Periodico di propaganda riformista, NUOVA SERIE

numero 1 del 08 novembre 2014

La metamorfosi (della sinistra)

lunedì 21 marzo 2011. Categoria: , Autore: Marco Campione

La metamorfosi (della sinistra)

«Una mattina Gregor Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato, nel suo letto, in un insetto mostruoso...»

Il nostro magazine si è già espresso con parole definitive sulla presunta superiorità morale della sinistra. Un "primato" però la sinistra mondiale lo deteneva e non ha nulla a che fare con la moralità, ma con la politica: una certa attenzione per la coerenza e l'ossessione alla corrispondenza tra teoria e prassi. Tra i danni che il (quasi) ventennio berlusconiano ha portato c'è anche l'aver abbandonato questo rigore. Questa metamorfosi della sinistra è stata graduale, ma inesorabile.

Prendiamo come esempio il rapporto con il consenso. Indubbiamente l'uso che Berlusconi ha fatto del rapporto con il popolo è stato fin dal suo esordio in politica molto caratteristico, introducendo in un panorama politico così ingessato e grigio come quello europeo (e italiano in particolare) elementi massicci di sfrontatezza tipica della politica americana. La prima reazione della sinistra è stata di rifiuto. Lo si guardava come ciò che era: un corpo estraneo, un parvenu della politica da trattare con supponenza. Atteggiamento sbagliato forse, come è sempre sbagliato considerare qualcuno antropologicamente inferiore a noi stessi, ma che per lo meno aveva un suo fondamento nella difesa del primato della politica come arte, o - meglio - come professione.

Dunque all'inizio fu il rifiuto di quella banalizzazione dei rapporti politici: gli altri come il Male (i comunisti), l'eccesso di semplificazione del messaggio (meno tasse per tutti), un modo disinvolto e pericoloso di lisciare il pelo alle paure degli italiani (lo straniero in primis). Successivamente la sinistra ha attraversato una fase nella quale continuava a considerare sbagliato quel modo di rapportarsi con l'opinione pubblica, ma iniziava a praticarlo. Un esempio classico di questo approccio è il giustizialismo alla Travaglio (Travaglio non a caso non è di sinistra, ma i suoi cantori così si definiscono): si fa cronaca sommaria, omettendo parti importanti delle sentenze per ritagliarle a proprio uso e consumo, si considera la prescrizione come sinonimo di colpevolezza, salvo cambiare opinione quando ad essere prescritto è lo stesso Travaglio. E si spaccia tutto questo per giornalismo di inchiesta, per un'opera di riproposizione documentata dei fatti; in altri termini ci si "berlusconizza", negando che lo si stia facendo. In questa fase i pochi che ancora conservano memoria di come erano giustificano e si giustificano: noi siamo i buoni, noi possiamo.

Ora siamo alla fase terminale di questa mutazione: non si giustifica più, ma si rivendica la correttezza di certi atteggiamenti. Lo si è visto molto bene (ma anche qui è solo un esempio) nel dibattito pubblico che è nato dopo l'incidente alla centrale nucleare giapponese. Nessuna remora ad utilizzare gli stessi metodi della propaganda berlusconiana: semplificazione del messaggio, mistificazione della realtà, utilizzo del pregiudizio anti-italiano così presente tra gli italiani (non ne saremmo capaci, imbroglieremmo sulle misure di sicurezza, sarebbe tutto un magna magna…) e soprattutto un uso spregiudicato della leva della paura. Tralasciando chi sostiene che in Italia ci sia una dittatura perché è argomento talmente irrazionale da rendere impossibile il contraddittorio, chi rivendica lo fa con un argomento apparentemente solido: inutile essere ragionevoli e intellettualmente onesti se dall'altra parte c'è uno che ragionevole non è e che ha a disposizione quel po po di apparato mediatico. Il problema è che non ci si rende conto che così facendo non si fa che rafforzare proprio l'avversario che si vuole sconfiggere. È proprio in virtù del suo essere superiore nei mezzi a disposizione che si deve avere l'accortezza di immettere nel sistema il maggior numero di anticorpi possibile. La scelta che chi si comporta così fa è invece quella opposta e suicida: sdoganare il berlusconismo ed esporre al "contagio" anche la propria parte politica che prima ne era in larga parte immune.

Ho affrontato il tema prendendo un corno del problema, ma come ho detto è una questione generale e attiene proprio a quel nesso tra fini e mezzi, o meglio tra teoria e prassi, richiamato in principio. Ne ha scritto molto lucidamente Francesco Costa: "Quando immagino un'alternativa a Berlusconi penso a un'alternativa sia ai suoi fini che ai suoi mezzi: le due cose non sono scindibili. Invece un bel pezzo della sinistra italiana - quello che generalizzando e convenzionalmente viene chiamato "antiberlusconismo" - pur perseguendo fini diversi da quelli di Berlusconi, utilizza parzialmente o totalmente i suoi mezzi".vIn teoria si vuole deberlusconizzare l'Italia, "andare oltre", ma poi si assecondano gli istinti peggiori della popolazione e della propria base elettorale; proprio come il protagonista del romanzo di Kafka che - a metamorfosi avvenuta - inizia a provare piacere dal vivere come un insetto, pur mantenendo le proprie facoltà intellettuali. Accettare la propria condizione e comportarsi come un insetto porterà Gregor Samsa prima all'isolamento e infine alla morte. Un motivo in più per la sinistra per provare a reagire, rifiutare questa sua attuale condizione innaturale, e - prima che sia troppo tardi - tornare alla propria ancora attuale (se contestualizzata) "vocazione": critica e non più becera, concreta e non più parolaia, vogliosa di mutare le reali condizioni di vita degli individui e non più intimorita dal progresso e l'innovazione.

Marco Campione

Marco Campione. Esperto di politiche per l'Education, ha lavorato nell'azienda che ha fondato fino a quando non ha ricoperto incarichi di rilievo istituzionale. Approdato al MIUR con il Sottosegretario Reggi, è oggi  Capo della Segreteria del Sottosegretario Faraone; ha così collaborato alla stesura de La Buona Scuola, il "patto educativo" che il Governo Renzi ha proposto al Paese. Ha scritto di politica scolastica su Europa e su riviste on line del settore. Il suo blog è Champ's Version, anche se adesso è "in sonno". Twitter: @marcocampione

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