Settimanale di propaganda riformista

numero 103 del 14 maggio 2013

Bar Sport

L'unica saggezza è quella del popolo

Aritmetica o politica?

martedì 22 maggio 2012. Categoria: Bar Sport, Autore: Dario Parrini

Aritmetica o politica?

Nei ventisei comuni capoluogo di provincia in cui si è votato nelle ultime due settimane, il centrosinistra passa da nove sindaci a quindici (più sei). Il centrodestra da sedici a sette (meno nove). In dettaglio: il Pd da 9 a 13 e il Pdl da 15 a 6. La Lega Nord resta con 1 sindaco. L'Udc passa da un sindaco a due. 5 Stelle, Idv e Sel da 0 sindaci a 1 sindaco. Le civiche da 0 a 1 (a Belluno).

Nonostante l'indubbio successo, non si può né conviene tacere che il Partito democratico ha perso voti in termini assoluti (quasi centomila) e che, così come era avvenuto nelle amministrative del 2011, esce da quelle del 2012 con risultati insoddisfacenti nelle grandi città, di cui è evidente il peculiare peso specifico.

Nell'arco di un anno, dal maggio 2011 al maggio 2012, si è votato in dieci capoluoghi di regione: Torino, Milano, Trieste, Bologna, Napoli, Cagliari, Genova, Palermo, L'Aquila, due volte a Catanzaro.

Si partiva da una situazione, determinatasi nel 2006 e nel 2007, di sei comuni capoluogo di regione in mano al centrosinistra contro quattro in mano al centrodestra (Milano, Trieste, Cagliari, Palermo). I sei comuni a guida centrosinistra erano tutti con sindaco Pd: Chiamparino a Torino, Delbono a Bologna, Russo Iervolino a Napoli, Vincenzi a Genova, Olivo a Catanzaro, Cialente all'Aquila. Dopo i ballottaggi di ieri, siamo nove a uno per il centrosinistra, che ha ovunque ripreso quel che aveva, tranne che a Catanzaro (dove Salvatore Scalzo ha perso nel 2011 con Traversa e riperso, salvo ricorsi, nel 2012 con Abramo).

Nelle pieghe di questo 9 a 1 c'è un elemento che salta agli occhi: i sindaci del Pd, adesso, sono scesi da sei a quattro: Fassino a Torino, Merola a Bologna, Cosolini a Trieste, Cialente all'Aquila. Se nel 2006-07 il 100% dei comuni conquistati dal centrosinistra aveva un sindaco Pd, nel 2011-12 questa percentuale si è ridotta al 44,4%. I sindaci di centrosinistra nei capoluoghi di regione sono per la maggior parte, ed è la prima volta che accade, di un partito diverso dal Pd: due dell'Idv (Orlando a Palermo e De Magistris a Napoli, entrambi vittoriosi senza l'appoggio del Pd) e tre di Sel (Doria, Pisapia e Zedda, tutti sostenuti dal Pd, sconfitto nelle primarie di coalizione).

Non vuol dir niente questo?

Altro dato da tenere in considerazione: se si considera l'insieme dei capoluoghi di provincia, cresce il numero di sindaci riconducibili a forze collocate al di fuori degli schieramenti principali (Grillo, Udc, le liste civiche raccoltesi attorno a Jacopo Massaro a Belluno). Una tempesta ha investito la scena politica.

Il segretario del Pd parla di affermazione "senza se e senza ma" del proprio partito. Esagera? Un po' sì, per quanto abbia ragione a non dar credito all'idea del "tutti hanno perso". Sarebbe quanto mai utile un'analisi lucida e rigorosa. Per due motivi: perché i dati a cui precedentemente si è fatto cenno sono ineludibili; e soprattutto perché la strada verso le prossime politiche, in calendario tra meno di un anno, sarà piena di curve pericolose e di imprevisti.

Da questo punto di vista è utile soffermarsi su due dichiarazioni rilasciate ieri da Bersani.

Dichiarazione numero uno: "A Parma non è che perdiamo, non vinciamo" (nella lingua italiana, l'unico caso di non vittoria diverso da una sconfitta è il pareggio, e a Parma Pizzarotti e Bernazzoli, purtroppo, non hanno pareggiato, dato che Pizzarotti ha rifilato all'avversario venti punti di distacco).

Dichiarazione numero due: "Il dato dell'astensione è preoccupante ma non allarmante anche perché il calo nei ballottaggi c'è sempre stato". Sfugge la differenza tra "preoccupante" e "allarmante". In ogni caso deve suscitare inquietudine, e anche valutazioni politiche non superficiali, il fatto che si sia passati da un 63,2% di affluenza alle urne nei ballottaggi 2007 al 51,4% dei ballottaggi 2012 (nel primo turno si è scesi di otto punti, dal 73,7% al 65,4%).

Dodici punti in più di astensione in cinque anni non sono uno scherzo. Sono un dato politico di primaria rilevanza: rappresentano anzi, insieme alla connessa implosione del centrodestra, il fatto politico più importante di questo turno elettorale. Alle prossime politiche, tantissimi di questi astenuti torneranno a votare. E siccome saranno loro a fare la differenza, è su loro che bisogna in questi mesi lavorare.

Dario Parrini

Dario Parrini. Sindaco di Vinci (Firenze) dal 2004, è laureato in Scienze Politiche. Dal 2001 al 2004 ha lavorato presso l'Ufficio Acquisti Non Alimentari di Coop Italia. Twitter: @DarioParrini

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