Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Le bombe intelligenti
Armi di riformismo di massa
Poco liberali…, davvero!

Ho l'impressione che l'articolo di Ocone, "Liberali davvero! (Davvero?)", pubblicato l'8 maggio, non abbia colto il senso del fascicolo della rivista "Paradoxa". Provo a spiegarlo poiché i chiarimenti mi sembrano utili per discutere della debole "cultura politica" italiana. Dopo il 1989, ringalluzziti dal crollo del comunismo, che pure lasciava, come notò subito Norberto Bobbio, svariati problemi aperti relativi all'equità e alle opportunità di vita, molti si affrettarono a dichiararsi liberali. La vittoria delle democrazie liberali sembrava una loro vittoria, anche se nessuno li aveva visti combattere vere e rischiose battaglie culturali e politiche né, tantomeno, riformiste. Sono coloro che meritano di essere definiti, in maniera lessicalmente corretta, sedicenti liberali, vale a dire che si autodefiniscono liberali. Qualche tempo fa la rivista "Paradoxa" dedicò il fascicolo dell'Aprile-giugno 2011 a Quelli che ... la democrazia ovvero al pensiero di alcuni intellettuali italiani, in senso lato del giro di "Repubblica", e ai loro travisamenti "politico-contingenti" del concetto e della pratica della democrazia. A quel fascicolo ha fatto seguito temporalmente e idealmente, Liberali, davvero!, Gennaio-marzo 2012, che esamina l'uso, alquanto disinvolto e troppo politicizzato, del liberalismo ad opera di commentatori e studiosi prevalentemente del circolo del "Corriere della Sera". I classici del liberalismo, da Montesquieu a Kant, da Tocqueville a Mill, da Keynes a Rawls, vengono "utilizzati" per valutare la congruenza e la correttezza delle interpretazioni dei "sedicenti" liberali. Il cuore del discorso è dato dal liberal-costituzionalismo poiché nella migliore tradizione di quel pensiero e nella interpretazione italiana che ne hanno dato Giovanni Sartori e Nicola Matteucci, il liberalismo è molto più che una filosofia politica. E' la teoria della separazione dei poteri che mira a impedire la loro sovrapposizione e concentrazione e limitarli.
Pur liberale, con qualche propensione romantica di troppo, Isaiah Berlin non appartiene a questa categoria dalla quale, per molte buone ragioni, ma non perché non siano liberali, abbiamo escluso anche Croce e Karl Popper. Il nostro obiettivo, vale a dire la critica puntuale, anche ironica - un'ironia non apprezzata dai seriosi sedicenti liberali nostrani che, a giudicare dalle loro alquanto scomposte reazioni, hanno un'alta considerazione di se stessi e bassa capacità di comprensione degli altri - è stato sicuramente conseguito. La cultura liberale, essenziale in qualsiasi democrazia e presente anche nei sistemi politici "socialdemocratici", cresce, lo abbiamo imparato dai nostri maestri, attraverso un confronto pubblico, trasparente, anche duro, sulle idee. Prima i cultori italiani del liberalismo si renderanno conto che sotto il cielo del pensiero politico e delle pratiche democratiche ci sono molte più idee liberali di quante ne contempli la loro visione filosoficamente asfittica, meglio sarà. Prima si renderanno conto che non è mai stato sufficiente dichiararsi contro i comunisti, contro gli azionisti (la loro vera bestia nera), addirittura contro i socialdemocratici per essere liberali (infatti, i reazionari non lo sono), migliore diventerà, e più efficace, la loro cultura. Attualmente, lascia molto (e molti) a desiderare.

Gianfranco Pasquino. Già allievo di Bobbio e di Sartori, è Professore di Scienza Politica nell'Università di Bologna. I suoi libri più recenti sono La rivoluzione promessa. Lettura della Costituzione italiana (Pearson 2011) e Politica è (CasadeiLibri 2012).
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