Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013Visti da qui
Notizie dal mondo di fuori
Il nodo della tobin tax

Oltre ad avanzare con passo fermo e deciso, l'Italia sta anche
modificando sensibilmente la traiettoria politica sciaguratamente
tracciata in Europa dal precedente governo. Numerose sono le
posizioni sulle quali l'attuale governo si sta distinguendo, come
ad esempio il brevetto unico europeo.
Certamente però l'esempio più attuale e di maggiore rilevanza sul
quale si registra oggi una netta discontinuità rispetto al passato,
è quello dell'introduzione della Tobin Tax.
Non entro nel merito del provvedimento sul quale molto è stato detto da autorevoli e numerosi economisti in questo periodo, se non per ricordare come essa possa essere una straordinaria misura di equità, che avrebbe l'effetto di scoraggiare le transazioni speculative, rendendole più costose, evitando di danneggiare gli investimenti a lungo termine, per i quali una tassa dell'0,1% non costituirebbe un disincentivo notevole. Allo stesso tempo, come noto, la Tobin Tax contribuirebbe a risanare in maniera considerevole i conti pubblici dei Paesi che la applicano attraverso le entrate che potrebbero ricavarsi.
Particolare attenzione merita il dibattito che si sta
sviluppando attorno alla possibilità della sua introduzione nello
scenario europeo ed il ruolo cruciale di mediatore che, ancora una
volta, sta abilmente giocando Monti.In un momento in cui le
dinamiche europee si reggono su equilibri sempre più delicati e
precari, la capacità di negoziazione del Professore si potrebbe
rivelare quanto mai preziosa.
Lo scenario si presenta complesso: Sarkozy rilancia la proposta
che si dice pronto a sostenere anche unilateralmente, la Germania
si esprime favorevolmente solo a condizione che la misura sia
adottata a livello europeo, mentre Inghilterra, ancora una volta,
si oppone ed è pronta ad uscire dal gioco.
Se è difficile immaginare che Cameron, attento agli interessi
della city londinese possa cambiare posizione, appare invece
ragionevole la posizione tedesca, che con Francoforte ospita la
seconda piazza d'affari più importante d'Europa, e che riconosce il
perimetro europeo come la dimensione critica necessaria per
l'applicazione della tassa in maniera efficace e senza
squilibri.
A precisi obiettivi di politica interna è invece da ricondurre
l'improvviso risveglio del Presidente francese. Nonostante, come
gli sta ricordando la stampa francese in questi giorni, Sarkozy
abbia adottato in passato posizioni contrarie alla tobin tax, oggi
in Europa ne è stato il primo sostenitore e sembra volerne fare un
obiettivo per le prossime settimane. A pochi mesi dalle elezioni
presidenziali, l'intento sembra essere quello di spiazzare -
anticipandone argomenti e richieste - la sinistra così come le
frange populiste dell'estrema destra, tentando di alleggerire il
peso della crisi sulla classe media, suo elettorato di riferimento
e uno dei settori che più rischia di uscire danneggiato. Dopo il
declassamento subito dalla Francia in questi giorni, resta da
capire se il Presidente francese continuerà effettivamente a
sostenere la necessità della tassa con il medesimo vigore.
L'accordo sul punto a livello europeo è ancora da definire, sia
rispetto al preciso contenuto della proposta, sia rispetto ai
tempi, ed in questo contesto, appare sempre più importante il ruolo
che sta svolgendo Monti.
La sfida, infatti, non è solo quella di convincere la Germania, ma
anche di federare una massa critica di paesi europei, (la
Danimarca, presidente di turno dell'Unione, ad esempio, ha già
espresso parere negativo), emancipando eventualmente l'Europa dagli
interessi di un unico Paese, come l'Inghilterra. Per sua natura,
infatti, la tobin tax è una misura di grande efficacia ma che per
funzionare in modo "sano" necessita di una dimensione critica
sufficiente. Iniziative isolate, per quanto apprezzabili nelle
intenzioni, si rivelerebbero tendenzialmente inefficaci e
generatrici di possibili effetti distorsivi.
Al riparo da imminenti pressioni elettorali e profondo conoscitore della materia, l'allievo del professor Tobin ha tutte la carte per persuadere e costruire un solido consenso per la sua introduzione. La tobin tax è un' arma strategica di cui l'Europa dovrebbe munirsi per restituire fiato all'economia, ma è anche una misura cruciale per trasmettere quel segnale di equità che buona parte della popolazione sta attendendo.
Su questo il Pd dovrebbe fare sentire in maniera più forte e più
chiara la propria voce, offrendo una proposta di linea di azione al
governo, e allo stesso tempo creando un consenso europeo tra le
forze progressiste, soprattutto fra quelle che sono oggi al governo
come ad esempio la Danimarca, Presidente di turno dell'Unione.

Elisa Filippi. Lavora a Bruxelles, dove si occupa di politiche europee di interesse urbano. Attiva nei comitati di costituzione del Pd, è iscritta al Pd del Trentino.
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