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Settimanale di propaganda riformista

numero 61 del 15 maggio 2012

A letto con Marx

Il primo amore non si scorda mai

Un manifesto bellissimo

martedì 28 giugno 2011. Categoria: A letto con Marx, Autore: Camilla Povia

Un manifesto bellissimo

Il vento cambia, recita l'ultimo slogan del Partito Democratico per pubblicizzare la festa dell'Unità. Ma alcuni vizi non hanno intenzione di passare di moda, nonostante proprio il vento del cambiamento lo imporrebbe. Nel manifesto finito alla ribalta di giornali e siti web, una gonna si alza scoprendo leggermente le gambe della donna che la indossa. Scoppia il dibattito sulla strumentalizzazione del corpo femminile, diverse donne si dicono indignate, protestano, chiedono la rimozione dei manifesti incriminati.

Dunque nel ventunesimo secolo il vento può cambiare, ma non può far svolazzare le gonne.  A nulla serve rievocare l'immagine più famosa di Marylin Monroe nel film "Quando la moglie va in vacanza". Il vestito bianco che si alza lasciando intravedere le gambe dell'attrice è stato un tormentone degli anni '50 e a cui il manifesto si ispirava. E che dire delle centinaia di foto delle cosiddette ragazze Pin Up che hanno fatto sognare intere generazioni di soldati senza per questo dare vita a crociate? E' passato mezzo secolo. Ma allora si stava meglio quando si stava peggio.

Ora, che si possa non essere d'accordo con l'originalità dell'immagine, è da mettere in considerazione. Se ne poteva scegliere un'altra? Forse sì. Si poteva scegliere una bandiera, una girandola, un mulino a vento, un banalissimo aquilone colorato, un treno in corsa, un aereo di carta. Tuttavia, o qui siamo diventati tutti grafici e massimi esperti di comunicazione, o il tema, a ben vedere, è un altro. L'impressione è che si voglia per forza intravedere una dose di malizia e di maschilismo in un'immagine in cui, io - donna - non trovo nulla di offensivo. Mi sembra francamente un anacronistico eccesso di moralismo un po' peloso.

Posso comprendere, senza condividerlo, che per chi ha vissuto il ventennio berlusconiano - dove per ventennio si intenda solo il numero effettivo degli anni in cui il nostro attuale presidente del Consiglio ha dominato la scena politica - è facile guardare quel manifesto e inciampare nell'errore più banale gridando al maschilismo, così intontiti come siamo dal bunga bunga raccontatoci dai giornali. Nelle vene scorre ancora un femminismo ideologico difficile da estirpare. Ma il compito (spero il termine non suoni offensivo, giuro che anche gli uomini hanno dei compiti) delle donne di adesso, sia di quelle che hanno combattuto per la parità dei diritti e sia di quelle che sono nate dopo e che hanno beneficiato delle conquiste ottenute, è proprio quello di ristabilire un principio di verità. L'impianto culturale che ha fatto da padrone in questi anni e dal quale alcune donne si sentono ancora schiacciate, è già stato per gran parte demolito. Ma finché, ancora ora, ci sarà una donna che si indigna per un manifesto che ritrae gambe leggermente scoperte, ci sarà un uomo pronto a farne un uso strumentale.

La vera rivoluzione da mettere in atto adesso, in un'epoca in cui tutto è diventato emergenza, protesta, denuncia, indignazione, è riappropriarsi di una sana dose di lucidità. Chi si indigna per una gonna al vento di un manifesto, evidentemente non presta sufficiente attenzione a come intere squadre di adolescenti si conciano per uscire, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non ci si può indignare a correnti alternate. Temo che si stia perdendo di vista il senso della realtà, giocando al chi urla di più. Bisogna recuperare un po' di obiettività indispensabile per ammettere che la battaglia femminile per la parità dei diritti, non può essere all'ordine del giorno. L'abbiamo già fatta. E l'abbiamo già vinta.

Se non ora, temo mai più.

Camilla Povia

Camilla Povia. Giornalista, laureata in Scienze della Comunicazione. Ha collaborato con La Repubblica, nella redazione di Bari. Lavora presso il Gruppo parlamentare del PD al Senato.

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