Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Il buio oltre la siepe
Governare male, governare peggio
Cresce il thrilling

Confesso: ho il forte sospetto di essermi sbagliato. In queste note mi sono proposto di tenere d'occhio e studiare le "conseguenze istituzionali del governo Monti"; a partire da un giudizio che mi sembra(va) ben fondato. A questo governo si è arrivati dopo aver constatato, al di là di ogni possibile dubbio, che gli assetti politico-istituzionali vigenti in Italia, a cominciare dalle legge elettorale, non funzionano, fino a vanificare la stessa attività di governo. Le forze politiche hanno dovuto arrendersi a questa evidenza, e si sono rassegnate ad appoggiare un governo che non fosse di loro emanazione. A partire da questa constatazione, mi è parso ragionevole pensare che le stesse forze politiche si sarebbero dedicate a definire e approvare riforme e aggiustamenti per uscire da uno stato delle cose tanto improduttivo e pericoloso.
Giovedì scorso, 12 gennaio, la mia fiduciosa speranza ha subito un duro colpo; temo di essere incorso in un eccesso di ottimismo. Due, come tutti sanno, i fatti rilevanti di quel giorno: la decisione della Consulta di non ammettere i referendum sulla legge elettorale e il voto della Camera che ha respinto la richiesta di arresto per Cosentino. Non è tanto il primo che mi ha sorpreso e colpito, anche perché era largamente prevedibile. E' il secondo a farmi riflettere, per ragioni che non hanno nulla a che vedere con il "desiderio di galera", sentimento dal quale sono lontanissimo.
E' impossibile, però, ignorare il dato politico che, nella circostanza, si è manifestato in modo clamoroso. La Lega, dopo aver preso una posizione favorevole alla richiesta della magistratura, su sollecitazione di Berlusconi e per diretto intervento di Bossi ha cambiato posizione determinando l'esito del voto. Questa decisione le è costata una pesante crisi interna oltre che una fortissima tensione con la propria base e il proprio elettorato. Prezzi così alti si pagano solo quando è in gioco qualcosa di decisivo. Evidentemente decisivo è per Bossi non compromettere l'alleanza con Berlusconi; e viceversa.
Se continua ad essere questa la stella polare alla quale i due affidano le rispettive future fortune, il porcellum non sarà toccato perché non c'è per loro garanzia migliore. E resteranno al palo le riforme istituzionali "appese" al cambiamento della legge elettorale. E' infatti impensabile che si verifichi intorno ad esse la necessaria larga convergenza. in presenza di una spaccatura sulla legge elettorale.
Non dico che finirà sicuramente così: ma, dopo il 12 gennaio l'opzione (e la minaccia) rappresentata dall'asse Berlusconi-Bossi appare ben più forte di quanto si potesse pensare. La qual cosa peserà - e come! - sul cammino delle riforme (elettorale e istituzionali) e sugli sviluppi della situazione politico-governativa.
Questo è un racconto a puntate e ad esito aperto. Una certa dose di thrilling è inevitabile e fa anche bene. Da giovedì scorso la dose è cresciuta di molto; il racconto si fa più interessante, ma anche più inquietante.

Claudio Petruccioli. Ha diretto l'Unità all'inizio degli anni '80 e tra l'87 e il '92 ha fatto parte della segreteria nazionale del Pci. Più volte parlamentare, dal 2005 al 2009 è stato Presidente della Rai. Ha scritto Rendiconto e L'Aquila 1971. Twitter: @cpetruccioli
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