Settimanale di propaganda riformista
numero 104 del 22 maggio 2013A conti fatti
Quando le opinioni sono numeri
L'Europa è ancora un'opportunità

È necessaria, una manovra che corregga l'andamento dei conti pubblici in modo da conseguire, nel 2014, il pareggio di bilancio strutturale? Sì, perché deciderla oggi può farci acquistare merito di credito, riducendo il differenziale tra i rendimenti dei nostri titoli di stato e quelli dei titoli tedeschi.
Ogni punto percentuale in più provoca 16 mld in più di spesa per interessi dopo tre anni. Quindi, tra tre anni, potremmo ritrovarci a fare una manovra correttiva analoga a quella sulla quale dobbiamo decidere oggi, non per raggiungere un obiettivo storico, ma per pagare i nostri creditori.
Una manovra così fatta, ha un effetto recessivo? Certamente. Secondo l'esperienza degli anni scorsi, esso può essere anche quantificato: -0,5% di PIL, per ogni punto di spesa pubblica in meno, a partire dall'anno successivo a quello in cui la manovra restrittiva trova concreta attuazione.
Sarebbe dunque proprio questo che viviamo il momento in cui adottare misure di promozione della crescita, che potrebbero compensare, nel 2014 e successivi, gli effetti recessivi della manovra. Il Governo non è in grado né di concepirli, né di attuarli. Ecco a cosa dovrebbe dedicarsi l'opposizione.
È realistico, l'obiettivo del pareggio a metà di questo decennio? Sì, perché una ben organizzata revisione della spesa può ottenere, al terzo anno, i risparmi necessari.
È di destra, questo obiettivo? No. Perché è il pareggio strutturale. Cioè, calcolato al netto degli effetti sul bilancio del ciclo economico e delle misure di entrate una tantum.
Espresso in questi termini, equivale a dire, allo Stato molto indebitato: quando le cose vanno bene, accelera il risanamento. Così, quando andranno male, avrai le risorse per politiche espansive. Keynes avrebbe approvato.
L'Europa, potrebbe fare di più, per sostenere la crescita? Molto di più: gestione europea di quote del debito sovrano, proporzionali al Prodotto; investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, finanziati con Eurobond; proposta al G20 per una tassa sulle transazioni finanziarie a breve. L'Italia può e deve insistere perché l'Unione faccia proprie queste soluzioni. Ma può farlo credibilmente, solo se si mette a posto coi suoi conti.

Enrico Morando. Senatore dal 1994, leader della componente Liberal dei Ds, è stato direcente l'estensore del Programma elettorale del Pd nel 2008 e coordinatore del Governo ombra. Ha scritto per Donzelli nel 2010 "Riformisti e comunisti? Dal Pci al Pd. I miglioristi nella politica italiana". Presidente di LIBERTÀeguale.
leggi tutti gli articoli di Enrico Morando












