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Settimanale di propaganda riformista

numero 61 del 15 maggio 2012

Le bombe intelligenti

Armi di riformismo di massa

Il primo governo di allarme europeo

lunedì 28 novembre 2011. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Claudio Petruccioli

Il primo governo di allarme europeo

Definisco quello di Monti il "primo governo europeo" costituito in un paese dell'Unione. La gravissima crisi economico-finanziaria per fronteggiare la quale è nato, è appesantita da problemi tutti italiani (la consistenza del debito pubblico, la bassa produttività ecc); ma ha origini e dinamiche specificamente europee. Sono ridicole le ritorsioni di chi continua a ripetere: "avete visto, non era colpa di Berlusconi". L'incretinimento provincialistico secondo cui tutto, nel bene e nel male, fosse da ricondurre al "cav" è uno dei prezzi più salati che l'Italia abbia pagato per le vicende degli ultimi vent'anni. Il precedente governo ha dovuto lasciare il campo perché di fronte agli italiani e ai partners europei non mostrava la consapevolezza e il prestigio minimi non dico per fare le cose serie che si devono fare, ma neppure per parlarne. Questo è tutto: basta ed avanza.

Il Presidente Monti e altri membri del gabinetto hanno - non a caso - competenze, esperienze, relazioni accumulate in anni e anni di attività nell'ambito europeo o, comunque, internazionale. E' un fattore che incide e inciderà sempre di più nella selezione della classe dirigente e del personale di governo; l'argomento merita che ci si torni.

La missione di questo governo è duplice: trovare e applicare i rimedi contro i nostri handicap domestici, e contribuire alla soluzione dei comuni problemi europei. Se trascurasse uno di questi due versanti non sarebbe all'altezza. I problemi europei non sono meno ardui di quelli nazionali: va messo a punto un rapporto razionale fra moneta e banca centrale, va costruita con tutta la prudenza che si vuole ma con esplicita determinazione una unione politica che coordini in modo plausibile il flusso delle entrate e delle spese nell'intera Eurolandia, se si vuole che questa non finisca in un aborto.

La Commissione europea o i singoli governi nazionali, più o meno "in asse" fra loro, non possono far fronte a questi impegni; non dispongono dei necessari strumenti. Il governo Monti non è la risposta a questi problemi; ma esprime la consapevolezza della loro esistenza, della loro portata e manifesta l'intenzione di affrontarli come nessun altro esecutivo sul continente. Sarebbe un gran bene se tutti i governi dei singoli paesi dell'Unione assumessero un orizzonte e anche alcuni caratteri simili a quelli del governo Monti. E' esattamente questo il banco di prova per il nuovo governo spagnolo, e lo sarà per le campagne elettorali e per i successivi esecutivi di Francia e Germania.

Certo, può avvenire invece che i governi dei singoli paesi d'Europa si chiudano, cercando illusorie rassicurazioni entro gli "orizzonti nazionali". Ne conseguirebbe non solo la fine dell' euro ma l'archiviazione della unità europea. Torneremmo indietro di un secolo: un incubo, sapendo quel che è successo dopo.

Il governo Monti come segnala agli italiani quel che essi devono fare, così segnala agli europei le scelte e le decisioni che non possono evitare. La sua esperienza e il suo bilancio saranno molto significativi sia delle opportunità che delle difficoltà: tanto quelle italiane quanto quelle europee. Oltre che di "emergenza nazionale" lo definirei dunque un governo di "allarme europeo".

Claudio Petruccioli

Claudio Petruccioli. Ha diretto l'Unità all'inizio degli anni '80 e tra l'87 e il '92 ha fatto parte della segreteria nazionale del Pci. Più volte parlamentare, dal 2005 al 2009 è stato Presidente della Rai. Ha scritto Rendiconto e L'Aquila 1971.

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