In una rivolta, come in un romanzo, la parte più difficile da inventare è senz'altro la conclusione.
Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Bar Sport
L'unica saggezza è quella del popolo
Le conseguenze del 18

La discussione intorno alla riforma del mercato del lavoro, in particolare da parte di chi si oppone alla modifica dell'articolo 18, si concentra sui rapporti interni all'impresa, e cioè sui diritti e sui poteri di cui dispongono da un lato le imprese e dall'altro i lavoratori (o le loro rappresentanze sindacali).
Quanti auspicano una radicale modifica della normativa fanno appello anche agli interessi (e in fondo anche ai diritti) di soggetti esterni all'impresa, disoccupati in cerca di lavoro o occupati che potrebbero aspirare a prendere il posto dei dipendenti con posizione fortemente protetta.
A questi gruppi di soggetti si dovrebbe affiancare una quarta categoria, rappresentata da quanti acquistano i prodotti dell'impresa, in particolare da coloro che ne sono i destinatari finali, e cioè i consumatori o gli stranieri che li importano nel proprio paese.
Chi guarda ai rapporti interni sottolinea la presenza di un'asimmetria, dovuta al fatto che la perdita del posto di lavoro è un evento di gravità decisamente superiore alla perdita di un dipendente, ed è portato a ritenere che alla legislazione spetti il compito di ridurre nella misura del possibile quella asimmetria. Ciò è certamente vero ma non si può ignorare il fatto che il quadro si modifica sensibilmente se si tiene conto anche del complesso degli altri rapporti.
L'impresa si trova in una condizione di asimmetria nei confronti dei consumatori non troppo dissimile da quella dei lavoratori nei suoi confronti: ogni consumatore può sostituire senza particolari inconvenienti i prodotti di un'impresa con quelli di un'altra, mentre l'impresa può vedere compromessa la propria sopravvivenza se troppi consumatori la abbandonano; i casi in cui le imprese hanno potere nei confronti dei consumatori sono considerati anomalie la cui correzione è affidata alle legislazioni antimonopoliste.
La sovranità del consumatore è un fatto reale e una caratteristica essenziale delle economie di mercato, anche se viene spesso trascurata, o addirittura irrisa, per il fatto di essere una sovranità di tipo collettivo e non individuale e che i consumatori (spesso poco informati sulla qualità dei prodotti che acquistano) non possono impartire ordini vincolanti ed esercitare poteri disciplinari nei confronti delle imprese paragonabili a quelli che le stesse possono impartire o esercitare nei confronti dei propri dipendenti.
I rapporti di forza ai diversi livelli sono tra loro interdipendenti e ogni intervento su uno di essi ha ripercussioni anche sugli altri. Un'impresa debole sia sul fronte interno, perché soggetta a vincoli occupazionali rigidi, sia su quello esterno, perché esposta alla concorrenza di imprese che godono di condizioni più favorevoli, ha minori possibilità di sviluppo e offre scarse prospettive di occupazione per lavoratori esterni, e alla lunga anche per quelli interni. Una che abbia potere di mercato e al limite goda di un monopolio, analogo a quello di cui gode lo stato come erogatore di servizi, può accettare più vincoli interni di una esposta alla concorrenza. Non è un caso che siano il settore pubblico e quelli ad alta concentrazione a offrire maggiori garanzie ai loro dipendenti (spesso al prezzo di minori prospettive retributive o di carriera per gli stessi) e che quanti difendono i diritti dei lavoratori a livello di impresa invochino spesso dallo stato misure protettive a favore delle stesse.

Eugenio Somaini. Professore ordinario di Politica Economica presso l'Università di Parma. Ha scritto Equità e riforma del sistema pensionistico, il Mulino; Scuola e mercato, Donzelli; Uguaglianza, Donzelli; I paradigmi dell'uguaglianza, Laterza; Geografia della democrazia, il Mulino.
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