Settimanale di propaganda riformista

numero 108 del 18 giugno 2013

A letto con Marx

Il primo amore non si scorda mai

D’Alema e il semipresidenzialismo immaginario

martedì 29 maggio 2012. Categoria: A letto con Marx, Autore: Gianfranco Pasquino

D’Alema e il semipresidenzialismo immaginario

Il coniglio del semipresidenzialismo era appena stato estratto dal cappello del non tanto premiato duo "Alfano-Berlusconi" che D'Alema dichiarava, secondo il "Corriere della Sera" (25 maggio 2012, p.9): "io non avrei nulla in contrario. Del resto questa era proprio la proposta di riforma costituzionale su cui stavamo lavorando ai tempi della Bicamerale". Più precisamente, il semi-presidenzialismo venne approvato con un voto che chiamerò di "sberleffo" grazie all'irruzione nella Commissione della Lega che voleva boicottarne i lavori. E, in pratica, vi riuscì. Allora, D'Alema era tutt'altro che semipresidenzialista, ma fin troppo fermamente parlamentarista. Da qualche tempo sembrava anche essersi assestato sul sistema elettorale proporzionale di tipo tedesco. Invece, nella stessa intervista dichiara: "Quanto al doppio turno, sanno tutti che noi siamo favorevoli, e non da ora, a questo sistema elettorale: abbiamo anche presentato una proposta di legge in questo senso". Per chiarezza, la proposta di legge del Partito Democratico che recepisce la decisione presa da una maggioranza dell'Assemblea Nazionale annacqua alquanto il doppio turno francese con vari ammennicoli, fra i quali il diritto di tribuna, ovvero di accesso alla poltrona parlamentare, per tenere buoni buoni gli eventuali partitini di sinistra e i loro leaderini.

Il "non da ora" di D'Alema e dei post-comunisti merita, però, una precisazione. Infatti, quando, nella legislatura 1994-1996, nella mia qualità di Senatore dei Progressisti, a fronte dell'immobilismo proprio di quello schieramento, redassi e presentai un disegno di legge sulla falsariga del doppio turno francese, si verificò un interessante fenomeno. Chiesi ai senatori del gruppo dei Progressisti di firmarlo e ottenni una cinquantina di firme o poco più. Il testo è stampato e reperibile negli archivi del Senato. Dopodiché, alquanto irritato, senza darmene nessuna comunicazione, il capogruppo Cesare Salvi incaricò la segretaria del gruppo Senatrice Silvia Barbieri di "convincere" i senatori firmatari a ritirare la loro firma. Purtroppo per loro, più di una ventina lo fecero. Onore a quelli che resistettero alle pressioni. Ma il punto è che il segretario del Partito Democratico di Sinistra, al quale erano iscritti sia Salvi sia Barbieri, era proprio Massimo D'Alema. Il suo essere favorevole "non da ora" deve, dunque, essere cominciato dopo, alquanto dopo.

Già allora si parlò di uno scambio virtuoso: a Berlusconi l'elezione popolare del Presidente della Repubblica in cambio del doppio turno desiderato dai Progressisti. Non se ne fece niente perché Berlusconi temeva il doppio turno, ma anche perché nello schieramento dei Progressisti molti (compresi quelli che negoziarono allora con il Polo della Libertà) sono molti a non volere nessuna forma di presidenzialismo. Per onestà e anche per evitare di mandare insegnamenti negativi che trasudano opportunismo istituzionale, sarebbe meglio che il segretario Bersani non affermasse che non ci sono i tempi, ma si confrontasse punto per punto con la proposta del PdL esigendo la via rapida per l'approvazione della legge elettorale a doppio turno in concomitanza con il completamente della prima lettura della riforma costituzionale. Quanto a D'Alema, resta libero di combattere nel Partito Democratico in maniera aperta e con coerenza la sua battaglia a favore del semipresidenzialismo francese. Meglio tardi che mai.

Gianfranco Pasquino

Gianfranco Pasquino. Già allievo di Bobbio e di Sartori, è Professore di Scienza Politica nell'Università di Bologna. I suoi libri più recenti sono La rivoluzione promessa. Lettura della Costituzione italiana (Pearson 2011) e Politica è (CasadeiLibri 2012).

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