Settimanale di propaganda riformista
numero 103 del 14 maggio 2013Visti da qui
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Perché Chen importa

Un giovane cieco dalla nascita, di umili origini e autodidatta che: sposa la difesa dei diritti dei contadini, ottenendo una certa considerazione da parte dell'opinione pubblica, e anche degli organi locali del partito, fino a vedersi attribuiti lo status e la qualifica informale di avvocato; fa uso di tali riconoscimenti per denunciare le politiche del partito in materia di diritti personali, di formazione della famiglia e di procreazione; paga con anni di prigione tale atteggiamento e, una volta uscito di prigione, viene messo, senza alcuna formale sentenza, agli arresti domiciliari ed è vittima, insieme alla sua famiglia, di squallide e brutali angherie; riesce rocambolescamente ad evadere, trovando rifugio nell'ambasciata americana alla vigilia di un delicato vertice riguardante la crisi economica e gli equilibri geo-strategici nell'area del Pacifico Orientale; induce il governo cinese e quello americano a un ambiguo compromesso, che lo vede di fatto estromesso dall'ambasciata e affidato alle generiche cure delle autorità cinesi.
Questa è la straordinaria storia di Chen Guangcheng, una storia che contiene un messaggio fondamentale, che non ignora la priorità che per gli Stati Uniti hanno i delicati equilibri finanziari, politici e militari con la Cina nell'area del Pacifico e per la Cina la convinzione che le scelte di fondo in materia di libertà e di diritti individuali non possano essere risolte alla stregua di casi singoli e attribuendo a stranieri il ruolo di arbitri, ma che non può eludere la domanda 'e allora Chen?'.
La risposta per ora più probabile è che gli sarà consentito di andare in America e che qualche prestigiosa università gli attribuirà un incarico di visiting professor, e verosimilmente anche un posto di visiting student per completare la sua formazione giuridica; ma l'esito della vicenda rimane incerto, anche perché sembra essa sia uno dei terreni su cui si sta sviluppando lo scontro tra le fazioni in lotta per il potere in seno al partito comunista e al povero Chen rischia di toccare la parte del topo nel mezzo di una lite tra gatti.
Se gli sarà consentito di andare in America tutti potranno tirare il fiato: la campagna elettorale di Obama non subirà il contraccolpo che avrebbe potuto venirle da spregiudicate concessioni a considerazioni realistiche, sarà stato scongiurato il rischio che un evento assolutamente inaspettato comprometta la possibilità di azioni congiunte, o comunque non troppo divergenti, dei due grandi paesi in materia di finanza, di tassi di cambio e di scambi commerciale e, risultato ancora più significativo, USA e Cina potranno più serenamente fare fronte ai rischi che la condotta nord-coreana presenta per gli equilibri strategici e per la stessa pace nel Pacifico Orientale.
Tutto sommato ce ne si può accontentare, a patto di non dimenticarsi di Chen, e di centinaia o migliaia di altri casi analoghi. Come insegna la vicenda di Jean Calas, resa celebre da Voltaire nel Trattato sulla tolleranza, è soprattutto su casi di questo tipo che, malgrado la limitatezza della loro portata e proprio per il loro carattere profondamente e intimamente personale, alla lunga si scandiscono i passi della storia.

Eugenio Somaini. Professore ordinario di Politica Economica presso l'Università di Parma. Ha scritto Equità e riforma del sistema pensionistico, il Mulino; Scuola e mercato, Donzelli; Uguaglianza, Donzelli; I paradigmi dell'uguaglianza, Laterza; Geografia della democrazia, il Mulino.
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