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Settimanale di propaganda riformista

numero 61 del 15 maggio 2012

A conti fatti

Quando le opinioni sono numeri

Scuola: se lo stato col privato ci guadagna

lunedì 14 febbraio 2011. Categoria: A conti fatti, Autore: Marco Campione

Scuola: se lo stato col privato ci guadagna

Uno degli argomenti sul quale mi trovo più spesso a discutere con i miei amici di sinistra è il cosiddetto "finanziamento pubblico alle scuole cattoliche". Dove il cuore del problema sta proprio in quel "cosiddetto", dato che la discussione è spesso gravata da pregiudizio, senza farsi mancare a volte una certa dose di ignoranza. Tanto per cominciare le norme a cui si dovrebbe fare riferimento quando si parla di questo sono due e distinte: una attiene ai finanziamenti, un'altra alla parità scolastica.

La prima non è una scelta del centrosinistra, ma l'applicazione dell'Art. 34 della nostra Costituzione che prevede che "i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". Da qui l'esigenza di finanziare quelle scuole non statali che svolgono una funzione pubblica per ridurre la barriera in entrata dovuta al costo. In particolare ciò vale per le scuole materne e le scuole primarie gestite dagli Enti Locali e da altri enti, per lo più ecclesiastici: in Italia vi sono ancora comuni dove l'unica scuola dell'infanzia presente è comunale o della Chiesa e allo Stato - come vedremo - costerebbe molto di più garantire il diritto all'istruzione dei bambini ivi residenti realizzando una scuola propria ex novo.

Appartiene invece alle responsabilità del centrosinistra la scelta di dare vita ad un sistema pubblico di istruzione al quale partecipano sia soggetti statali che non statali. I pro e i contro per questa scelta sono moltissimi e non sono oggetto di questo articolo, si ricorda solamente che il riconoscimento di scuola paritaria è una condizione necessaria anche per ottenere i finanziamenti di cui si è detto sopra e che tale legge dunque non ha - come erroneamente si crede - aperto la strada ai finanziamenti, ma piuttosto ha regolamentato il settore, ampliando oltre quanto previsto dalla Carta, i criteri ai quali le scuole che vogliono ottenere risorse (molto limitate come vedremo) devono adeguarsi. Ne ricordo i principali: retribuzione degli insegnanti secondo un Contratto Nazionale di lavoro, nessuna discriminazione in ingresso (se non quella per censo), programmi identici a quelli delle scuole statali (fatta salva l'autonomia di ogni singolo istituto, che però vale anche per le scuole statali ed è oggi su questo punto sulla carta molto ampia, visto che arriva fino al 40% del curricolo).

Si dirà (anzi si dice spesso) che la parte sui doveri è ampiamente disattesa e questo è vero in particolare per quel che riguarda gli studenti disabili o con diagnosi di disturbo specifico di apprendimento. Su questo tornerò in conclusione, prima lasciatemi dare qualche cifra. Il capitolo di bilancio "incriminato" riguarda tutte le scuole paritarie (comunali, provinciali, private cattoliche, private di altre confessioni religiose, private laiche) e di ogni ordine e grado, dall'infanzia alle superiori. Negli ultimi anni il finanziamento è stato portato da 565Mln (2006, il Ministro era Moratti) a 255Mln; l'ultima volta che avete letto sui giornali "raddoppiati i fondi alle scuole private", sappiate che ci si è limitati a riportare il finanziamento a circa 500Mln, ovvero poco più di quanto aveva stanziato il Governo Prodi del 2001, 475Mln. Ma come sono ripartiti questi 500 Mln? Alle materne comunali vanno più di 100Mln; di ciò che resta, circa il 60% va alla scuola dell'infanzia, il 35% alla scuola primaria e le briciole rimanenti vengono destinate alla scuola secondaria di primo e secondo grado (compresi - tra l'altro - proprio i fondi per l'integrazione degli studenti con handicap). Da questi dati si evince che alle scuole superiori non statali vanno poche decine di milioni di Euro e che se non si fossero trovate le risorse aggiuntive per riportare il finanziamento ai livelli del 2001, molti italiani non avrebbero potuto trovare nel proprio comune la scuola dell'infanzia, nemmeno pagando una retta.

