Settimanale di propaganda riformista

numero 108 del 18 giugno 2013

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Cherchez l'armée

lunedì 4 aprile 2011. Categoria: Visti da qui, Autore: Giuseppe Gioseffi

Cherchez l'armée

Il celebre complesso di superiorità che i persiani da sempre nutrono nei confronti degli arabi ha spinto una larga fetta del ceto medio e medio-alto iraniano a considerare le vibranti proteste che seguirono le presidenziali del giugno 2009 come la prima pedina dell'effetto domino che ha portato, finora, alla caduta dei regimi decennali in Tunisia ed Egitto oltre che alla crisi della Jamahiriya in Libia. Questa convinzione, però, si fonda su una dimenticanza: la pedina iraniana non è mai caduta, e difficilmente lo farà alla fine del giro.

Una delle ragioni risiede nella peculiarità delle sue forze armate. Sia in Tunisia che in Egitto, infatti, un ruolo chiave è stato svolto all'esercito: in entrambi i casi la svolta si è percepita come irreversibile quando i soldati hanno iniziato a rifiutarsi di reprimere le rivolte nel sangue e hanno iniziato a trattare la successione.

La possibilità che lo stesso meccanismo possa ripetersi in Iran è alquanto remota, per due ordini di ragioni:

In primo luogo è opportuno evidenziare come al momento i militari rappresentino un fattore di conservazione e non di cambiamento. Il corpo militare iraniano non è unitario, ma prevede una importante divisione fra Artesh (esercito) e Sepah-e Pasdaran (esercito dei guardiani della rivoluzione). Quest'ultimo ha una prevalente attenzione per gli affari interni, vede i suoi vertici ricoprire posizioni di estremo rilievo politico e/o economico e ha accresciuto il proprio peso grazie al sistema di potere messo in piedi dal presidente Ahmadinejad a partire dal 2005. Un eventuale regime change potrebbe, dunque, più facilmente peggiorare la loro condizione piuttosto che migliorarla.

A questa considerazione va aggiunto che, seppur con evidenti limiti, quello iraniano è il sistema politico dell'area mediorentale che più si avvicina ad un modello vagamente democratico. Come tale, ha già conosciuto il fenomeno delle proteste di piazza (come quelle di metà anni '90) e ha sviluppato opportune contromisure quali lo stabilimento di specifiche unità dedicate al crowd control sia all'interno delle forze armate che di quelle di polizia e la possibilità di ricorrere a particolari divisioni non persiane, meno "scrupolose" nel trattare con i manifestanti.

L'impressione, dunque, è che Teheran sia molto più solida di quanto diversi analisti siano portati a pensare e che i sommovimenti nel mondo arabo gli destino maggiori preoccupazioni in chiave di ridefinizione della sua influenza nell'area che non in termini di stabilità interna.

Giuseppe Gioseffi

Giuseppe Gioseffi. Dopo aver discusso una tesi sul ruolo dell'Iran nello scacchiere mediorientale, ha collaborato con il Centro Studi per la Riforma dello Stato e con l'Ambasciata d'Italia a Teheran. Oggi si occupa di relazioni istituzionali e comunicazione.

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