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numero 61 del 15 maggio 2012

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La terza repubblica nasce da un tweet

mercoledì 16 novembre 2011. Categoria: Visti da qui, Autore: Lucandrea Massaro

La terza repubblica nasce da un tweet

Le prime avvisaglie, quelle che oggi sono oggetto di una indagine della Consob, che qualcosa stava per succedere all'inossidabile Cavaliere sono arrivate tramite un canale che fino ad ora aveva avuto un peso solo nella cosiddetta "Primavera Araba": Twitter.

E' tramite il microblogging dei "cinguettii" (tweet) che Franco Bechis (vicedirettore di Libero) e Giuliano Ferrara (direttore del Foglio) hanno sostanzialmente comunicato al Paese che Berlusconi era alla frutta. Quando poi il Cavaliere ha smentito le borse - che avevano tirato un sospiro di sollievo - e lo spread sono schizzati chi verso il basso, chi drammaticamente verso l'alto. Su twitter migliaia (milioni?) di italiani hanno scambiato l'informazione e il dramma che ne conseguiva. Due giornalisti vicini al premier davano una notizia, le Agenzie di stampa sono arrivate dopo. Il fenomeno si è generato dalla rete e nella rete, i media tradizionali hanno solo ritrasmesso per gli offline del Paese. Un cambio di paradigma nell'informazione nostrana, ancora non abituata a queste forme di citizen journalism né totalmente convinto del cambio di gerarchia delle fonti. Da noi dominano ancora la TV e i giornali di carta (che però non compra nessuno). Su internet ti informi, ma non ti fidi. Stavolta tutti si sono fidati e ancora oggi non sappiamo se il Cav non tenterà un colpo di coda, un'ultima mossa.

Contemporaneamente, con un movimento speculare sempre su twitter gli hashtag (parole chiave per capire trend e catalogare i tweet) sono passati da: #acasa  all'onnipresente #spread, fino a quel fatidico #308 (la non-maggioranza alla Camera), via via arrivando a  #Monti e #Colle fino al simpatico (ma indicativo) #rimontiamo che è contemporaneamente l'anagramma di Mario Monti e l'auspicio a rimontare il Paese, stavolta nel verso giusto.

Qualcosa di simile è successo, come continuo rimpallo di rumors, durante i giorni successivi alla disfatta (?) berlusconiana, con il toto nomine, con la ricerca dello scoop e con i direttori dei giornali che sono divenuti accessibili tramite le nuove tecnologie, così Menichini (Europa), De Bortoli (Corriere), Bechis (Tempo), Sofri (Il Post) ed altri autorevoli firme del giornalismo italiano. Questa comunità degli opinionisti a diretto contatto con il pubblico è una ulteriore trasformazione dell'agorà politica e comunicativa, basti pensare all'uso attento che ne fanno alcuni giovani (e non) politici italiani. Renzi in primis (che anzi sul tema del Governo Monti e la crisi non si è esposto per nulla), ma Roberto Rao, portavoce di Casini (e lo stesso Casini), o come alcuni importanti esponenti dell'IDV, Di Pietro in primis oltre a Civati e alla "star" di #opencamera Andrea Sarubbi. Le nuove tecnologie annullano la distanza tra base e vertici, culturali e politici, del Paese. Una miniera di feedback e una maniera, nuova, di rapportarsi con il territorio. La comunicazione non è secondaria nemmeno un po'.

Tutto questo per dire che se da una parte la (possibile) sparizione di Silvio Berlusconi dall'agone politico toglierà qualcosa di "pop" alla politica italiana, contemporaneamente la spinta partecipativa favorita da quasi un ventennio di bipolarismo e dall'introduzione delle nuove tecnologie avranno un peso sui possibili futuri scenari, e se c'è qualcuno che vorrebbe un ritorno al passato, al consociativismo, non è detto che ci riesca.

La speranza è che - se qualcuno ci provasse - dai social network arrivi un grido o almeno un cinguettio. Noi proponiamo questo: #occupyPolitics.

Lucandrea Massaro

Lucandrea Massaro. Giornalista professionista dal 2010, laurea in storia, specializzazione in scienze delle religioni presso Roma Tre. Dal 2005 collabora con la divisione radiofonia della Rai. Scrive di politica e cultura sul settimanale online Gazebos.

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