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numero 107 del 11 giugno 2013

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Iran-Israele: quanto è vicina l’opzione militare?

martedì 8 novembre 2011. Categoria: Visti da qui, Autore: Giuseppe Gioseffi

Iran-Israele: quanto è vicina l’opzione militare?

Nel corso della settimana passata diversi importanti quotidiani - come il Guardian, il New York Times e Ha'aretz - hanno pubblicato indiscrezioni secondo cui Israele sarebbe pronta ad attaccare militarmente l'Iran per fermare lo sviluppo nucleare della Repubblica islamica. Pochi giorni fa la fazione oltranzista del governo israeliano sembra aver ottenuto il sostegno anche del presidente Shimon Peres, il quale ha dichiarato che «la possibilità di un attacco militare contro l'Iran è sempre più vicina», costringendo così l'opinione pubblica internazionale a domandarsi se siamo già arrivati al punto di non ritorno.

Che i rapporti fra Iran ed Israele non siano idilliaci non è certo una scoperta odierna. Quando ha intrapreso il lungo percorso per divenire una potenza regionale, infatti, la Repubblica islamica sapeva bene che non avrebbe potuto fare a meno di confrontarsi con la questione palestinese. Di contro, l'entrata di Teheran sul palcoscenico arabo non poteva lasciare indifferente Israele, soprattutto alla luce dei progressi iraniani in ambito nucleare.

Le ripetute affermazioni dell'Iran di muoversi all'interno dei Trattati di Non Proliferazione non sono certo bastate a rassicurare gli animi a Tel Aviv. La condotta poco collaborativa nei confronti dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), unita alle posizioni negazioniste del presidente iraniano Ahmadinejad ed all'ascesa, a partire dalle controverse elezioni del 2009, del gruppo di potere militare rispetto a quello clericale, hanno spinto la leadership israeliana a dedicare molto del suo tempo all'elaborazione di un piano militare che potesse neutralizzare la minaccia nucleare.

Fino ad oggi quel piano è rimasto nel cassetto per diverse ragioni.

In primo luogo perché, sia per diplomazia che per necessità, nessun aereo militare può alzarsi in volo da Tel Aviv senza ottenere preventivamente una luce verde da Washington e finora quest'ultima non è sembrata realmente interessata ad aprire un altro fronte giusto fra l'Iraq ed l'Afganistan.

Inoltre, in simili situazioni singole azioni mirate risultano sempre preferibili ad una opzione militare su vasta scala. Solo nel 2010, la propagazione del virus Stuxnet nella rete di sicurezza iraniana e l'uccisione in circostanze misteriose dell'ingegnere nucleare Majid Shahriari hanno ritardato lo sviluppo del nucleare iraniano più di quanto un attacco aereo mirato avrebbe potuto fare.

A tal proposito è opportuno sottolineare come i siti nucleari iraniani siano meglio progettati e difesi di quelli siriani attaccati con successo proprio da Israele nel 2007. Pur rallentata dalla risoluzione Onu 1929 dello scorso anno, infatti, la cooperazione militare con la Russia ha fatto sì che Teheran si dotasse di un buon sistema di contraerea.

In ultimo, un attacco militare necessita di un casus belli che ancora non si scorge all'orizzonte. In tal senso, l'unico fattore di rischio potrebbe essere rappresentato dal rapporto che l'Aiea dovrebbe diffondere martedì 8 novembre. Se questo dovesse confermare le indiscrezioni secondo cui l'Agenzia avrebbe foto satellitari di un grande container collocato a Parchin, vicino Teheran, usato per condurre test con esplosivi potenzialmente idonei a far esplodere ordigni nucleari, il quadro si complicherebbe di certo. E', tuttavia, difficile ritenere che questo eventuale rapporto, per quanto aspro, possa essere sufficiente a far cambiare lo scenario sul tavolo.

In conclusione, se è innegabile che le opzioni militari siano al vaglio del governo israeliano, è improbabile, per le ragioni esposte, che queste vengano realmente messe in atto, almeno nel breve periodo.

Giuseppe Gioseffi

Giuseppe Gioseffi. Dopo aver discusso una tesi sul ruolo dell'Iran nello scacchiere mediorientale, ha collaborato con il Centro Studi per la Riforma dello Stato e con l'Ambasciata d'Italia a Teheran. Oggi si occupa di relazioni istituzionali e comunicazione.

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