Settimanale di propaganda riformista

numero 108 del 18 giugno 2013

Le bombe intelligenti

Armi di riformismo di massa

Immunità? Liberaldemocratica!

mercoledì 23 febbraio 2011. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Francesco Clementi

Immunità? Liberaldemocratica!

Tornare all'autorizzazione a procedere? Non mi sembra proprio una buona idea, e non soltanto perché quell'istituto dà l'idea, in qualche modo, del "salvacondotto" ma perché significherebbe innestare (ulteriore) sabbia di tipo assemblearistica nel motore del nostro sistema istituzionale, che invece ha bisogno di chiudere la transizione in senso europeo, ossia liberaldemocratico.

Come noto, le norme sull'autorizzazione a procedere sono norme cerniera tra il sistema politico e la giustizia e - altrettanto come noto - nel corso della cosiddetta Prima Repubblica si determinò una deviazione assemblearistica con Governi deboli (per l'effetto incrociato della conventio ad excludendum sul Governo che si trasformava in conventio ad consociandum in Parlamento) e il parallelo blocco  verso la magistratura per i reati più vari, persino per l'emissione di assegni a vuoto.

In questo quadro, l'abolizione dell'autorizzazione a procedere venne dopo molti e ripetuti abusi, e non fu - è bene dirlo a coloro che difendono questa opzione - il frutto momentaneo di un impazzimento di sistema. Anzi. E' stato il segnale di un chiaro passaggio da una democrazia, tendenzialmente assemblearistica verso una tendenziamente non assemblearistica.

Il fatto che oggi registriamo forme di squilibrio in senso diverso non può farci perdere di vista l'obiettivo: avere una democrazia responsabile e trasparente di tipo europeo e non, invece, una democrazia irresponsabile e assemblearistica di tipo ottocentesco (v. alla voce Terza Repubblica, con governi deboli e un parlamento - e parlamentari - forti e inamovibili…).

Per cui, pur dovendo - sempre e comunque - impegnarsi per un miglior rapporto tra il sistema politico e la giustizia in ragione di squilibri da ancora "mancato approdo" e chiusura della transizione in senso europeo, non possiamo dimenticare cosa troviamo sui due lati della cerniera.

Sul versante del sistema politico è definitivamente finita la fase assemblearistica del sistema politico che, peraltro, nelle forme oltremodo vecchio stile e tradizionali non sarebbe restaurabile neanche con sistemi elettorali non selettivi (che, per incidens, l'assemblea Costituente si rifiutò di costituzionalizzare per il Parlamento nazionale, mentre, nel contempo, in piena consapevolezza lo fece per alcuni Statuti come quello del trentino Alto Adige, a dimostrazione che quella per il livello nazionale fu una scelta consapevole).

In tutte le forme di governo parlamentari, a meno che non si assumano a modello  le degenerazioni assemblearistiche proprie della Francia precedenti la V Repubblica, è innegabile, come chiarì già a metà '800 Bagehot, che si deve creare un continuum tra maggioranza parlamentare e Governo: un continuum che poi le formule elettorali selettive non fanno altro che estendere agli elettori. Per cui, non sarebbe comunque garantistico stabilire una maggioranza relativa od assoluta per l'autorizzazione a procedere, posto che non tutelerebbero il vero contropotere, ossia l'Opposizione parlamentare, ma occorrerebbero quorum più alti e/o la possibilità di ricorso alla Corte costituzionale. Insomma, inutile cosa, per farraginosità e lentezza nonché aggravio procedimentale.

Anche sul versante della giustizia si tratta di riflettere su modelli di separazione delle carriere che non configurino dipendenze dal potere esecutivo. Tuttavia, puntare agli strumenti e agli istituti - come l'autorizzazione a procedere - propri di un modello assembleare diverrebbe a maggior ragione un absurdum  a meno che non si voglia perseguire lo schema teorizzato da alcuni, di un equilibrio tra legislativo, esecutivo e giudiziario, in quanto bisognerebbe fuoriuscire non soltanto radicalmente dalla forma di governo di tipo parlamentare (il perfetto equilibrio dei "due poteri e tre organi" di Robert Redslob da tempo è stato dimostrato fallace…) ed avventurarsi in quella  presidenziale americana, ma farlo a maggior ragione per primi in Europa mi sembrerebbe, stavolta davvero, un azzardo. Credo che la migliore autorizzazione a procedere - si licet - sia quella che ci invita a chiudere la transizione rafforzando la democrazia dell'alternanza, non quella della consociazione…

Francesco Clementi

Francesco Clementi. Professore associato di Diritto pubblico comparato presso l'Università degli Studi di Perugia. Ha pubblicato una sessantina di scritti su vari temi di diritto pubblico interno, comunitario e comparato su forme di Stato e di governo, Unione europea, il diritto e le regole della politica e i diritti e le libertà. Twitter: @ClementiF

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