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Settimanale di propaganda riformista

numero 61 del 15 maggio 2012

A letto con Marx

Il primo amore non si scorda mai

Amato mio

martedì 29 novembre 2011. Categoria: A letto con Marx, Autore: Giuliano Parodi

Amato mio

Sarà il tempo a dirci se l'assenza di politici nel governo Monti gioverà o meno, per intanto possiamo riflettere su un fatto marginale fin che si vuole eppure sintomatico di un atteggiamento, di un'indole politica. Mi riferisco all'uscita del presidente Bindi che ha dichiarato come Giuliano Amato non rappresenti in alcun modo il PD. Correttezza vuole che si ricordi come Bersani ci abbia messo una pezza, con una successiva dichiarazione riparatrice ma, come insegna Metastasio, quando una cosa è detta, è detta.

Vale la pena di soffermarsi sia su Metastasio che su Bindi, sul primo quando dice "dal sen fuggita", sulla seconda quando sottolinea "in alcun modo".

I toscani sono diretti, hanno l'eloquio puntuto, lo sguardo scanzonato e sornione, la lingua che scappa, a volte, ma sempre per dire cose sincere e quindi ben venute, per cui la "voce dal sen fuggita" di Bindi "più trattener non vale", come prosegue Metastasio e come dimostra il fatto che la correzione sia venuta da Bersani.

Ora, Amato non rappresenta il PD, dato che del PD non fa parte, ma è insieme un tecnico e un politico di lungo corso, spesso deluso nelle sue legittime ambizioni ma non per questo meno generoso nell'offrire con discrezione il suo servizio. Uomo di partito, certamente, ma statista, perché capace di trasformare l'appartenenza alla parte in servizio allo stato e quindi alla comunità intesa nel suo senso più alto, Amato possiede i tratti del grand commis dello stato, tratti di cui solo il Presidente della Repubblica può oggi fregiarsi in Italia.

Durante il suo primo governo, Amato dovette affrontare una grave crisi economico-finanziaria che si associava all'agonia della prima repubblica e al disastro del suo partito; più tardi fu chiamato a concludere la XIII legislatura dopo la caduta di Prodi e di D'Alema ma non ebbe, come uscente la possibilità di sfidare Berlusconi perché gli si preferì Rutelli; accanto a D'Alema nella fondazione Italianieuropei continuò a riflettere su politica e riformismo, fu accanto a Giscard d'Estaing per lavorare alla stesura della Convenzione Europea, perché vicepresidente dei socialisti europei e per la profonda conoscenza giuridico-politica della questione, fu quindi candidato naturale per la successione di Ciampi al Quirinale.

Ultimamente, dopo che Ciampi aveva manifestato la sua stanchezza non priva di una certa delusione alla guida del comitato nazionale per le celebrazioni del Centocinquantenario dell'Unità, Amato è stato pronto a raccoglierne il mandato, dando l'ennesima dimostrazione di essere un uomo forse incapace di sgomitare per farsi avanti, ma sicuramente mai disposto a tirarsi indietro, quando sente di poter dare il suo contributo. Infine Amato rappresenta forse oggi in Italia, nel modo più completo e compiuto, il profilo del riformista, tant'è che Libertàeguale non ha mancato di chiamarlo alla recente celebrazione della sua assemblea nazionale di Orvieto.

Pertanto, ciò che più colpisce nelle parole di Bindi è quel "in alcun modo". Cosa vuol dire "in alcun modo"? Si vuol dire che la cultura del PD non è assolutamente compatibile con ciò che rappresenta e ha rappresentato Amato? L'appartenenza socialista è un peccato per il quale non c'è salvezza? Certo, per chi se n'è accorto, non è stato un bello spettacolo, ma sono certo che Amato avrà incassato senza un'increspatura di ciglia questo ultimo smacco, sapendo di poter contare sempre sulla stima e la riconoscenza di coloro che lo hanno sempre apprezzato.

Giuliano Parodi

Giuliano Parodi. Dottorato in Filosofia presso l'Università di Trieste con una tesi su Guido Calogero tra liberalsocialismo e riformismo. Saggista, si occupa di storia politica italiana contemporanea; ha militato nei socialisti, ora nel PD.

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