Una possibile obiezione a quest'ultima considerazione è "se il problema è questo, si costruiscano più scuole dell'infanzia statali". Ma quanto costa uno studente che frequenta una scuola dell'infanzia non statale? Gli ultimi dati disponibili sono quelli del 2006 e ci dicono che tale cifra è pari a 580 Euro, ovvero un ordine di grandezza inferiore rispetto alla stessa scuola statale!

Infatti grazie agli stessi dati scopriamo che per una materna statale spendiamo 5.828 euro per studente (nello stesso anno lo Stato e gli Enti Locali hanno speso 6.525 euro nella primaria, 7.232 nella secondaria di primo grado e 7.147 in quella di secondo grado). Si noti che nel 2003 il costo era più basso e ammontava a 5.183 Euro e che da quei dati, rielaborati nel Quaderno bianco sulla scuola del Governo Prodi, scopriamo anche che in Veneto spendevamo 7.600 Euro e in Sicilia 4.800 e che la differenza dipende sostanzialmente dall'impegno di risorse proprie degli Enti Locali. Dopo i recenti tagli, il costo è diminuito, ma non di molto visto che hanno interessato solo marginalmente le scuole dell'infanzia (per informazione e per fare ipotesi sull'andamento attuale, si consideri che il taglio complessivo voluto dal Ministro Gelmini ammonta a circa il 10% del proprio bilancio).

Si può pensare ciò che si vuole del finanziamento alle scuole paritarie, ma opporsi sulla base di dati falsi o incompleti non mi sembra eticamente e politicamente corretto. E i dati ci dicono che, per quel che riguarda l'infanzia e la Scuola Primaria (qui il contributo statale alle paritarie nel 2006 era di circa 900 Euro per studente), dal punto di vista del proprio bilancio lo Stato a far fare al privato ci guadagna. E stiamo parlando - lo ricordo - del 95% delle risorse impiegate per l'istruzione che vanno all'iniziativa privata.

L'aspetto più delicato riguarda il restante 5%, ovvero i 20Mln destinati alle scuole secondarie, tra cui quelle confessionali. Qui il discorso diventa più complesso e prescinde dalle considerazioni economiche oggetto di questo articolo perché non parliamo più di prevalente funzione sussidiaria da parte di privati o Enti Locali, ma di scuole per le quali l'offerta pubblica esiste su tutto il territorio nazionale. Il discorso ha implicazioni molto diverse: alcune attengono alla sfera della cosiddetta "libertà di scelta" e della "laicità dello Stato", ma su queste torneremo in un prossimo contributo; altro - e lo affrontiamo qui - è il discorso sul rispetto o meno della legge di parità: voglio infatti esprimere una preoccupazione nei confronti della mia parte politica, la sinistra.

Come accennato in principio, le scuole paritarie disattendono in larga misura le norme della stessa legge di parità. In particolare là dove si pretende da esse parità di condizioni nelle iscrizioni. I costi di uno studente disabile in particolare sono talmente elevati, che la maggior parte delle scuole non statali fa di tutto per scoraggiare la famiglia che volesse iscrivere un ragazzo in queste condizioni. Io mi domando: perché la sinistra invece che dedicare energie a contestare come lo Stato impiega 20Mln di Euro, non combatte la propria battaglia perché le scuole non statali siano realmente inclusive? Perché concentrarsi sulla volontà di limitare l'altrui possibilità invece che dedicare tempo ed energie a concedere anche a una famiglia di un bambino con handicap di mandare il proprio figlio alla Steineriana o dai Gesuiti? È di sinistra questo?

Piuttosto che la sua abrogazione, si chieda la piena applicazione della legge di parità. Piena applicazione fino alle sue estreme conseguenze: la revoca dello status di paritaria e dunque dei finanziamenti e del riconoscimento del Titolo. Questo sì che sarebbe di sinistra. E giusto.

Marco Campione

Marco Campione. Socio e fondatore di Noveris Srl, si occupa di politiche formative. Scrive su iMille, ScuolaOggi, Education 2.0 e IlSussidiario. Il suo blog è Champ's Version. Ha ricoperto incarichi di direzione nei Ds di Milano. Membro della segreteria del Pd lombardo con la responsabilità del settore Scuola e Università. Twitter:@marcocampione

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