Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

Bar Sport

L'unica saggezza è quella del popolo

Berlinguer, riposa in pace

martedì 12 giugno 2012. Categoria: Bar Sport, Autore: Antonello Paciolla

Berlinguer, riposa in pace

Oggi sono ventotto anni che Enrico Berlinguer non c'è più, ma l'affetto per la sua figura e il rimpianto per la sua scomparsa sono ancora evidenti. Si avverte ancora la presenza di una connessione sentimentale che non accenna a diminuire e che non ha eguali nella storia della sinistra italiana.

Forse è utile interrogarsi sul perché di tutto questo: la sua figura severa e dolce allo stesso tempo, la sua riservatezza non altera ma gentile non bastano certo a spiegare l'enorme popolarità di cui ha goduto e gode ancora Berlinguer. E' chiaro quindi che questo profondissimo legame affettivo ha anche molto a che fare con l'azione politica del leader comunista.

Ed è proprio qui che appaiono delle contraddizioni che è bene approfondire, perché dicono molto su quello che oggi la sinistra italiana riesce (o non riesce) a essere. Il bilancio politico del Berlinguer segretario del Pci fu più negativo che positivo: nella sua azione, come tutti sanno, si possono riconoscere due fasi. Prima quella della ricerca del "compromesso storico" con la Dc, poi, dopo la fine tragica della stagione del compromesso, la fase di "splendido isolamento" del Pci.

Non è certo questa la sede per tracciare un giudizio storico approfondito su Berlinguer. Ma la natura della sua sconfitta dovrebbe essere, credo, chiara a tutti: rifiutandosi di portare fino alle logiche conseguenze l'evoluzione della sinistra italiana, contestando in modo durissimo chi chiedeva l'ovvio rifiuto del comunismo in favore  della socialdemocrazia, Berlinguer è stato uno splendido frenatore della modernità. E proprio nel rifiuto di quella modernità e nella critica senza appello al capitalismo (incomprensibile, se si pensa che lo stesso Berlinguer considerava comunque fallito il modello sovietico) cercò prima l'alleanza con i democristiani, provando a creare un blocco conservatore in grado di frenare le spinte modernizzatrici. Poi, con il fallimento di quella strategia, si rifugiò in un isolamento sterile e quasi settario: una fase iniziata col famoso discorso sulla "questione morale", che incredibilmente oggi viene giudicato "d'attualità", senza considerare quanto invece fosse un'inversione spericolata e incoerente. Berlinguer denunciava con fermezza lo stesso sistema con cui aveva cercato ossessivamente la convergenza fino a pochissimo tempo prima.

Perché una tale incoerenza è stata sempre premiata dalla popolarità, nel passato, e ancora oggi? Perché Berlinguer incarnava il mito della purezza assoluta, di un'adesione romantica all'ideologia che creava una sospensione quasi ipnotica del giudizio sulla realtà. Grazie a Berlinguer il comunismo è riuscito a sopravvivere in Italia fino agli anni Ottanta inoltrati, mentre tutto il mondo occidentale sperimentava un'ubriacatura di modernità.

Gli attuali leader del Partito Democratico sono, politicamente, tutti figli di Enrico Berlinguer, cresciuti nell'adorazione del suo mito. Quasi nessuno di loro è mai riuscito a emanciparsi dal legame con questo genitore adorato e ingombrante: l'unico vero, storico leader del centrosinistra consapevole degli errori di quella stagione è proprio colui che ha passato decenni a cercare di correggerli, quasi da solo, e cioè Giorgio Napolitano. Dai suoi insegnamenti e dal suo esempio la sinistra italiana dovrebbe cercare di trovare spunti e visioni, più che dall'adorazione acritica (senza voler mettere in dubbio la necessità di ricordare e anche di provare affetto) di un'esperienza consolatoria e fallimentare. I figli di Berlinguer sono sempre stati, per ragioni dinastiche, impossibilitati a farlo. Ma, come la storia ci insegna, nessuna dinastia è eterna, e nessuna strada è tracciata per sempre.

Antonello Paciolla

Antonello Paciolla. 27 anni, laureato in Psicologia, un Master in Marketing e Comunicazione. Iscritto al Pd dal 2010, dal 2011 è segretario del circolo di Noicattaro, cittadina in provincia di Bari dove vive tuttora. Scrive sul suo blog (What is Left?). Twitter: @apaciolla

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