Settimanale di propaganda riformista

numero 108 del 18 giugno 2013

A conti fatti

Quando le opinioni sono numeri

I talk-show nell’era Monti

martedì 7 febbraio 2012. Categoria: A conti fatti, Autore: Giampaolo Scaglione

I talk-show nell’era Monti

Per i talk-show politici, i tempi del governo Monti saranno ricordati come un'epoca strana, dando innanzitutto per scontato che gli esponenti delle varie fazioni (dei vari schieramenti, pardon) ritorneranno - quando il commissariamento dei tecnici sarà finito - a litigare e divertire il pubblico nel pieno rispetto dei canoni dell'infotainment all'italiana.

Nel frattempo, c'è più spazio per i problemi e le speranze di quello che un tempo si sarebbe definito "paese reale" ed è necessario rilevare che il bagno di realtà, per quanto salutare, non è corroborante. Certe (tele)visioni inquietano.

Come quella di un cittadino romano che in un servizio di Ballarò del 31 gennaio dichiara di aver deciso di fare a meno della sua vecchia Uno perché non può permettersi la "verde" a uno e ottanta al litro.

È anche vero che la politica e la sua narrazione hanno ormai contaminato (in senso letterale?) tutti i generi della tv. Si vuole una riprova? Basta guardare L'isola dei famosi (puntata del 2 febbraio) e vedere il conduttore e i suoi eroi affannarsi alla ricerca di un "contenuto" che non c'è.

Si dirà che da Valeria Marini e dal mago Otelma non ci si aspetta grandi riflessioni sull'attualità politica - che peraltro in quel contesto sarebbero vietate - però a ben vedere il metodo del "confronto", per quanto indotto, anzi forzato, è quello.

Quasi non sembrano contare più le prove di abilità fisica o la capacità di sopravvivere, gli eroi del reality sembrano voler arrivare alla leadership del gruppo acquistando una credibilità che, nella maggior parte dei casi, non hanno nemmeno nella loro professione.

Non a caso, a manovrare il tutto è Vladimir Luxuria, una che in politica c'è stata e non si scompone nemmeno se Malgioglio comincia ad inveire contro Apicella per una frase offensiva che questi gli avrebbe rivolto.

Si capisce che l'incidente Malgioglio lo provoca per dire al mondo che uno come lui, coautore di pietre miliari della canzone come Gelato al cioccolato portata al success da Pupo, è un leader e non ci sta a non passare come tale.

In virtù della sua legittimazione popolare, Malgioglio invoca dagli autori una protezione di fronte ai complotti che gli vengono orditi contro - lui, un grande artista, costretto a guardarsi dal chansonnier di Berlusconi? I complotti…vi ricorda qualcuno?

Last but not least, ecco Porta a Porta in una delle non troppo frequenti serate (è il 3 febbraio) in cui Bruno Vespa non svolge indagini per svelare misteri insoluti, alcuni da anni, altri comunque da tempo, nonostante la sua buona volontà, i suoi plastici e i suoi modellini.

A differenza di Ballarò, dove il "paese reale" si vede almeno nei servizi, nel talk di Vespa si rovista nelle pieghe di una politique politicienne che non ha saputo riformare lo Stato né ha saputo gestire la cosa pubblica in maniera decente.

In studio, c'è Giulio Tremonti in versione quasi-Marchionne, quasi a voler sottolineare che lui non è più il ministro più potente di tutti - e proprio perché lo è stato, verrebbe da dire, c'è voluto un governo tecnico a sostituire quello di cui faceva parte.

Con Vespa, Giannino e altri, si ripercorre la via crucis dell'esecutivo Berlusconi da giugno in poi, da quando moltissimi italiani udirono la parola spread e cercarono di impararne il significato. È strano che Porta a Porta sia ormai il luogo di certe operazioni-nostalgia.

È vero, per il Pd c'è Colaninno a difendere l'onorabilità del partito che qualcuno vorrebbe ledere agitando gli spettri del caso Lusi, ma d'altra parte nelle file del Pdl c'è un senatore assai abile, forse troppo, con gli affari immobiliari…no contest - e anche no comment

Per questa classe dirigente nazionale, delegittimata in origine da una legge elettorale basata sul sistema delle nomine e in seguito dall'incapacità di affrontare la crisi economica, il governo tecnico è una specie di punizione esemplare.

Sono loro, premier, ministri e sottosegretari, a trattare, decidere, in una sola espressione governare il Paese con il concorso di un Parlamento che riesce ancora a fare notizia solo quando vota sì ad un emendamento della Lega sulla responsabilità civile dei giudici.

Ma buca di più e meglio il video il presidente Monti con una battuta - che battuta non era - sul posto fisso.

Giampaolo Scaglione

Giampaolo Scaglione. Laureato in lettere classiche all'università di Messina, giornalista e web content editor. Segue con costanza le vicende della politica e il confronto all'interno del Partito Democratico. Appassionato di letteratura, musica pop-rock, calcio e basket Nba.

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