Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013A conti fatti
Quando le opinioni sono numeri
Manovra: il bicchiere mezzo vuoto

Con la recente manovra finanziaria, per le sue dimensioni e per scansione temporale, l'Italia conferma l'intenzione di avvicinarsi nel 2014 allo storico obiettivo del pareggio di bilancio, così come ci siamo impegnati a fare in Europa e come ci è richiesto dai mercati finanziari globali. Questo, a mio modo di vedere, è un fatto positivo. Soprattutto se si tengono in considerazione le forti pressioni a favore di politiche più lassiste che si sono manifestate sia all'interno della maggioranza sia in una parte importante del maggior partito di opposizione. E' probabile che una severa politica fiscale, almeno nel breve periodo, abbia un costo in termini di crescita economica. Ma le violente turbolenze dei mercati finanziari mondiali confermano con certezza che il costo di politiche per la stabilità del debito pubblico è di gran lunga inferiore a quello che deriverebbe dall'aumento del rendimento dei titoli del debito italiano, conseguenza inevitabile di politiche lassiste.
La parte mezza vuota del bicchiere è costituita dalla mancanza di politiche che sostengano la crescita economica. E' proprio questo che ha messo in allarme i mercati finanziari in questi giorni: dalla manovra esce confermata una prospettiva di crescita economica inadeguata, che finisce con rendere insostenibile il nostro immenso debito pubblico.
Ormai dovrebbe essere pacifico, anche per chi in astratto le considera desiderabili, che qui ed oggi sono impraticabili politiche per il rilancio economico di tipo keynesiano, basate sulla spesa pubblica in deficit. Per arrivare ad un livello decoroso di crescita economica esiste dunque una sola ricetta: abbassamento delle tasse abbinato a politiche economico/sociali liberali. Abbassare le tasse richiede prima che si riducano in maniera incisiva e concreta le spese. L'equazione è semplice: riduzione della spesa per abbassare le tasse, uguale sviluppo economico, il tutto accompagnato da riforme liberali e da privatizzazioni che rendano stabile la crescita. Per fare ciò il governo (ma anche l'opposizione) avrebbe dovuto aver maggiore coraggio sul fronte della spesa pubblica, nell'abolire province, accorpare comuni, rinunciare alle tante sovvenzioni che distorcono il mercato; ma anche, per esempio, decidendo di ridurre di un anno la scuola superiore, il che produrrebbe un risparmio tanto della spesa pubblica quanto della spesa privata, e darebbe ai giovani la possibilità di entrare prima nel mercato del lavoro.
Questo sarebbe anche il momento per una nuova ondata di privatizzazioni, per abbandonare qualche partecipazione a torto ritenuta di interesse strategico nazionale (come a torto lo era ritenuta Alitalia), per rinunciare alle tante manomorte demaniali.
Infine, quando se non ora potremo riuscire a battere le forti resistenze che si oppongono a un ampio programma di liberalizzazioni, che vada dalle professioni al commercio, dall'etere ai servizi di trasporto?
Di tutto questo non vi è traccia nella manovra finanziaria che sta per essere approvata, e si certifica così in maniera ineluttabile l'immobilismo su questo fronte da parte del governo. E anche in questa occasione c'è il rischio che l'Italia perda l'opportunità di attuare riforme liberali che incidano concretamente sullo sviluppo economico del paese, ormai fermo da 15 anni.
P.S. A dirla tutta, l'ottimo sarebbe costituito da una politica della spesa pubblica fin da subito più severa, che anticipi almeno un punto di riduzione di spesa prevista per il 2013-2014, e che utilizzi quanto così risparmiato per una immediata riduzione delle imposte sulle persone. Una scelta simile, soprattutto se accompagnata da liberalizzazioni e privatizzazioni, entro un paio d'anni almeno per la metà si ripagherebbe attraverso un incremento del prodotto, e quindi consentirebbe negli anni successivi - quando il ciclo economico potrebbe peggiorare - politiche della spesa meno restrittive. Ma, con questi chiari di luna, questo è uno scenario da libro dei sogni….

Giuseppe D'Amico. Laurea in Economia Politica, specializzazione in Finanza, ha approfondito i temi dell'individualismo metodologico e della crisi economico-finanziaria cominciata nel 2007. Ha lavorato all'estero e adesso in Italia, per un gruppo bancario internazionale.
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