Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013Visti da qui
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Di nuovo il New Labour?

Il Labour Party cambia pelle al prossimo congresso di Liverpool, dal 25 al 29 settembre se le anticipazioni che trapelano sulla stampa britannica sono fondate. E soprattutto se alcuni segnali generali e particolari - il sostegno ideale ai principi Blue Labour e, tanto per fare un esempio, il rifiuto da parte del partito di aderire agli scioperi indetti dai sindacati degli insegnanti a giugno 2011 - si rivelano forieri di un mutamento concreto negli equilibri di partito. Il titolo del documento di riforma del partito, Refounding Labour, che è rimasto aperto al contributo di tutti, party members e semplici sostenitori per mesi, fino a giugno 2011, non pare dunque casuale. Le indicazioni che sono provenute dai contributi al documento non sono tecnicamente specifiche, ma il gruppo dirigente del nuovo partito ha tutta l'intenzione di fare sul serio e tradurre in termini pratici il grande forum politico online innescato dal documento, trasformando il partito dall'interno e in senso movimentista dopo la disfatta elettorale del 2010. La leadership di Milliband, che ora è anche forte di un pur stringato predominio nei sondaggi più recenti - il partito laburista è al 40%, i conservatori al 38% - si raccorda con lo spirito blairiano neolaburista e innovatore, e soprattutto con alcuni suoi esponenti, in primis suo fratello David.
Tony Blair, nel lontano 1995, aveva già disancorato il partito dal '900 e dalle ideologie del secolo, riscrivendo il ben noto passaggio della Clause IV, elemento fondamentale delle constutional rules del partito che sintetizzava fini e mezzi del partito stesso. Il cambiamento simbolico era di grande portata, poiché quella frase della Clause IV, criticata da Blair negli anni precedenti alla sua elezione a party leader, era stampata sulle tessere di partito, che con un tratto di penna diventavano carta straccia. La nuova Clause IV voluta da Blair abolisce la distinzione tra lavoro manuale e intellettuale, il principio di ridistribuzione della ricchezza, il controllo pubblico di beni e risorse - e non parla nemmeno più di lavoratori (workers) - ma ridefinisce il partito come socialista e democratico spostando il raggio d'azione e intervento politico sull'individuo e la comunità. Se la parola partnership è stata emblematica per il governo laburista, soprattutto per il decennio di Blair, ricordiamo che anche community è una parola targata New Labour.
E proprio questo, sedici anni dopo, sembra essere il tratto saliente delle trasformazioni che si annunciano al prossimo congresso laburista. In sostanziale continuità con i cambiamenti apportati da Blair e dal suo gruppo. Milliband e i suoi, dopo la liberazione teorica dai dogmi del socialismo, vogliono liberare il partito dall'interno, dagli apparati che bloccano il contributo decisionale delle forze politiche che si riconoscono idealmente nei valori laburisti e non ne fanno formalmente parte. L'apertura va nella direzione di un rafforzamento delle comunità che operano a livello locale e sul peso decisionale che queste possono avere all'interno del partito stesso. Sembra continuare, quindi, l'operazione di scardinamento delle forme di controllo sul partito e sull'elezione dei suoi organi che alcune forze, in particolare i sindacati, ancora mantengono. La partita è estremamente complessa e certamente poco ideale, di là dalle apparenze, poiché i sindacati affiliati al partito laburista contribuiscono in maniera decisiva al suo finanziamento. E Milliband sta cercando di operare un cambiamento attraverso il consenso, poiché non può permettersi una sconfitta al congresso a poco più di un anno dalla sua elezione.
La generazione per il cambiamento, parola d'ordine del discorso di Milliband di insediamento come party leader, probabilmente (im)porrà il proprio sigillo riformista e movimentista proprio sull' articolo 1 delle constitutional rules. Una trasformazione più sul piano simbolico che dagli effetti pratici, ideale piuttosto che tecnica - difficilmente saranno intaccati in questa fase i meccanismi di votazione interna. Se quanto anticipato da alcuni quotidiani come The Guardian risponde al vero, l'attuale frase iniziale della costituzione laburista, che enuncia la ragione fondante del partito, il suo purpose, dovrebbe essere modificata in modo radicale. L'affermazione secondo cui l'obiettivo dei laburisti è "organizzare e mantenere in Parlamento e nel Paese la presenza del partito" dovrebbe trasformarsi per essere indirizzata sia ai party members - gli iscritti - sia ai supporters, ai non iscritti. Nella nuova formulazione dell'articolo 1, mutano i destinatari politici dell'azione politica. I nuovi destinatari diventano attori politici, poiché condividono valori e idee del laburismo e sviluppano iniziative che rafforzano le comunità di riferimento, promuovendo l'elezione di rappresentanti a tutti i livelli del processo democratico.
Insomma, per quanto criticabile, il Labour Party c'è e si sta dimostrando estremamente dinamico, nella migliore 'tradizione' neolaburista: adeguare la politica di un partito moderno al mondo che cambia e non attendere, immobili, che il mondo cada rovinosamente addosso.

Paolo Donadio. Ricercatore di Linguistica inglese della Federico II, Napoli. Si occupa dei fenomeni di ibridazione del discorso politico e dell'interazione tra lingua e identità politica (Il partito globale. La nuova lingua del neolaburismo britannico, Franco Angeli 2005).
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