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Settimanale di propaganda riformista

numero 61 del 15 maggio 2012

A letto con Marx

Il primo amore non si scorda mai

Serracchiani alla forcaiola

martedì 28 giugno 2011. Categoria: A letto con Marx, Autore: Marco Campione

Serracchiani alla forcaiola

Ieri lo status su Facebook di Debora Serracchiani era questo: "Chi assume un incarico pubblico deve mettere in conto il sacrificio della sua privacy. Chi non ha niente da nascondere non teme le intercettazioni". Chi non ha niente da nascondere non teme le intercettazioni… Praticamente le stesse parole che potevamo sentire nelle aule della Santa Inquisizione: se non hanno niente da nascondere, perché hanno paura? Perché confessano? Perché bruciano quando diamo loro fuoco?

Come siamo arrivati al punto che chi rappresenta il Pd ragioni come la Santa Inquisizione? O - se preferite - come Visinskij? Lungi da me, ovviamente, paragonare le intercettazioni telefoniche alla tortura o alla conduzione di processi sommari, ma è doveroso denunciare l'analogia culturale, perché ci si fermi finché siamo in tempo. "Le parole sono importanti", diceva il protagonista di Palombella Rossa. E le parole sono ancor più importanti se pronunciate da chi ci rappresenta nelle Istituzioni. "Chi parla male, pensa male" aggiungeva. Sono molto d'accordo con lui: solo chi pensa male può arrivare a pronunciare parole tanto leggere. L'altra possibilità è che l'On. Serracchiani abbia semplicemente voluto raccogliere il consenso
facile di quattro "amici" al bar, ma questo non voglio crederlo.

Evidentemente Debora Serrracchiani non pensa - a differenza dei Padri Costituenti - che "la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili". Non lo pensa, altrimenti si renderebbe conto che il fatto stesso di assumere un incarico pubblico non può bastare per profanare qualcosa di inviolabile. Intercettare chi la magistratura sospetta possa aver commesso un reato è non solo lecito, ma doveroso. Rendere pubbliche tutte le sue conversazioni è invece criminale e incivile.

Il fatto che nel XXI secolo si debba ancora stare qui a sottolineare l'ovvio dà l'idea di quanto sia disperata e disgraziata questa Nazione. L'idea che tutto questo sia colpa di Berlusconi e del virusche ha immesso nel sistema, invece, non potrà continuare a lungo a rappresentare un alibi. Per nessuno. E a maggior ragione per un Democratico.

Marco Campione

Marco Campione. Socio e fondatore di Noveris Srl, si occupa di politiche formative. Scrive su iMille, ScuolaOggi, Education 2.0 e IlSussidiario. Il suo blog è Champ's Version. Ha ricoperto incarichi di direzione nei Ds di Milano. Membro della segreteria del Pd lombardo con la responsabilità del settore Scuola e Università. Twitter:@marcocampione

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