Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Visti da qui
Notizie dal mondo di fuori
Incrociamo le dita per Hollande

Non ci sono state sorprese se non il solito errore per difetto sulle stime del voto per Le Pen, Marine, la figlia questa volta. La misura del fallimento di Sarkozy sta tutta nel risultato storico del Front National della Le Pen: nemmeno nel 2002, battendo Jospin e finendo al ballottaggio con Chirac, suo padre era riuscito a raccogliere cosi numerosi consensi.
Il centrosinistra ha confermato le previsioni: per quanto storico, il risultato di Hollande gli conferisce la status di favorito nella competizione a prossimo Presidente francese solo in quanto beneficerà dei voti dell'estrema sinistra, con qualche briciola del movimento ecologista. Nonostante gli slogan l'unico cambiamento concreto che Hollande potrà garantire è l'allontanamento del blocco di potere facente capo a Sarkozy. Per il resto si profilano mesi molto difficili per la sinistra che ritroverebbe dopo 17 anni la presidenza della Repubblica. Inutile dire quanto diverso sia il mondo rispetto agli anni Mitterand; quante delle promesse suscitate dalle riforme e dall'azione politica di un presidente controverso siano andate disattese. Una su tutte: l'Europa e l'Euro troppo facilmente e qualunquisticamente eletti a capro espiatorio dei mali nazionali. In Francia come in Italia.
In Francia come in Italia battere queste destre, che sia Sarkozy
o "Burlesquoni" è relativamente facile tanto esse si discreditano
da sole: Sarkozy con le vecchie ereditiere (Bettencourt di
l'Oreal), Berlusconi con le nipoti di Mubarak, minorenni.
Ricostruire e modernizzare le economie rispettive sarà invece
tutt'altro affare con questi chiari di luna: le ricette da vecchia
socialdemocrazia del secolo scorso sembrano impraticabili tra
pressioni speculative dei mercati, deficit di governance economica
(uno su tutte il ruolo monco della BCE come finanziatore degli
Stati), prospettive economiche zavorrate da un'austerità dogmatica
e di brevissimo respiro se non accompagnata dalla crescita.
Qual è la terza via rispetto alla linea tracciata dal direttorio
Merkozy?
Tutto si giocherà in pochi mesi: poco più di due per Hollande
(legislative a giugno) poco più di dieci per Bersani. La retorica
sull'importanza del lavoro diventa aria calda in economie in rapida
perdita di capacità di produzione competitiva. E' indispensabile
ripensare il ruolo delle industrie nazionali nella divisione del
lavoro internazionale definendo una politica industriale di rapida
applicazione che faccia leva su comparti competitivi, riformando il
mercato del lavoro e rilanciando il potere di acquisto e l'
economia interna.
E' il momento di passare da una politica degli annunci ad un'azione di governo coraggiosa, veramente riformatrice che coniughi equità sociale con la crescita rompendo le rendite di posizione delle lobby e dando un segnale forte verso il costo della politica.
Rispetto allo scenario italiano, Hollande almeno aveva ancora una destra contro cui scagliarsi senza bisogno di suscitare adesione ad un programma di governo timido quanto il probabile futuro nuovo Presidente. Il Pd in Italia andrà alle elezioni con una destra tornata vergine, con "nuovi" soggetti politici che cavalcheranno l'onda di rigetto di una politca autoreferenziale e incapace di affrontare le crisi. C'è bisogno di un programma coraggioso e della capacità provata di poterlo e volerlo mettere in atto.
Solo se riuscirà a fare questo il centrosinistra, in Francia come in Italia potrà aprire una vera stagione di riforme e portare a casa l'unica vera vittoria che conta veramente. La vittoria elettorale è condizione necessaria, ma certo non sufficiente a realizzare questa prospettiva.

Elisa Filippi. Lavora a Bruxelles, dove si occupa di politiche europee di interesse urbano. Attiva nei comitati di costituzione del Pd, è iscritta al Pd del Trentino.
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