Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

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L'asse Monti-Hollande

martedì 12 giugno 2012. Categoria: Visti da qui, Autore: Elisa Filippi

L'asse Monti-Hollande

Il prossimo 14 giugno è previsto  il vertice fra il Presidente francese Hollande ed il presidente del consiglio Monti a Roma.

L'incontro avviene in un clima teso, reso sempre più pericoloso dall'avvitarsi della situazione spagnola e in un momento in cui i rispettivi leader sentono la pressione elettorale molto vicina e il fiato sul collo dell'America che dall'altra sponda dell'Atlantico è tornata a invocare per l'Europa l'adozione di misure urgenti per la crescita.

L'appuntamento è dunque prezioso e rappresenta solo uno dei passi che Monti sta cercando di compiere in vista del Consiglio Europeo di fine giugno.

Hollande, che appare uscire rafforzato dalle urne, resta tuttavia prigioniero delle sue promesse elettorali non riesce a ricreare una coppia franco-tedesca per permettere all'Europa di trovare lo slancio necessario a superare questo crinale. Il compito che spetta a Monti non è di quelli semplici: se da una parte deve mediare con Merkel per l'introduzione della golden rule, raccogliendo il consenso della Francia, allo stesso tempo deve persuadere il Presidente Francese, eletto sulla base di una piattaforma ambigua, a procedere con la ratifica del fiscal compact.

Il nodo, come noto, è abbastanza chiaro: la Germania, ( e con essa buona parte dei Paesi dell'nord), non ha nessuna intenzione di  condividere il"finanziamento" del debito dei Paesi mediterranei, in assenza di un passo ulteriore verso un'integrazione delle politiche fiscali e budgetarie che ne garantirebbe il rispetto.

Inutile nasconderlo, con il fiscal compact ciò che è in gioco è una parziale cessione di "sovranità" nazionale nei confronti di una politica elaborata sempre più in sede europea. E rispetto a questo scenario Hollande appare essere ancora piuttosto freddo.

In questo contesto, il PD deve ritrovare l'orgoglio e le ragioni storiche del proprio essere europeista, e sostenere il governo Monti indicando proprio nel rafforzamento delle istituzioni europee, che passa ma non si esaurisce nella ratifica del patto fiscale, l'unica soluzione al superamento di questa crisi epocale: o imbocchiamo la via del federalismo e lavoriamo per degli Stati Uniti d'Europa o scivoliamo indietro verso una strada alle cui estremità vi sono le paludi maleodoranti dei nazionalismi e della frammentazione.

Monti, che sta svolgendo un ruolo cruciale nella negoziazione europea, appare talvolta stretto in una logica contabile che deve cedere il passo ad un'azione ispirata a ricreare fiducia nel sistema Italia con misure concrete, prospettive certe e di breve periodo, interventi riformatori ed innovatori.  La stima indiscussa di cui gode personalmente in Europa non basta più di fronte allo scontro di linea tra i dirigenti di Francia e Germania e soprattutto non è più sufficiente a garantire la credibilità dell'Italia in cui il sostegno al governo viene strumentalmente messo in discussione ed in cui i movimenti euroscettici stanno acquisendo forza. L'Italia è chiamata a fare la sua parte, non aprendo il dibattito su un voto anticipato, ma  contribuendo alle riforme con dei risultati concreti.

Il PD deve usare ogni leva per indirizzare il governo verso un'azione di creazione di ricchezza, di mobilitazione e recupero di risorse. Ad esempio: bene la golden rule per ammorbidire il patto di stabilità interno e liberare risorse per gli enti locali ed il credito alle imprese, bene i project bonds per sostenere investimenti ed infrastrutture, si alla proposta di una Banca Centrale Europea come la FED che possa finziare direttamente gli Stati dell'area euro.

Ma sappiamo bene da questa crisi non si potrà uscire solamente con l'immissione di più liquidità nel sistema, né possiamo permetterci di fare leva sull'aumento della spesa pubblica incrementando il debito:  l'urgenza è quella di ripensare il paradigma della crescita.

"Mission growth" deve essere l'obiettivo della riflessione programmatica del PD.  Si organizzi una task force  per facilitare l'utilizzo dei fondi strutturali, si taglino i "red tapes" e si lascino volare alto le industrie europee sostenendole in quei mercati ancora di difficile accesso.

L'insofferenza della gente cresce e la richiesta di cambiamento è palpabile nell'aria: impossibile evitare di sentire il vuoto di prospettive lasciato dall'attuale classe politica. Che il PD si riappropri di questo spazio, facendosi interprete di un coraggioso piano riformatore per rivoluzionare l'Italia e costruire un' Europa più forte, capace di essere solidale e competitiva.  Quel sogno che i nostri Padri fondatori avevano immaginato, e che noi tutti, a partire dalle nuove generazioni,  ci meritiamo di vivere.

Elisa Filippi

Elisa Filippi. Lavora a Bruxelles, dove si occupa di politiche europee di interesse urbano. Attiva nei comitati di costituzione del Pd, è iscritta al Pd del Trentino.

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