Settimanale di propaganda riformista
numero 61 del 15 maggio 2012A letto con Marx
Il primo amore non si scorda mai
Zapatero, l'Euridice della sinistra italiana

" Che farò senza Euridice, dove andrò senza il mio ben?" si lamenta Orfeo in "Orfeo ed Euridice", l'opera di Gluck che supera con potenza espressiva il lezioso rococò del melodramma settecentesco. E dopo la disfatta di Zapatero dove andremo, dovrebbero chiedersi gli orfani del mito zapateriano. Quelli che al grido "viva Zapatero" erano pronti a scommettere sulla forza inarrestabile del socialismo spagnolo, finalmente impegnato in virtuose battaglie laiciste, che affondavano le radici gloriose nel repubblicanesimo prefranchista (che già avevano impedito a quegli alfieri del libero pensiero di comprendere cosa si stesse organizzando attorno alla destra spagnola). Naturalmente da additare all'esempio degli stanchi riformisti italiani, timorosi della Chiesa, distratti nelle priorità dell'agenda politica, attardati ad improbabili alleanze con forze moderate. Dispersi nella ostinazione di immaginare per la società liquida un partito leggero, nientemeno. In Spagna sì che c'era una sinistra che sapeva cosa vuol dire sinistra.
Ed ora? Perché il problema non è la sconfitta elettorale, che ci sta tutta per chi è stato chiamato a governare in un momento di crisi globale. Il problema è il tracollo del PSOE. Lo smarrimento di una linea di rappresentanza dei ceti popolari, con la perdita di roccaforti storiche della sinistra. Perfino in Andalusia il PSOE ha perso il primato cosa che non era mai successo dalla fine del franchismo in poi. Come per noi perdere l'Emilia Romagna.
C'è stato un evidente errore di agenda. Simile a quello fatto da noi nel 2006. I PACS al centro dell'agenda politica. Come segnale essenziale per rimarcare un cambio di passo. In un Parlamento in cui i progressisti avevano una maggioranza numerica per modo di dire si impegnava il Governo in un esercizio piuttosto arduo, politicamente e tecnicamente. Problema esistente naturalmente quello di dare un regime giuridico a tutte le forme di convivenza, per chi lo richiede. Non si riusciva a sviluppare una politica coerente per la famiglia, entro cui inserire politiche per le famiglie, diverse e molteplici nella realtà sociale italiana. Si inseguiva la parte per il tutto, mentre la famiglia subiva una intensa disgregazione, veniva caricata di compiti ulteriori, educativi nel disastro della scuola e nella mancanza di asili nido, assistenziali, con la crescita di anziani non autosufficienti senza alcuna iniziativa da parte delle istituzioni pubbliche. In un contesto in cui avere un figlio appare per i genitori italiani , vedendo i dati demografici, una sfida sempre più ardua. Ma non si aveva tempo di vedere questo.
I nostalgici di una sinistra senza se e senza ma, i laudatores di un glorioso passato (vedi Palmiro e dintorni) qualcosa dovrebbero imparare da quel glorioso passato, il meglio piuttosto che il peggio del Migliore. Cosa vuol dire egemonia e cosa vuol dire pedagogia. Non le idee di un salotto minoritario da imporsi al popolo, ma una iniziativa politica per costruire una prospettiva storica ed un sentimento condivisi. Il contrario di quello che pensa tale Matteo Orfini, che ritiene la eventuale nomina di Ichino a Ministro "una provocazione" (Riformista 13.11.11) e dichiara (Unità 24.11.11) "e mi aspetto una parola chiara da parte di Anna Finocchiaro, anche per quanto riguarda la linea del gruppo in Senato". Il compagno Suslov è vivo e lotta tra di noi. E siamo fermi all'idea dei Commissari Politici (in questo caso autonominati oltretutto) per governare la complessità del presente.
Il compagno Palmiro era di un'altra tempra. Quando annuncia la svolta di Salerno al Consiglio Nazionale del PCI convocato il 30 marzo del '44 a Napoli (i napolitani sono sempre presenti nei momenti forti) aveva ben presente i rapporti di forza, l'impossibilità di una rivoluzione in un paese occidentale, l'assoluta priorità di costituzionalizzare immediatamente il PCI in vista di una lunga stagione inevitabilmente di minoranza. Perciò accantona l'idea della pregiudiziale monarchica ed entra nel Governo Badoglio come vicepresidente (con il previo consenso di Stalin e molti mal di pancia per Inghilterra e USA). Badoglio era stato generale fascistissimo, capo della spedizione coloniale in Abissinia, distinguendosi per efferati delitti, firmatario dell'osceno Manifesto per la Razza. Eppure Palmiro guarda lontano. E non era facile per molti compagni vederlo a fianco di un simbolo del passato regime, per abbattere il quale avevano condotto una dura e sanguinosa lotta. Ma appunto seppe esercitare una egemonia e una pedagogia, guardando al domani e convincendo i compagni che ne valeva la pena. Il discorso di Napoli tenuto ad una folla di militanti dopo il consiglio nazionale della svolta ne è un esempio.
Oggi ci siamo spaventati per l'eventuale presenza del dott. Letta nel governo Monti e gli incontri li facciamo segretamente passando per cunicoli sotterranei…

Paolo Giaretta. Senatore dal '96, è stato sindaco di Padova, sottosegretario alla Sviluppo economico e primo Segretario del Pd Veneto. È stato dirigente della Camera di Commercio di Padova e funzionario della Regione Veneto. Gli piace andare in bicicletta, ascoltare Mozart, leggere Jorge Amado.
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