Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

A letto con Marx

Il primo amore non si scorda mai

Gli strateghi del Pd

martedì 29 maggio 2012. Categoria: A letto con Marx, Autore: Dario Parrini

Gli strateghi del Pd

Un grande connubio di progressisti e moderati che vada da Casini a Vendola, e che abbia il Pd  in posizione baricentrica, può essere forse una buona trovata declamatoria e uno slogan eccellente, ma come proposta politica è debolissima: se ha qualche probabilità di funzionare in termini elettorali, non ne ha alcuna di produrre un'incisiva ed efficiente azione di governo.

Andrebbero letti in questa chiave l'ultimatum rivolto sabato al Pd da Di Pietro e Vendola e il commento di Rosy Bindi a questa presa di posizione, apparso  il giorno successivo in un'intervista sulla "Repubblica". Quel che la Bindi (e Franceschini, Bersani, D'Alema ecc.) hanno in mente è chiaro da tempo. E da tempo lo dicono: una grande intesa simil-ciellenista (Franceschini docet) che comprenda tutto ciò che sta tra Sel e l'Udc. Qualcosa che abbia confini più larghi della stessa Unione. Evidentemente a pensare che l'esperienza catastrofica del 2006-08 ci avesse immunizzato per sempre dalla tentazione delle maxi-alleanze improduttive sbagliavamo. Bindi e gli altri dicono che serve l'embrassons-nous perché c'è da salvare il Paese devastato da vent'anni di berlusconismo. Un Paese che a loro avviso col 51% non si governa (dal punto di vista degli schemi interpretativi siamo cioè fermi agli articoli di Berlinguer sul Cile. Anno di grazia 1973. Il mondo era un po' diverso e "Rinascita" era la rivista del Pci).

In realtà abbiamo già visto in questi giorni un assaggio di quel che accadrebbe se cogliessimo così la vittoria: l'ala sinistra della coalizione (Sel e Idv) sarebbe continuamente in lite con l'ala destra (Udc e forse altri). Il Pd, notaio triste di questa inconciliabilità tra forze troppo diverse, non riuscirebbe in alcun modo a spezzare il circolo vizioso, e, con ogni probabilità entro il 2015,  pagherebbe per tutto ciò un prezzo altissimo, perdendo un'ingente quantità di voti (come successe nel 2007) e riconsegnando anticipatamente l'Italia a una destra nel frattempo deberlusconizzatasi e rivitalizzatasi.

Vogliamo troppo bene al nostro partito per augurargli questo. Ha poco senso dire che con Idv e Sel ci si può alleare per le politiche perché con essi ci si è alleati alle amministrative. Le giunte comunali non devono realizzare le riforme del fisco, del costo del lavoro, della spesa pubblica e della pubblica amministrazione. Non devono ristrutturare il welfare  e la scuola. Non influiscono, o influiscono poco, sulla competitività e innovatività del sistema produttivo. Non determinano la politica estera di un Paese né promuovono riforme elettorali o istituzionali. E poi anche in comuni, province e Regioni il cosiddetto spirito di Vasto sta mostrando delle crepe.

Basta dare uno sguardo alla Toscana: nell'area livornese e ad Arezzo la decisione se fare o non fare un rigassificatore o un termovalorizzatore ha prodotto una rottura di maggioranza. In Provincia di Firenze il piano dei rifiuti ha lesionato i rapporti tra Pd e sinistra radicale. A livello regionale, a metà settimana il Presidente Rossi dice una cosa sulla questione decisiva degli aeroporti, e nel fine settimana il suo assessore all'urbanistica, dell'Idv, lo contraddice non includendo la sua ipotesi in nessuna delle ventiquattro (24!) presentate durante un convegno. Al pari della Bindi, anche lo stesso presidente della Regione Enrico Rossi, che pure è un ultrà della prima ora della foto di Vasto, incontrando Vendola è costretto ad asserire che l'alleanza di sinistra va fatta, ma abbandonando l'ambientalismo aprioristico che impedisce le grandi opere.

Peccato che questo sia velleitarismo puro: questo tipo di ambientalismo è uno dei tratti identitari irrinunciabili delle forze con le quali Rossi pensa che il Pd debba governare l'Italia. Chiedere a Idv e Sel di farne a meno sarebbe come chiedere a Grillo di rinnegare il populismo. La verità è che l'accresciuta volubilità elettorale e l'imminente ingresso in campo di nuove offerte politiche dovrebbero spingere il Pd a  un deciso e radicale cambio di marcia e a promuovere una grande iniziativa maggioritarista, affrontando la questione delle alleanze non a partire dalle etichette, ma a partire dalle proprie proposte per l'Italia.

Dario Parrini

Dario Parrini. Sindaco di Vinci (Firenze) dal 2004, è laureato in Scienze Politiche. Dal 2001 al 2004 ha lavorato presso l'Ufficio Acquisti Non Alimentari di Coop Italia. Twitter: @DarioParrini

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