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Settimanale di propaganda riformista

numero 61 del 15 maggio 2012

Docks

Moli riformisti

Investire in Conoscenza: giovani e cittadini, formazione e lavoro

lunedì 28 novembre 2011. Categoria: Docks, Autore: Ignazio Visco

Investire in Conoscenza: giovani e cittadini, formazione e lavoro

Investire in conoscenza, soprattutto nelle fasi iniziali del percorso formativo, è importante per molte ragioni, non solo per gli effetti positivi sulla produttività degli individui. I benefici dell'istruzione vanno oltre quelli economici privati. Per esempio, le persone più istruite godono in media di una salute migliore, anche perché sono maggiormente consapevoli del valore della prevenzione e del costo dei comportamenti a rischio. Secondo l'Eurostat, a 25 anni la speranza di vita di un diplomato o laureato italiano è pari a circa 58 anni, contro i 53 di chi ha al massimo completato l'obbligo scolastico (per le donne, rispettivamente, 62 e 59 anni); a 65 anni il divario nella speranza di vita si riduce ma non si annulla, essendo ancora pari a due anni per gli uomini e a uno per le donne.

I benefici di una maggiore istruzione si estendono a molte altre dimensioni della vita umana. Di particolare rilevanza in questa sede sono gli effetti positivi sulla diffusione dell'illegalità. Non abbiamo analisi statistiche per l'Italia, ma le analisi condotte su dati svedesi e americani mostrano che l'innalzamento del livello medio di scolarizzazione della popolazione implica una consistente riduzione della probabilità di commettere reati sia contro la persona sia contro il patrimonio. Ne conseguono tra l'altro significative riduzioni dei costi per la collettività.

I canali sono molteplici. In termini strettamente economici l'istruzione, a parità di altre condizioni, riduce gli incentivi a delinquere poiché ne diminuisce il guadagno, relativamente a quello conseguibile legalmente. Ma vi è anche un effetto culturale che discende dalle maggiori e migliori opportunità di socializzazione di chi frequenta la scuola rispetto a chi la abbandona. Per converso, all'aumentare della diffusione dell'illegalità in una comunità o in un'area possono ridursi gli incentivi alla frequenza scolastica dei giovani, attratti dalla prospettiva di guadagni anche piccoli ma immediati e spinti da un forte effetto imitativo.

Non sorprende, quindi, che gli ambiti sociali e le aree geografiche in cui la criminalità ha maggiore probabilità di diffondersi siano quelli in cui minore è il livello di scolarizzazione. E non è un caso che quegli stessi ambiti e quelle stesse aree siano caratterizzati da una minore dotazione di "capitale sociale", un fattore di cui si sta progressivamente riconoscendo l'importanza anche ai fini dello sviluppo economico.

Una comunità di individui istruiti e consapevoli, che è più propensa a condannare la deviazione dalla legalità e a riconoscere i benefici derivanti dalla cooperazione, è infatti anche maggiormente portata a condividere l'insieme di valori e norme che facilitano il raggiungimento di obiettivi comuni con cui frequentemente si identifica il "capitale sociale". Si tratta di un concetto di particolare pregnanza per il nostro paese, che deve la sua fortuna moderna al famoso studio di Robert Putnam sulle amministrazioni regionali italiane. È con quello studio che si è posto l'accento sulla minore dotazione di capitale sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro Nord.

In un'economia di mercato, il capitale sociale svolge un ruolo centrale poiché riduce i costi di transazione e, quindi, rende più facile lo scambio tra gli agenti. Ne beneficiano il grado di sviluppo finanziario, la dimensione media e la propensione a innovare delle imprese, il disegno delle istituzioni e in ultima analisi il tasso di crescita dell'economia. Al contrario, in contesti in cui sono limitati il livello d'istruzione, la fiducia negli altri e la propensione a cooperare, è più probabile che si impongano rapporti verticali connotati da subordinazione, clientelismo e sfruttamento. È in questi contesti che ha maggior presa l'abitudine all'illegalità e si diffonde più facilmente la criminalità, anche organizzata.

I conseguenti costi, sociali ed economici, sono enormi. Alcuni nostri studi hanno cercato di valutare con metodi econometrici quanta parte del divario di sviluppo sia attribuibile alla criminalità organizzata. Confrontando il PIL pro capite di alcune regioni del Mezzogiorno in cui la criminalità si è insediata in anni relativamente recenti con quello di alcune regioni del Centro Nord che avevano caratteristiche di partenza statisticamente confrontabili, ma in cui la criminalità organizzata non si è altrettanto radicata, si calcola una minore crescita nell'ordine di 15 punti percentuali nel trentennio 1977-2007; l'effetto sarebbe ancor maggiore sullo sviluppo delle regioni segnate dall'antica presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso. Sono stime da prendere con grande cautela, ma che danno un'indicazione di quanto la criminalità pesi sul mancato sviluppo del nostro Mezzogiorno e dell'intero Paese.

Come si aumenta il capitale sociale di una collettività? Il senso civico, la fiducia, la propensione a cooperare sono valori che richiedono tempo per radicarsi in una comunità e che mostrano un'elevata persistenza nel tempo. Putnam fa addirittura risalire le attuali differenze territoriali in Italia ai diversi regimi politici prevalenti nel basso medioevo. Altri ritengono che, sia pur lentamente, la dotazione di capitale sociale possa essere aumentata operando su fattori più direttamente influenzabili dalle scelte della politica.

Il ruolo della scuola e dell'istruzione è centrale. Il livello di alfabetismo misurato nelle regioni italiane alla fine dell'800 è, ad esempio, fortemente correlato con l'attuale grado di fiducia negli altri. Ma non rileva solo il livello di istruzione. Vi è evidenza, basata su dati internazionali, dell'importanza dei metodi di insegnamento: laddove si privilegia la partecipazione attiva e il lavoro di gruppo degli studenti rispetto a un più tradizionale rapporto gerarchico con gli insegnanti, si osservano un più alto grado di fiducia negli altri e nelle istituzioni e atteggiamenti più cooperativi. Laddove prevalgono metodi di insegnamento più orizzontali si osservano, nell'organizzazione del lavoro, una maggior propensione a delegare le decisioni nelle imprese e l'affermarsi di relazioni industriali meno conflittuali.

 

Qui il testo integrale dell'intervento del Governatore Visco.

Ignazio Visco

Ignazio Visco. Governatore della Banca d'Italia, della quale è stato anche vice Direttore Generale, Direttore Centrale per le Attività Estere e Direttore Centrale per la Ricerca Economica. Dal 1997 al 2002 Chief Economist e Direttore dell'Economics Department dell'OCSE.

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