Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

A conti fatti

Quando le opinioni sono numeri

Il work in progress della riforma Fornero

martedì 24 aprile 2012. Categoria: A conti fatti, Autore: Simona Genovese

Il work in progress della riforma Fornero

Pare che il Ministro Fornero non sapesse che la sua riforma cancella l'esenzione dal ticket per i disoccupati e i loro familiari. Si è scusata e l'allarme è rientrato.

Se la norma sarà soppressa, come tutti si attendono, ne rimarrà traccia solo nella relazione introduttiva in cui si spiega che un disoccupato con famiglia e 750 euro di assegno deve far fronte alla spesa per visite, esami e medicinali (anche essenziali e per malattie croniche) "in ragione dell'estensione della platea dei beneficiari dei trattamenti di disoccupazione".

Allo stesso modo pare che il Ministro stia scoprendo che il congedo obbligatorio di paternità - una cosa bella e civile, che l'Europa da tempo sollecita - sia in larga misura (2 giorni sui 3 complessivi previsti) a spese del congedo obbligatorio di maternità, che sarebbe appunto ridotto di 2 giorni nella sua durata legale.

Il tema si può anche discutere, ancorché scalfisca uno dei pochi record positivi della legislazione nazionale: le 20 settimane di congedo di maternità. Quello che non si può fare è pasticciare confusamente con gli istituti vigenti e lasciare che le donne si trovino senza alcuna copertura, nel bel mezzo del loro congedo di maternità, per effetto della scelta (unilaterale) dei padri di godere dei loro giorni di congedo obbligatorio. E che dovrebbero fare, secondo il governo? Tornare un attimo al lavoro, dove non le vedono da mesi e dove verosimilmente non trovano nemmeno la sedia? Prendere le ferie per restare a casa, a fare quello che già facevano? Convincere i padri a prendere i giorni di congedo in coda ai loro, per risparmiarsi ulteriori imbarazzi?

Non è chiaro, ma confidiamo che il Ministro si stia facendo un'opinione. A questo punto, possiamo giocare d'anticipo e prevedere qualche ulteriore "scoperta".

Una potrebbe riguardare le nuove norme processuali. La riforma introduce un rito speciale riservato alle cause di licenziamento: un rito speciale in deroga ad un altro rito speciale, quello del lavoro, che resta applicabile a tutte le altre cause (giusto per rendere la nostra legislazione sul lavoro più semplice e comprensibile agli investitori stranieri ...). Tra le novità, si ammette la possibilità per il datore di chiedere la sospensione dell'esecutività di una sentenza di primo grado che lo condanna alla reintegra. Oggi l'ordinamento riconosce una posizione di favore al lavoratore, che se vince in una causa che riguarda un credito verso il datore può confidare nella provvisoria esecutività della sentenza di primo grado e nella "resistenza" di questa sentenza alle richieste di sospensione del datore.

L'effetto della riforma - paradossale fino all'illegittimità - è che questa garanzia viene meno per le sole sentenze di reintegra, mentre continua a valere per sentenze che riguardano valori economici (ed esistenziali) incommensurabilmente meno rilevanti della perdita assoluta di reddito derivante da un licenziamento.

Sono questioni tecniche - si dirà - e tutto sommato marginali rispetto ai grandi temi che la riforma affronta, primo fra tutti la riforma degli ammortizzatori sociali.

E' vero. Allora non resta che segnalare al Ministro che l'evocata "estensione della platea dei beneficiari" non è tale da raggiungere i collaboratori a progetto, ai quali si aumentano i contributi fino a 6 punti percentuali, senza restituire niente in cambio. In compenso, è tale da non garantire la sostenibilità interna del riformato sistema di ammortizzatori, visto che il finanziamento della nuova indennità di disoccupazione (ASpI) non basta a coprire le nuove prestazioni (la relazione tecnica evidenzia un saldo negativo, a regime, di quasi 2 miliardi di euro). Da qui la necessità di una copertura finanziaria che - senza alcuna sorpresa, in tal caso - confida largamente sulle maggiori tasse chieste a imprese e cittadini (per ben il 94% del totale!).

Infine, non sappiamo ancora se la riforma Fornero sarà davvero epocale e decisiva per il nostro sistema economico o sarà solo un buco nell'acqua. L'importante è che non si riveli un buco nei conti pubblici. E' questa l'ultima "scoperta" che auguriamo, a noi e al Ministro, di non dover fare.

Simona Genovese

Simona Genovese. Responsabile Affari giuridici per la Presidenza del Gruppo PD del Senato. E' funzionario dei Gruppi parlamentari dalla Legislatura XII (1994).

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