Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Le bombe intelligenti
Armi di riformismo di massa
Lavoro: che ne dite di Schröder?

In Italia, nell'industria come nel terziario, le grandi imprese sono poche. E la gran parte di loro opera su mercati protetti o fortemente regolamentati: utilities, energia, difesa, credito, assicurazioni. Probabilmente abbiamo una sola grande impresa che rivaleggia realmente su un mercato competitivo a livello globale, nel quale non devi convincere lo stato a comprare i tuoi prodotti, né un regolatore a fare i prezzi per te convenienti, ma devi convincere direttamente i consumatori che il tuo prodotto offre un buon rapporto qualità/prezzo. Questa impresa è la FIAT. E questa impresa ha individuato nelle rigidità del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro l'ostacolo che le impediva di competere efficacemente nel mercato globale. Nel momento in cui ci apprestiamo a ridiscutere le regole del mercato del lavoro, e precisamente con l'obiettivo di rendere più competitivo il sistema-Italia in modo da recuperare tassi di crescita economica più sostenuti, vogliamo tener conto di questa esperienza? Vogliamo renderci conto che è necessario prevedere contratti più flessibili (che non significa precari), decentrati, più aderenti alle diverse condizioni di produttività di imprese e territori? Vogliamo comprendere che le tante piccole e medie imprese italiane che esportano sentono anch'esse drammaticamente il problema ma, non avendo lo stesso potere economico e mediatico della FIAT, non possono permettersi né di denunciare il contratto collettivo né di uscire da Confindustria?
E per alzare un po' lo sguardo dalle faccende interne, vogliamo considerare la grande riforma del mercato del lavoro realizzata da Schröder, che fa sì che oggi l'economia tedesca sia una delle più potenti macchine per la produzione di posti di lavoro del mondo? Il successo economico tedesco discende senz'altro da molti fattori, ma un ruolo essenziale lo hanno avuto l'audacia e la visione dell'allora cancelliere Schröder: all`inizio del suo secondo mandato, nel 2002, incaricò Peter Hartz (guarda la coincidenza, alto dirigente della Volkswagen) di presiedere una commissione con l'obbiettivo di stendere un` "agenda per il decennio". Da quella commissione vennero fuori le proposte di riforme del welfare e del mercato del lavoro che hanno trasformato la Germania negli anni a seguire. In quella riforma ebbe un ruolo importante il ridimensionamento del ruolo e delle rigidità dei contratti collettivi nazionali di lavoro, che aprì la strada ad accordi più aderenti alle condizioni specifiche di produttività nelle quali si trova ad operare l'impresa. Certo, ci vuole coraggio. Schröder pagò il suo con la sconfitta elettorale. Ma a chi si può chiedere questo coraggio se non a un "governo tecnico", che per sua natura dovrebbe essere poco sensibile rispetto ai rischi elettorali immediati?
Con una avvertenza: il passaggio a contratti collettivi di lavoro più flessibili, in cui sia lasciato maggior spazio alla contrattazione decentrata sia a livello territoriale sia di impresa, richiede una grande disponibilità al cambiamento da parte delle organizzazioni rappresentative degli interessi di lavoratori ed imprese, fin qui troppo abituati (si potrebbe dire adagiati) sul rito della "concertazione" nazionale. E' bene ribadirlo: è necessaria la disponibilità al cambiamento non solo da parte dei sindacati, ma anche di Confindustria (non a caso Fiat è stata costretta ad uscire dalla organizzazione datoriale). In Germania gli uni e l'altra ebbero il coraggio di affrontare la sfida. Con effetti benefici tanto per le imprese quanto per i lavoratori. I nostri sindacati e la nostra Confindustria avranno altrettanto coraggio? Qui si giocherà probabilmente gran parte della possibilità di rilanciare lo sviluppo economico italiano.

Giuseppe D'Amico. Laurea in Economia Politica, specializzazione in Finanza, ha approfondito i temi dell'individualismo metodologico e della crisi economico-finanziaria cominciata nel 2007. Ha lavorato all'estero e adesso in Italia, per un gruppo bancario internazionale.
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