Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013A letto con Marx
Il primo amore non si scorda mai
Non c’è equità senza merito

La scorsa settimana è stata caratterizzata anche dal dibattito sulle proposte per il merito che Profumo sta elaborando (a proposito, Signor Ministro: a quando l'articolato definitivo?). Il provvedimento per quel che riguarda la scuola appare purtroppo abbastanza timido, ma essendo al momento solo in bozza non ha senso commentarlo nel dettaglio. Si può commentare invece il dibattito, che è molto illuminante.
L'iniziativa del ministro - infatti - è stata investita da un fuoco (amico) preventivo. Si è colpita la bozza, che di solito viene fatta circolare proprio per raccogliere le osservazioni degli interlocutori (le forze politiche e sociali, alcuni selezionati addetti ai lavori). È capitato in passato che queste bozze venissero diffuse, ma mai che io ricordi (nemmeno ai tempi del fantomatico "concorsone" che causò l'allontanamento dell'allora ministro Berlinguer) si è scatenata una tale dose di critiche per un provvedimento ancora da perfezionare.
Una reazione così sproporzionata da cosa può essere causata? Spero non da un male inteso egualitarismo, che vede nel merito il nemico da abbattere; in particolare nella scuola, dalla quale qualsiasi forma di comparazione deve essere esclusa. Perché "comparazione" fa rima con "competizione" e la competizione spaventa. Anche quella con se stessi. Invece, come ha scritto recentemente Marco Rossi-Doria, "valorizzare il merito significa dare fiducia ai ragazzi portandoli prima di tutto ad accettare la sfida e la competizione con se stessi. Per rafforzare le loro parti deboli e sviluppare quelle forti, per scoprire le loro parti nascoste".
Nel criticare il provvedimento sul merito il Pd precisa di non essere contro il merito: è solo che "non c'è merito senza equità". Ma il punto è che la valorizzazione del merito è esattamente uno degli strumenti per rendere più equa la società, ovvero che andrebbe ribaltato l'assunto: non c'è equità senza merito.
Dietro lo stop al decreto potrebbe esserci anche la solita paura dei "nemici a sinistra". Il Pd ha giustamente provato in questi anni a dialogare con movimenti e partiti potenzialmente alleati, ma è arrivato il momento di prendere atto che non li si può seguire proprio ovunque, anche su terreni impraticabili per una forza che si dice di governo. Anche perché queste forze non si fanno gli stessi scrupoli, non ci trattano con eguale rispetto come dimostrano anche le uscite di Di Pietro di questi giorni.
A conferma basti l'ultimo accadimento: il Pd approva una discreta legge sulla governance che si aspettava da tempo e quei partiti e movimenti non esitano a lucrare consenso tra i più scontenti con un appello contro quella stessa legge. Per cambiarla? No, per bloccarla! Non sarebbe meglio, piuttosto che inseguire costoro, cercare un rapporto più stretto con chi la scuola la vuole cambiare veramente?
Dunque il decreto non dovrebbe preoccuparci troppo. Ma in quel provvedimento ad oggi sospeso c'è (o forse c'era: vedremo) soprattutto altro, in particolare sulla valutazione e sulla subordinazione ad essa di alcune scelte. Anche quelle che attengono alla premialità, certo, ma questo non dovrebbe spaventare un partito di sinistra.
Parliamo di soldi pubblici e lo Stato ha il dovere, prima che il diritto, di verificare il buon funzionamento delle proprie scuole; questo passa anche attraverso una valutazione del personale e dei dirigenti che hanno il compito di farle funzionare nel migliore dei modi. Cosa che oggi non avviene, occorre ribadirlo. Ce lo dicono gli indicatori nazionali e internazionali: dispersione scolastica, diseguaglianze, esiti non all'altezza dei paesi a noi più affini, livello del titolo di studio che si trasmette di madre in figlio, come fosse un tratto del DNA.
Rimuovere tutto questo senza guardare in faccia a nessuno è di sinistra, lasciare le cose come stanno, prima che di qualsiasi colore politico, è profondamente ingiusto e irresponsabile.

Marco Campione. Socio e fondatore di Noveris Srl, si occupa di politiche formative. Ha scritto di politica scolastica su Europa e su alcune riviste on line del settore; è anche nella redazione de IMille. In segreteria del Pd lombardo, ha la responsabilità del settore Scuola e Università. Il suo blog è Champ's Version. Twitter: @marcocampione
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