Settimanale di propaganda riformista
numero 107 del 11 giugno 2013Le bombe intelligenti
Armi di riformismo di massa
Quello che proprio non va nei partiti

Sarebbe faziosità non riconoscere che il segretario del Pd Bersani in queste ore si sta impegnando con decisione sul fronte del cambiamento delle normative che regolano la trasparenza e i controlli dei bilanci dei partiti. I cinque punti della sua proposta sono convincenti.
Ma tant'è, la sensazione che domina in questo momento, è che non basti. Un solco scavato in decine di anni non si recupera in settimane e, come si spendono i soldi dei cosiddetti rimborsi elettorali (mai definizione fu più ipocrita), rappresenta solo la punta dell'iceberg.
La cosa più preoccupante è che non si prende atto che questo distacco non è frutto di una malevola interpretazione di eventi, di una faziosa e interessata diffusione dell'antipolitica. Dell'avvento del partito personale che può essere bloccato dal rilancio della bocciofila. La causa di tutto questo sono le performance del sistema dei partiti, è la trasformazione dell'agire politico indotta dallo sviluppo della nostra società. L'attività dei partiti è diventata non solo controllo di fonti di spesa ma status e reddito per decine di migliaia di persone che vivono "di politica" e non "per la politica".
La spirale del discredito si avviluppa da troppo tempo e nell'esperienza pratica dei cittadini italiani si stratificano - certo in maniera confusa e approssimativa - troppi nomi e troppi fatti non solo legati alla gestione dei rimborsi elettorali ma più in generale dall'esercizio del potere amministrativo e di governo a tutti i livelli.
Non solo lo Stato (le decisioni pubbliche) è troppo influente in molti gangli non essenziali della vita delle persone, ma la politica (le associazioni politiche, i partiti) lo sono troppo nelle decisioni pubbliche.
Allora non basta la tardiva presa d'atto che chi pretende di controllare le imprese deve sottoporsi a criteri credibili di verifica e smettere imbrogliare se stessi e gli altri decidendo e mettendo in atto procedure ipocrite e pensate per essere aggirate.
Il problema da porsi è quello di riuscire a non apparire più persone impegnate a tappare buchi ogni volta che si apre una falla. Così si sarà sempre sulla difensiva, si arriverà sempre un attimo dopo. Il problema è passare all'attacco, farsi promotori di alcune linee di riforma strutturale del rapporto tra società civile e modalità di rappresentanza adeguate al tempo presente. E il primo passo è riconoscere l'esistenza del problema, definirne i contorni. Riconoscere che il funzionamento dei partiti politici italiani è parte dei problemi che stiamo vivendo e non la soluzione. Ricordare che il partito democratico fu fondato appunto per sopperire all'insufficienza manifesta dei modelli di rappresentanza e mediazione sociale messi in atto in Italia. Non ci sono bocciofile da difendere ma problemi inediti da affrontare.
Bisogna avere la forza di assumere atteggiamenti credibili che facciano giungere alla società italiana un messaggio chiaro: tutto il sistema della rappresentanza politica dovrà essere ripensato alla luce di alcune linee guida. Le principali sono che i soggetti politici devono gestire il meno possibile, che nelle funzioni esecutive il ricambio deve essere obbligatorio (non parliamo della accountability e della trasparenza che devono diventare non aggirabili) e che, soprattutto, vivere di politica deve comunque rappresentare un sacrifico rispetto a quello che la società propone. Fare politica a tempo pieno, vivere di politica, non può e non deve rappresentare un mestiere più conveniente rispetto a quello che la società offre perché in questo modo si deforma tutto il sistema di promozione sociale e la politica attrarrà per opportunità e non per vocazione.

Mario Rodriguez. Consulente di comunicazione, è docente all'Università di Padova e Milano. Nel '94 ha fondato la MR & Associati Comunicazione. Ha curato l'edizione italiana de La rivoluzione silenziosa di R. Inglehart, I Neoconservatori di P. Steinfel e L'uso pubblico dell'interesse privato di C. Schultze. Twitter: @marodri
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