Settimanale di propaganda riformista
numero 108 del 18 giugno 2013A letto con Marx
Il primo amore non si scorda mai
Il bunker democratico

Un documento per fornire "concrete proposte di intervento" al governo in sede di contrattazione europea. Con le novanta pagine di " Europa-Italia, un progetto alternativo per la crescita", il Partito democratico ha presentato - decisamente in sordina - il proprio contributo al Programma nazionale di riforme, che il governo (cioè Tremonti) dovrà sottoporre ad aprile alla Ue, unitamente al rinnovato Programma di stabilità.
Ad una prima lettura del ponderoso saggio (non stampatelo, basta impostare il pdf almeno al 150%), l'impressione che si ricava è quella del solito limite del Pd targato Bersani: la sindrome del bunker.
Nell'assedio del tempo nuovo, i tenaci democratici, economisti-storici, si rifugiano negli schemi interpretativi del passato, rimpiangono "i connotati sociali distintivi faticosamente tracciati nel corso della seconda metà del '900", messi a rischio dagli orientamenti di politica economica prevalenti nella Ue.
Ma davvero? Ma davvero siamo sicuri che siccome in Germania, Francia, UK e - pare - in Italia, governano i cattivi del centrodestra, le misure anti-crisi siano orientate ad "un impossibile e deflattivo mercantilismo"?
Non è forse che tra i peccati della Ue dalla recessione del 2008-09 in poi ci sia stato, ad esempio, l'ottusa ossessione sui numeri magici di Maastricht (3% e 60%) ed una colpevole disattenzione per una dilagazione del credito (e quindi del debito privato) che ha drogato gli equilibri economici di paesi come Spagna e Irlanda, portandoli, di fatto, a dondolare oggi sull'orlo del baratro?
È difficile sintetizzare le proposte contenute nel documento democratico (e questo ne mette in dubbio l'utilità), ma sono due le linee guida più volte richiamate nel testo: l'obiettivo, decennale, del raggiungimento del 60% del tasso di occupazione femminile e l'"innalzamento della specializzazione produttiva dell'Italia".
Sul primo, la vera "ciccia" della proposta si incontra - finalmente - a pagina 48, sotto forma di "potenziamento dei servizi pubblici per il sostegno alla famiglia, che consentano di conciliare lavoro e maternità": bene, e se attuato senza impostazioni stataliste ancor meglio. Ma che questo possa bastare a portare tre milioni di donne in più a lavorare entro il 2020 pare complicato.
Ridurre la segmentazione del mercato del lavoro e omogeneizzare gli ammortizzatori sociali - come successivamente si propone nel documento - sono misure attese e che possono aiutare, ma in uno schema che rimane "difensivo": tre milioni di posti di lavoro in più in dieci anni si possono creare solo se a sostegno di tutto questo ci sia una crescita della "torta" del mercato ed un significativo aumento della produttività delle ore lavorate.
E qui si viene al secondo obiettivo dei democratici: la specializzazione produttiva. Aridatece i distretti? No, qui si parla di "semplificazione amministrativa, rimozione degli ostacoli alla crescita, rimodulazione del carico fiscale in senso favorevole alla crescita e all'investimento, riconoscimento fiscale dell'attività di innovazione ed uno Small Business Act che tuteli le imprese di minori dimensioni". Vaste programme, si direbbe, ma se le pagine del documento democrat fossero state novantuno forse ci si ricavava lo spazio per specificare un po' meglio queste "concrete proposte di intervento".
Perché sarà "non sufficiente" "un approccio basato sulla liberalizzazione dei mercati", perché sarà che nel tomo non ci fosse lo spazio per la proposta-Morando di inserire nella Legge di contabilità l'obiettivo del +0,5% del Pil annuo nel saldo strutturale, perché sarà che - come dice Bersani - si riuscirebbe, con queste strategie, ad alleggerire il carico fiscale su lavoro e imprese e caricarlo su rendita ed evasione…
Sarà, ma noi ci saremmo accontentati - da buoni riformisti - di vedere qualche spiraglio in più, fuori dal bunker.

Marco Martorelli. Laureato in Scienze politiche, è stato vicepresidente nazionale della Fuci. Ha collaborato a progetti del gruppo Reti, nell'ambito della comunicazione e delle relazioni istituzionali. Dal 2010 lavora per un importante gruppo bancario italiano. Twitter: @marcomartorelli
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