Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Visti da qui
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L'originalità di Ed Miliband

C'è un sottile filo rosso che collega diverse recenti occasioni elettorali e fa parlare di una 'rinascita di maggio' della sinistra in Europa? E' possibile collegare e comprendere concettualmente, in una tendenza unica e uniforme, la vittoria di Hollande in Francia contro il centrodestra di Sarkozy, la ripresa laburista nel Regno Unito a danno del coalition government, il crollo della Merkel e della sua politica dell'austerità a vantaggio della Spd in Nordreno-Westfalia e i pur discutibili successi del centrosinistra in Italia contro una disfatta senza precedenti del Pdl? E' vero che la ciclicità delle trasformazioni politico-elettorali oramai va compresa e analizzata su scala sovranazionale e non più nazionale?
In attesa di più attendibili appuntamenti elettorali nel 2013, la tentazione è forte ma la prudenza d'obbligo: troppo diversi e difficili da comparare sono gli eventi, per quanto indicativi e non frutto di pura coincidenza. Senza dubbio, però, il caso inglese merita un'attenzione particolare e considerazioni ulteriori. Agli oltre 800 seggi conquistati dal Labour, con successi forse anche inaspettati in Scozia e Galles, fa da contraltare la sconfitta di Ken Livingstone a Londra contro un campione dell'antipolitica, pur schierato a destra, come Boris Johnson. E il successo di una strategia, quella di Ed Miliband, su cui pochi avrebbero scommesso una sola sterlina, come è stato più volte ricordato da diversi media britannici.
Il giovane Miliband non può essere paragonato a vecchie volpi della politica, e non solo per l'età anagrafica - 40 anni contro i 60 circa di Hollande e Bersani, tanto per fare due esempi - ma per l'idea che ha della politica e della sua funzione. Che è una negazione della politica concepita dalla generazione più anziana. Forse - si perdoni il parallelismo ardito - Miliband è più simile a un Pizzarotti e alle fortune elettorali, che non paiono effimere, di certi movimenti locali che ai suoi omologhi dei partiti di centrosinistra. Non per screditare la strategia politica di Miliband, ma per caratterizzarla nel suo senso più pieno e comprendere le ragioni di una ripresa talmente immediata e sorprendente - a soli due anni da una pesante sconfitta elettorale - che annovera lo schiacciante successo elettorale alle amministrative di maggio 2012, con l'importante conquista di Birmingham, un incremento considerevole del tesseramento e il dietro-front delle fronde interne al partito avverse alla leadership di Miliband e alla sua effettivamente interminabile policy review. Ora Miliband è più forte all'interno del suo stesso partito, ancora prima che nei sondaggi che lo paragonano ai leader degli altri partiti.
Miliband, a differenza di altri centro-sinistra europei un po' veterosocialisti e spesso appiattiti sui sindacati, sta sgretolando la politica laburista dall'interno, alla ricerca del consenso della middle-class inglese disillusa dalla politica ufficiale, di qualsiasi colore o appartenenza. Il leit-motiv impolitico con cui viene aggredito il centro-destra al potere è quello dell'out of touch, che non a caso era frase principe anche del dizionario neolaburista. La politica di Cameron e Clegg 'non capisce', riprendendo il Blair migliore del '97, quello che attaccava la politica tout court e con/fondeva il partito, se stesso e la società britannica in un continuum indistinto.
Il Miliband di questi giorni, che non ci stancheremo mai di identificare come figlio naturale del neolaburismo, forse in maniera ancora più marcata del fratello maggiore perché ispirato ai principi del neolaburismo più che ai suoi valori, riporta la politica sulla porta di casa, e parla di bollette, di pieni di benzina, della piccola criminalità che non consente di camminare in strada di sera. Ma non in quanto esempi di una visione politica, ma sostanza della visione stessa, che talvolta, nella sua semplicità, sembra riecheggiare lo scambio di battute tra amici che si incontrano per caso. Tutto ciò può far storcere il naso o sembrare discutibile, ma è un segnale forte nei confronti dell'elettorato britannico, che non si è esattamente recato in massa alle urne alle recenti amministrative. Altrettanto, non sembra un segnale casuale che una delle prime reazioni pubbliche di Miliband all'indomani del successo elettorale sia stato il divieto di inutili trionfalismi, costume di una politica definita inesorabilmente 'vecchia', e, soprattutto, la verifica politica nei comuni in cui il Labour ha ottenuto un basso consenso.

Paolo Donadio. Ricercatore di Linguistica inglese della Federico II, Napoli. Si occupa dei fenomeni di ibridazione del discorso politico e dell'interazione tra lingua e identità politica (Il partito globale. La nuova lingua del neolaburismo britannico, Franco Angeli 2005).
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