Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

A conti fatti

Quando le opinioni sono numeri

L'evasione e la vera patrimoniale

martedì 3 aprile 2012. Categoria: A conti fatti, Autore: Dario Parrini

L'evasione e la vera patrimoniale

Gli ispettori dell'Agenzia delle Entrate sono stati inviati nei luoghi-simbolo dello shopping fiorentino e della movida milanese negli stessi giorni in cui la pubblicazione dei redditi Irpef dichiarati dagli italiani nel 2011 ha prepotentemente riacceso il dibattito sulle dimensioni scandalose dell'evasione fiscale nel nostro Paese.È ormai fuori di dubbio che la miglior patrimoniale attuabile in Italia è una sempre più decisa lotta all'evasione.

L'infedeltà al fisco ogni anno si mangia circa centocinquanta miliardi di euro di entrate fiscali, quasi il dieci per cento del pil e più del venti per cento di quanto effettivamente entra nelle casse dello Stato.

Insieme a una riduzione rigorosa e selettiva della spesa pubblica, le iniziative anti-evasione rappresentano lo strumento più efficace per finanziare il rilancio della crescita attraverso un calo della pressione tributaria e una ripresa degli investimenti infrastrutturali.Se utilizzassimo i proventi di una forte riduzione dell'evasione per diminuire il carico impositivo gravante su imprese e lavoratori, nell'economia del nostro Paese si respirerebbe un'altra aria.

In Italia l'evasione è un fenomeno abnorme, più di due volte superiore rispetto alla media delle prime trenta economie mondiali.La molto ammirata patrimoniale francese (la Isf, cioè Impôt de solidarité sur la fortune), che si applica sulle ricchezze superiori a un milione e trecentomila euro, e che certi ambienti vorrebbero veder imitata dal governo italiano credendo di poter così risolvere, magicamente, ogni problema, è pagata ogni anno da 560mila contribuenti e frutta all'erario parigino circa 3,3 miliardi di euro, lo 0,2% del pil.

Si tratta di una somma pari a meno del dieci per cento della correzione dei conti pubblici realizzata a più riprese in Italia per cercare di rispettare gli impegni sul raggiungimento del pareggio di bilancio assunti in sede europea.

Il gettito atteso dall'Imu sugli immobili diversi dalla prima casa è pari a 18 miliardi di euro (l'1,2% del pil).Malgrado vi sia chi critica il governo Monti perché avrebbe rinunciato a colpire le grandi ricchezze, è appurato che l'Imu è un'imposta che pesa più che proporzionalmente sui detentori di grandi patrimoni (basti pensare che il 50 per cento gettito della vecchia Ici proveniva dal 20 per cento più ricco della popolazione).

Sempre in Italia la nuova imposta di bollo sulle attività finanziarie, anch'essa entrata in vigore nel dicembre 2011 sotto forma di imposta patrimoniale permanente con aliquota dell'1 per mille dal 2012 e dell'1,5 per mille dal 2013, dovrebbe produrre un gettito di oltre un miliardo di euro all'anno.

Una continua e serrata lotta all'evasione, se riducesse anche gradualmente questo cancro dall'attuale 10% del pil alla media del 6% riscontrabile nei diciassette Paesi dell'Eurozona, porterebbe al fisco italico entrate annue per oltre 60 miliardi di euro, e permetterebbe, a saldi costanti, di abbassare in misura consistente la pressione fiscale e in particolare il costo del lavoro, con benefici significativi per il potere d'acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese.

Un'operazione del genere sarebbe straordinariamente efficace dal punto di vista sia quantitativo che equitativo (l'evasione si concentra infatti nelle fasce più alte della distribuzione del reddito e della ricchezza).

Tra l'altro non presenterebbe nessuno degli inconvenienti tipici di una patrimoniale classica (secondo alcune stime, il settanta per cento delle famiglie transalpine con ricchezza mobiliare e immobiliare superiore ai dieci milioni di euro nel corso degli anni ha reagito all'introduzione dell'imposta sulla ricchezza spostando la residenza a Bruxelles, Ginevra o Londra, provocando con ciò allo Stato francese una perdita netta di gettito tributario).

Mario Monti, parlando del capitalismo alla scuola di formazione del Pc cinese durante la sua visita a Pechino, ha dichiarato che "nel primo decennio di questo secolo si è avuto a livello globale un eccessivo predominio dell'impresa e del capitale a scapito dei poteri pubblici e del lavoro; e della deregolazione a scapito della regolazione".

Dichiarazioni di un presidente del consiglio di destra, come dice qualcuno? La verità è che siamo dinanzi a parole che sono il contrario della destra tanto quanto lo è la svolta che il suo governo ha impresso al contrasto dell'evasione fiscale, cercando anche, giustamente, di suscitare a tal proposito il massimo possibile di clamore mediatico.

Dario Parrini

Dario Parrini. Sindaco di Vinci (Firenze) dal 2004, è laureato in Scienze Politiche. Dal 2001 al 2004 ha lavorato presso l'Ufficio Acquisti Non Alimentari di Coop Italia. Twitter: @DarioParrini

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