Settimanale di propaganda riformista

numero 108 del 18 giugno 2013

Le bombe intelligenti

Armi di riformismo di massa

L’euro: la democrazia fatta moneta

martedì 12 giugno 2012. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Giuseppe D'Amico

L’euro: la democrazia fatta moneta

Per gli stati membri dell'unione monetaria, la nascita dell'euro nel 1999 ha segnato la fine del nazionalismo monetario e della manipolazione discrezionale del tasso di cambio. In altre parole, con l'euro la maggior parte dei paesi dell'Europa ha perso la possibilità di manovrare la propria valuta al servizio delle esigenze politiche del momento.

L'attuale crisi del debito pubblico è lì a dimostrarlo: per la prima volta nella storia, i paesi europei sono costretti ad affrontare la crisi senza il meccanismo svalutazione/inflazione, che nel passato aveva permesso di rinviare le riforme strutturali necessarie per la reale risoluzione dei problemi.

Nel dibattito corrente, non è riconosciuto a sufficienza che la crisi in corso è la conseguenza delle sconsiderate svalutazioni discrezionali del cambio (denominate in maniera del tutto erronea "competitive") che hanno comportato una sistematica evasione dai veri problemi che avrebbero dovuto essere risolti.

L'euro sta quindi rivelando la sua natura di strumento capace di disciplinare la politica, e di rafforzarne, non indebolirne, la natura democratica: cosa c'è di democratico nel rinviare il conto da pagare a generazioni future che non possono dire la loro con il voto?

Basta guardare a ciò che è successo in Italia (storicamente dedita alla "svalutazione competitiva"): nel giro di qualche giorno è cambiato il governo, e in pochi mesi sono state realizzate riforme che fino a poco tempo prima sarebbero state etichettate come politicamente irrealizzabili (pareggio di bilancio, riforma delle pensioni, lotta all'evasione, seppur timide liberalizzazioni). In assenza dell'euro, anche in quest'occasione i politici avrebbero intrapreso la strada più agevole della svalutazione e quindi dell'inflazione, ossia il sotterfugio più ingiusto, subdolo, invisibile e iniquo, con il solo obbiettivo di perseverare negli errori che avevano creato la crisi stessa.

Grazie all'euro, una diminuzione della competitività, ovvero una crisi economica e/o di solvibilità del debito pubblico, richiede interventi rapidi e concreti. La moneta unica preme affinché i problemi non siano rimandati alle generazioni successive; costringe a ricercare la competitività non attraverso l'artifizio della svalutazione della propria moneta, ma attraverso un continuo e concreto recupero di efficienza della struttura economica, sociale e giuridica.

Che la strada della competitività non sia quella della svalutazione lo dimostra al di là di ogni dubbio la Germania: il Paese più competitivo d'Europa ha ottenuto questo risultato non già attraverso svalutazione e inflazione, bensì grazie a una moneta stabile e solida, che ha spinto l'intero sistema sulla strada dell'efficienza e delle riforme. I risultati diversi fra la Germania e l'Italia sono davanti agli occhi di tutti.

Dobbiamo ora prendere coscienza del fatto che, a via di rinviare i problemi alle generazioni future - ci piaccia o no -  siamo arrivati al punto: quella "generazione futura" è la nostra generazione. Ci illuderemmo se pensassimo di poter imitare i nostri predecessori, rinviando ancora. E abbiamo imparato sulla nostra pelle quanto il rinvio sia, oltre che economicamente irresponsabilmente, moralmente ingiusto.

In questa assunzione di responsabilità siamo aiutati dall'euro, che  mette un freno ai soldi facili per i governi, e allo stesso tempo limita e disciplina l'arbitrarietà dei politici. In questo senso la nostra moneta unica è intrinsecamente democratica in quanto (citando Mises) il controllo democratico è il controllo di bilancio; lo Stato ha una sola fonte di reddito, le tasse, e nessuna tassazione è legale senza il consenso dei cittadini espresso attraverso i loro parlamenti. La tassa da inflazione è fondamentalmente antidemocratica, perché al di fuori del controllo dei cittadini. La capacità dell'euro di interdire la via (apparentemente) facile della svalutazione/inflazione aiuta i cittadini e la democrazia.

Giuseppe D'Amico

Giuseppe D'Amico. Laurea in Economia Politica, specializzazione in Finanza, ha approfondito i temi dell'individualismo metodologico e della crisi economico-finanziaria cominciata nel 2007. Ha lavorato all'estero e adesso in Italia, per un gruppo bancario internazionale.

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