Settimanale di propaganda riformista
numero 61 del 15 maggio 2012Le bombe intelligenti
Armi di riformismo di massa
E adesso, rigenerazione democratica

Il governo è stato travolto da due onde, quella dell'anti-politica e dell'anti-Berlusconi (quella dei mercati è solo la conseguenza del crollo della credibilità del Presidente del Consiglio, creata dai primi due fattori) che hanno trovato convergenza, grazie all' "incidente" parlamentare di due settimane fa.
La formazione del Governo Monti è la conclamazione della rottamazione della classe politica, almeno per ora, perché niente è definitivo in politica. Insomma giù Berlusconi, e con lui giù tutta la classe politica.
E adesso?
Fossimo schematici, e lo si dovrebbe essere, per amor di chiarezza e di incisività del pensiero, resterebbero, in astratto, due strade maestre: una potrebbe portare alla "politicizzazione" dell'attuale governo "neutro" (mi spiego meglio, via via i vari ministri potrebbero assumere una rappresentanza dei gruppi parlamentari e dei partiti esistenti, sia pure in via di scomposizione e ricomposizione, fino a diventare le facce nuove dei vecchi partiti); l'altra strada porterebbe invece alla rigenerazione dei partiti esistenti, sia pure attraverso i movimenti soggettivi che inevitabilmente ogni passaggio politico prevede.
E' evidente che la seconda scelta sarebbe quella che tutto il Paese (non tutto per la verità, non dobbiamo essere retorici oltre il lecito, ma quelli che vorrebbero un'Italia meno vischiosa, corrotta e opaca) preferirebbe. Anche perché ci sono alcune verità che non possono essere nascoste: la contrapposizione competenza- consenso elettorale è inaccettabile.
Solo in Italia si pensa che una persona, sul perché sia competente, allora non possa avere anche un ampio consenso popolare. Dove è scritta questa condanna? Insomma Obama, al di là della sua straordinaria campagna elettorale emozionale, è pur sempre un laureato di Harvard. E altri capi di partito e capi di governo di tanti paesi e anche della nostra politica, senza farne l'elenco, sono certamente competenti. Perciò la condanna di mostrare "incompetenza" per avere i voti, ha udienza solo nella nostra piccola retorica.
L'idea insomma che, per rimettere a posto il Paese, non ci debba o non ci possa essere un consenso popolare è una fantasia. Ma se fosse possibile coniugare risanamento e consenso, allora è questo il tema di questo momento.
E adesso?
Adesso tocca ai partiti, oltre che al Governo. Sono in grado i partiti da un lato di rigenerarsi e dall'altro di indicare nella rigenerazione del Paese la grande sfida che tutti noi, ciascuno di noi, ha davanti? Lo stesso vale per il governo in carica che, se si limitasse a riaggiustare i conti, ben presto vedrebbe la vecchia politica riprendersi lo scettro; quando invece l'aggancio del governo con la politica, se volesse realizzare quel che l'Italia ha bisogno, non potrebbe che svilupparsi proprio sull'onda di cambiamento per rimettere a posto non i conti, ma il Paese.
Il punto allora è come si congiunge un governo non espressione dei politici eletti con i politici eletti ma senza governo, mettendo in moto una dinamica fruttuosa per l'Italia. Prima ci siamo fatti l'obbligo di essere schematici e ora, un po' più liberi, possiamo pensare che tra le due ipotesi estreme esistano decine di ipotesi intermedie. L'onda potrebbe frantumarsi in mille ruscelli, senza cambiare la politica e senza cambiare il Paese.
Saremmo allora dentro un altro ciclo, che conosciamo bene: quello che passa dai governi politici che dilapidano il bilancio pubblico fino alla crisi, seguito da un governo "tecnico, (Amato, Ciampi, Monti, ecc.) che poi risana i conti e di nuovo, con i conti a posto, via con il nuovo governo politico, che riprende l'antico sport della dilapidazione e della vischiosità.
Il modo per interrompere questo ciclo che, nel suo agire complessivo, non fa il bene del Paese, è quello di avvicinare questi due estremi: la competenza che con un'operazione verità conquisti il consenso e la politica che, con un'altra operazione verità, conquisti la competenza.
E' troppo?

Antonio Preiti. Economista. Direttore ricerca Censis. Laurea in Scienze Economiche, Master in Economia dello Sviluppo. E' stato direttore APT Firenze e Rel. internazionali Comune Firenze; docente Luiss Management; consulente Ministero Economia. Giornalista pubblicista.
leggi tutti gli articoli di Antonio Preiti












