolo pubblicato da qdR (n. 61 del 15 maggio 2012), rivolgendosi ai sedicenti (ops … mi è scappata un'altra volta!) liberali italiani, che "sotto il cielo del pensiero politico e delle pratiche democratiche ci sono molte più idee liberali di quanto talvolta ne contempli la loro visione filosoficamente asfittica". Ed è vero, anche fuor di polemica, se si pensa che - come ha giustamente osservato da Ronald Dworkin in un suo famoso saggio, dal titolo Liberalismo - la teoria liberale condivide gli stessi principi costitutivi con molte altre teorie politiche, incluso il conservatorismo e il radicalismo, anche se si distingue da queste attribuendo una diversa importanza relativa a tali principi. Dworkin di qui prende le mosse per arrivare a sostenere che la teoria liberale si fonda su una nozione costitutiva di eguaglianza, che egli intende in chiave sostanziale come equal concern (eguale considerazione e rispetto) e che è connaturata alla concezione di cittadinanza su cui poggiano le liberademocrazie contemporanee. Molti potranno non essere d'accordo. Ma è evidente come la teoria liberale costituisca un punto di snodo fondamentale della riflessione politica sui rapporti fra istituzioni, cittadini e corpi intermedi che ha profondamente influenzato, e continuerà ad influenzare, la nostra visione della democrazia, ponendoci di fronte ad interrogativi ineluttabili sul suo corretto funzionamento.

Questo, a mio avviso, è ciò che tenta di fare il numero della rivista Paradoxa dedicato ad una riflessione critica sui liberali italiani. E stupisce che in risposta a queste pagine, parte della polemica - penso soprattutto alla replica di Ostellino a Pasquino, sempre sul Corriere - si sia incentrata sulla figura di Berlusconi. Non vi è dubbio che la legittimazione che il Tycoon italiano ha per lungo tempo tratto da coloro che ne decantavano le virtù liberali abbia rappresentato una viva e stridente contraddizione con gli ideali normativi della cultura liberale. Ma che una riflessione sui punti principali del programma liberale (dalla separazione dei poteri al conflitto di interessi, dalla tolleranza religiosa al pluralismo associativo, dalla libertà di informazione alla tutela della privacy individuale) venga esclusivamente ricondotta al confronto con la figura di Berlusconi è sintomatico di quanto alcuni esponenti del liberalismo italiano fatichino loro stessi per primi ad intendere pienamente la portata potenziale della proposta politica liberale.

Il nostro paese ha straordinario bisogno di un liberalismo genuinamente inteso, sul piano filosofico e su quello politico. Un liberalismo utile a destra quanto a sinistra. Il numero di Paradoxa dedicato a "Liberali, davvero!", con uno stile critico ad un tempo puntuale e ironico, invita ad una riflessione sulle coordinate di una prospettiva liberale che in Italia fatica ad affermarsi nei suoi aspetti costitutivi, e che troppo spesso viene macinata all'interno di una disputa politica puramente strumentale e sterile. Forse varrebbe la pena prendere sul serio questa critica. E tornare a ragionare su quanto ancora di incompiuto vi sia di un liberalismo che, nel nostro paese, stenta a trovare cittadinanza.

Luciano Fasano

Luciano Fasano. Insegna Scienza politica e Processi decisionali all'Università di Milano. VRF all'ELSE dell'University College London. Responsabile dell'Osservatorio SISP sulle primarie. Fa parte della Segreteria provinciale del PD di Milano e della Presidenza nazionale di Libertàeguale. Twitter: @lmfasano66

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