Settimanale di propaganda riformista

numero 104 del 22 maggio 2013

A conti fatti

Quando le opinioni sono numeri

Istruzione o mattone?

martedì 24 aprile 2012. Categoria: A conti fatti, Autore: Marco Campione

Istruzione o mattone?

L'ineffabile Gilioli ha colpito ancora: il Nostro evidentemente non perde occasione per scrivere del governo con la sua bella dose di pregiudizio. Ieri è toccata al ministro Fornero:

Ha perfettamente ragione, la ministra Fornero, quando dice che far studiare i figli è più importante che comprar loro casa. [...] Però tutto questo ha un senso se, un minimo, si crede nel futuro. [...] Se invece la sensazione è che [...] si sia e si sarà sempre più poveri la reazione è inevitabilmente quella opposta. Cioè il bene-rifugio.

Si rende conto Gilioli di quanto sia classista il suo ragionamento? Sta giustificando il fatto che in alcune famiglie si dica ai propri figli: "smettete di studiare: non abbiamo soldi" e poi i soldi si trovano per accendere un mutuo. Un minimo di condanna sociale per questi comportamenti sarà lecita, oppure no? Va bene che i dati italiani sulla mobilità indotta dall'istruzione sono tra i peggiori in Europa, ma non è un buon motivo per vendere l'abecedario per comprarsi una giacchetta di lana. O una casa riscaldata. Piuttosto si faccia in modo che quell'ascensore sociale che dovrebbe essere la scuola cominci a funzionare come si deve.

Gilioli è troppo intelligente per non capire che il ministro voleva trasmettere un messaggio più generale: investite in conoscenza e non in rendite perché così si pensa al futuro, al contrario di quanto vi hanno trasmesso i vostri padri e i vostri nonni. Un messaggio forte, certo. Un messaggio paternalistico e finalizzato a scardinare un atteggiamento ricorrente negli italiani e in qualche modo unico in Europa. Un monito, quindi, coerente con il profilo (il convincimento, direi) di questo governo. Come disse Monti? Cambieremo la testa degli italiani.

Questo - assieme a significativi dissensi di merito - andrebbe stigmatizzato dei cosiddetti "tecnici": cambiate l'Italia in cose significative e la testa degli italiani cambierà da sè, senza prediche e paternalismi stucchevoli. "Fatti, non pugnette!", direbbe l'Assessore Palmiro Cangini.

Gilioli invece preferisce dimostrare la sua tesi: sono lontani dal paese reale. Già, perché il paese reale - per definizione - lo conoscono solo i giornalisti (o meglio, alcuni giornalisti) e i (pochi, pochissimi) politici amici. Senza dimenticare il barista sotto casa, il custode, l'edicolante, il fruttivendolo... Tutte persone, detto per inciso, che il paese reale che fa fatica ad arrivare a fine mese spesso manco frequenta. Ma questo è un dettaglio, si fa per dire.

L'obiezione da fare a Gilioli è però di merito. Questa cosa tutta italiana del bene-rifugio non è di oggi: gli italiani investivano in case e non in istruzione anche prima, mica solo "ora che c'è la crisi". Quanto investe il privato (famiglie e aziende) in istruzione? Poco, pochissimo. Gli ultimi dati a disposizione sono quelli di OCSE (Education at a Glance 2011, numeri riferiti per lo più al 2008: prima dell'acutizzarsi della crisi), dai quali scopriamo che il differenziale di spesa in istruzione tra Italia e media OCSE è quasi interamente dovuto a minor spesa in istruzione terziaria (Università o altro) e minor contributo privato (contribuisce per l'8,6%, mentre la media OCSE è del 16,5%). E questi dati li troviamo pressoché analoghi anche nei rapporti precedenti. La crisi non c'entra.

La chicca è però nella conclusione di Gilioli:

Prima massacrano il ceto medio-basso proletarizzandolo, poi pretendono che questo si comporti come in una società ottimista e in crescita, rinunciando all'ultimo baluardo - quattro mura per i figli col mutuo, a riuscirci - in nome delle progressive e radiose sorti del neoliberismo.

La destra ragiona così (non a caso Il Giornale concorda con Gilioli). Anche Gelmini ragionava così: ci sono pochi soldi, meglio metterli su cose concrete, non su un investimento a ritorno differito. Ma come si sa da questo disinvestimento ci rimetteranno innanzi tutto i più deboli.

Speriamo che Profumo non legga L'Espresso, altrimenti al prossimo che gli chiede di investire in istruzione potrà rispondere: "non se ne parla, io non credo nelle progressive e radiose sorti del neoliberismo".

Marco Campione

Marco Campione. Socio e fondatore di Noveris Srl, si occupa di politiche formative. Ha scritto di politica scolastica su Europa e su alcune riviste on line del settore; è anche nella redazione de IMille. In segreteria del Pd lombardo, ha la responsabilità del settore Scuola e Università. Il suo blog è Champ's Version. Twitter: @marcocampione

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